A Cuba svolta alla cinese ed energie rinnovabili per salvare la revolución

La sanità di Cuba, invidiata dagli altri Paesi americani, è stata per molti anni motivo di orgoglio per il suo efficiente servizio pubblico, universale e gratuito, ma nell’ultimo decennio c’è stato un progressivo deterioramento dell'assistenza medica e una produzione e importazione di medicinali ridotte al minimo, una delle conseguenze sociali del bloqueo petrolero imposto dagli Stati Uniti.
I cubani che prima ricevevano i farmaci gratuitamente o a prezzi agevolati, ora sono costretti a pagarli sul mercato nero e l’Autoridad Reguladora de Medicamentos, Equipos y Dispositivos Médicos (Cecmed) ha lanciato più volte l’allarme sulla vendita di medicinali contraffatti o adulterati.
L'articolo 72 della Costituzione di Cuba, approvata nel 2019, recita: «La salute pubblica è un diritto di tutte le persone ed è responsabilità dello Stato garantire l'accesso, la gratuità e la qualità dei servizi di cura, protezione e recupero». Il solido sistema sanitario cubano, pubblico, universale, gratuito e incentrato sulla prevenzione, è oggi uno dei traguardi più celebrati del Paese sin dalla revolución del 1959. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), entro il 2026 il governo cubano ha destinato il 21% del suo bilancio annuale alla sanità pubblica (nel 2025 era il 24%), quasi il doppio della media mondiale.
Ma, proprio per questo, la crisi della sanità pubblica cubana è diventato l’immagine stessa della lenta agonia di una rivoluzione nazionale e comunista caraibica, soffocata dal bloqueo yankee il cui cappio si è stretto inesorabilmente dopo l’intervento di Trump in Venezuela, che ha tagliato definitivamente forniture petrolifere che già si andavano prosciugando. Dal 29 gennaio, le sanzioni statunitensi hanno impedito a Cuba di effettuare pagamenti ai fornitori anche quando dispone di finanziamenti, generando un blocco sistematico delle transazioni nel sistema bancario globale per timore di sanzioni secondarie.
Trump ha dichiarato di voler cambiare la leadership all'Avana e che sarebbe lieto di invadere Cuba, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio (di origini cubane) ha aggiunto che la Cuba comunista è da sempre una minaccia per la sicurezza nazionale statunitense e non ha escluso che questo problema può essere risolto anche per via militare. Ma Cuba non è il Venezuela ed è probabile che si tenti prima la via negoziale, mentre l'azione militare sarebbe solo l'ultima risorsa, e i risultati della guerra contro l'Iran potrebbero convincere Washington che non si tratta di una scelta saggia.
La situazione interna di Cuba è caotica e il declino della Rivoluzione è stato lento e prolungato. Il Paese sta attraversando una lunga contrazione economica, un'emigrazione di massa, il collasso delle infrastrutture, una ridotta capacità dello Stato e un diffuso malcontento sociale derivante dalla carenza di elettricità, cibo e medicine, aggravata dalla stretta soffocante imposta da Trump. Nonostante tutto questo, il regime comunista mantiene un controllo capillare sulla popolazione e ha una base militante fedele, pronta a rispondere con le armi a qualsiasi aggressione esterna. Il Partito Comunista domina le istituzioni politiche, i media e gli organi di sicurezza. Il Grupo de Administración Empresarial S.A. (GAESA), controllato dalle forze armate, che ha ampliato la sua influenza commerciale e finanziaria dopo la caduta dell'Unione Sovietica nel 1991, è uno strumento strategico che controlla i settori più dinamici di Cuba, dal turismo ai negozi al dettaglio, alle dogane e ai porti.
Ed è proprio sulla riforma di questo sistema che punta il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, per salvare quel che resta della rivoluzione cubana. Per annunciare quel che sembra una svolta in stile cinese, Díaz-Canel ha riesumato una frase di Fidel Castro: «In tempi complessi, non possiamo fare a meno della passione per lo sviluppo».
Il presidente cubano ha detto ai giornalisti che la difficile situazione che sta vivendo il Paese è il risultato della «Aggressione multidimensionale come parte di una politica totalmente aggressiva del governo degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, con totale disprezzo, con un carattere interventista. Questa politica sta avendo un impatto che complica la vita quotidiana dei cubani. In ogni dettaglio della vita dei cubani, in ogni dettaglio familiare, in ogni dettaglio della nostra economia, ci sono situazioni estremamente complesse che solo un popolo eroico come il nostro può affrontare e può sopravvivere e può avere la volontà di superare. E’ proprio di questo che dobbiamo parlare: di come i cubani lo supereranno, di come lo stiamo superando. Gli Stati Uniti non possono perdonarsi il fatto che, a questo punto, nonostante tutte le pressioni esercitate, la Rivoluzione continui ad esistere e il Paese continui a funzionare. E nemmeno loro stessi credono a ciò che continuano a dire e ripetere riguardo a uno Stato fallito. uno Stato fallito non sarebbe stato in grado di sopravvivere, nemmeno per settimane, a una situazione come quella attuale. Come ci ha insegnato Fidel, nei momenti complessi non possiamo fare a meno della passione per la creatività, che, insieme all'unità del nostro popolo e alla nostra volontà, può aiutarci a superare tutte queste sfide».
