“Il Fondatore” è il nuovo romanzo di Giuliano da Empoli sul potere nell’era dell’IA

Giuliano da Empoli torna alla narrativa. Il 26 ottobre uscirà in Francia per Gallimard “Le Fondateur”, il nuovo romanzo dell’autore di “Il mago del Cremlino”. Se nel libro del 2022 da Empoli aveva scelto la Russia di Vladimir Putin per raccontare dall’interno i meccanismi del potere contemporaneo, questa volta lo sguardo si sposta sul mondo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale.
A rivelare alcuni elementi del nuovo libro è lo stesso scrittore in un’intervista alla rivista Lire Magazine, nella quale spiega che l’intelligenza artificiale, pur occupando una posizione centrale nella storia, non costituisce il vero tema del romanzo. Il cuore di “Le Fondateur” è ancora una volta il potere: chi lo possiede, attraverso quali strumenti lo esercita e come la tecnologia ne stia modificando la distribuzione.
Da Empoli fa risalire questa trasformazione molto indietro nel tempo. Ricorda l’episodio attribuito al ministro degli Esteri britannico Lord Palmerston che, di fronte all’invenzione del telegrafo nell’Ottocento, avrebbe annunciato la «fine della diplomazia»: la rapidità delle comunicazioni sottraeva infatti autonomia agli ambasciatori e riportava il controllo verso il centro. Da allora, sostiene lo scrittore, la tecnologia ha continuato a concentrare il potere. Con l’intelligenza artificiale, questa dinamica raggiungerebbe oggi un livello senza precedenti, perché una quantità enorme di dati è nelle mani di pochissimi attori.
È precisamente qui che interviene la dimensione romanzesca. Da Empoli non vuole descrivere questo processo come una forza astratta e impersonale. Dietro l’IA e le grandi piattaforme ci sono individui concreti, con ambizioni, talenti, debolezze e vizi. “Le Fondateur” vuole dunque raccontare la tecnologia come teatro di una gigantesca lotta per il potere.
Uno dei personaggi centrali è Zimmer, fondatore di una multinazionale dell’intelligence basata sull’intelligenza artificiale. Nel romanzo Zimmer rivendica l’influenza del filosofo René Girard, ma il rapporto con le idee appare essenzialmente strumentale. Da Empoli lo definisce nell’intervista un «predatore intellettuale»: per lui le idee non hanno valore in sé, sono piuttosto armi da utilizzare per aumentare il proprio potere. Dei filosofi ai quali si richiama prende ciò che gli serve, riservandosi poi il diritto di contraddirli o appropriarsene.
Il libro affronta anche la trasformazione della figura dell’imprenditore tecnologico. Secondo il narratore, i grandi fondatori della tech assomigliano sempre meno a scienziati e sempre più a «maghi». Da Empoli chiarisce la distinzione: se il fine dello scienziato è la conoscenza e quello del mago è il potere, i fondatori contemporanei apparterrebbero sempre più alla seconda categoria. Possiedono inoltre un linguaggio tecnico che non è propriamente segreto, ma che pochissimi sono realmente in grado di decifrare. Una distanza tra competenza tecnica e controllo democratico che permette, nella visione proposta dal romanzo, di prendere decisioni potenzialmente enormi senza che neppure i leader politici siano pienamente in grado di comprenderne la portata.
L’altra sorpresa di “Le Fondateur” è l’ambientazione. Non Silicon Valley, Washington o Bruxelles, ma Marbella, sulla Costa del Sol. Da Empoli la considera un osservatorio privilegiato sulle élite globali: nel dopoguerra vi trovarono rifugio famiglie tedesche legate al regime nazista, poi dittatori deposti, monarchi del Golfo, oligarchi e russi facoltosi, mafiosi e grandi trafficanti. Nella Marbella raccontata dallo scrittore, denaro, lusso e ostentazione finiscono per cancellare le distinzioni morali. Una città luminosa abitata da personaggi oscuri, che diventa così lo scenario ideale per una nuova storia sul potere. Al suo interno rimangono però anche «interstizi di paradiso», come il luogo in cui vive Gaia, personaggio femminile che da Empoli descrive come una sorta di contrappunto solare all’oscurità del romanzo.
“Le Fondateur” arriva dopo un romanzo che ha avuto un successo clamoroso. Pubblicato da Gallimard nell’aprile 2022 con una tiratura iniziale di appena 12 mila copie, “Le Mage du Kremlin” è diventato uno dei maggiori casi editoriali francesi, e poi internazionali. A fine 2022 GfK/Livres Hebdo ne registrava 338.727 copie vendute nel solo anno; bel settembre 2024 Gallimard indicava, secondo quanto riportato dall’ANSA, oltre 763.700 copie vendute. Nel 2025 Il Foglio ha riportato un bilancio ancora più ampio: un milione di copie in Francia e un altro milione nel resto del mondo, con traduzioni in 34 lingue. Si tratta di cifre provenienti da rilevazioni e momenti diversi, ma restituiscono la dimensione eccezionale del fenomeno editoriale.
A quel successo commerciale si sono la trasposizione cinematografica che ne ha fatto Olivier Assayes, alla cui sceneggiatura ha contribuito Emmanuel Carrère, e vari premi. “Le Mage du Kremlin” ha vinto nel 2022 il Grand Prix du roman dell’Académie française, ottenendo nove voti al primo scrutinio, ed è arrivato fino alla finale del Prix Goncourt. In Italia ha vinto il Premio Cortina.
Con “Le Fondateur”, da Empoli riprende il filo esattamente dove lo aveva lasciato, spostando però il centro della scena dal Cremlino alla nuova geografia del potere tecnologico. Se Il mago del Cremlinoentrava nella mente degli strateghi della politica autoritaria, il nuovo romanzo punta verso coloro che controllano dati, algoritmi e intelligenza artificiale. Cambiano i protagonisti e lo scenario; resta la domanda che attraversa il chiodo fisso di da Empoli, già consigliere di Matteo Renzi a Palazzo Chigi e ora di Emmanuel Macron all’Eliseo: chi detiene davvero il potere nel mondo contemporaneo, e che cosa è disposto a fare per conservarlo?
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