E viene buona per annunciare la svolta “cinese” anche un’altra frase di Fidel Castro: «Ogni opportunità nel mezzo di una crisi deve essere colta come un momento di decollo, come un momento di crescita«. In base a questo, il governo cubano ha stabilito una serie di priorità per affrontare l'intera situazione: «Il primo punto – ha detto Díaz-Canel Bermúdez - è la preparazione alla difesa. E tutti voi conoscete l'intensità con cui viene preparato ogni elemento del sistema di difesa territoriale; come vengono utilizzate le giornate settimanali dedicate alla Difesa e tutto ciò che viene fatto per affinare i piani, adattandoli alle esperienze acquisite; ma anche cercando di ottimizzare ogni aspetto in termini di protezione della popolazione, della partecipazione della popolazione a una strategia di Guerra Popolare. L'altra priorità principale è il “Programa Económico y Social para el 2026" che è stato oggetto di un dibattito pubblico alla fine dello scorso anno. Da a quella riflessione collettiva sono emerse numerose proposte, soprattutto per quanto riguarda gli elementi di trasformazione del modello economico e sociale. Quel dibattito popolare ha ampliato, rafforzato e consolidato le proiezioni contenute nel documento iniziale. E, nel rispetto dell'opinione del nostro popolo, negli ultimi mesi abbiamo lavorato intensamente con esperti, consultandoci su diversi criteri, anche internazionali, e utilizzando piattaforme di intelligenza artificiale».
Non a caso, il presidente cubano ha paragonato l'esperienza dell'isola alle «Particolarità di Paesi come la Cina e il Vietnam, che sono anch'essi in processi di costruzione socialista e che, a un certo punto, non così prolungato come il nostro, hanno subito blocchi. Credo che una parte significativa di queste idee, di queste proposte, abbia raggiunto un buon livello di maturità. Sono in fase di definizione gli ultimi dettagli per l'approvazione da parte del Politburo e dell' Asamblea Nacional e si avvierà immediatamente un processo di informazione e spiegazione alla popolazione, perché la cosa più importante è che queste trasformazioni necessarie siano comprese, condivise, difese e che vengano attuate con la massima efficacia. Si è lavorato su oltre 20 questioni legate alla trasformazione. La prima di queste riguarda il sistema di gestione economica. C’è tutta una serie di misure o azioni proposte che ci permetteranno di risolvere le vecchie contraddizioni che abbiamo tra il Piano, tra la pianificazione centrale e gli incentivi»,
Díaz-Canel ha sottolineato che «E’ importante abbattere le barriere per stimolare la produzione nazionale, sia per offrire più beni e servizi alla nostra popolazione, sia per incrementare le esportazioni che generano entrate. In altre parole, la prospettiva alla base di tutto ciò che proponiamo è che insieme possiamo dare un impulso produttivo al Paese, creare ricchezza e distribuirla nel rispetto della giustizia sociale. Senza ricchezza è molto difficile progredire soprattutto nei programmi sociali e nell'affrontare le disuguaglianze che si sono create, le vulnerabilità di individui, famiglie e comunità. Sempre in quest'ottica, esistono una serie di misure volte a risolvere la contraddizione tra centralizzazione e decentramento».
Poi il presidente della repubblica e capo del Partito Comunista Cubano si è posto diverse domande: «Su cosa dovrebbe concentrarsi la pianificazione centrale del Paese? Cosa dovrebbe promuovere? Quali questioni dovrebbe affrontare strategicamente? Pur salvaguardando questi aspetti essenziali, è necessario rimuovere gli ostacoli e conferire poteri ad altri livelli, affinché possano svolgere le loro attività, promuovendo al contempo il potenziale endogeno di quegli ambiti».
Díaz-Canel pensa a una maggiore autonomia municipale imprenditoriale: «Il comune dovrebbe avere il potere di importare ed esportare, e non dipendere dai piani centrali; che il comune dovrebbe essere in grado di gestire le entrate in valuta estera in base alla sua capacità di stimolare e gestire gli investimenti diretti esteri a proprio vantaggio; che dovrebbe essere in grado di gestire investimenti o progetti con cubani residenti all'estero, che dovrebbe essere in grado di approvare investimenti da parte di cubani residenti a Cuba e che dovrebbe essere in grado di facilitare tutte le interconnessioni e tutte le partnership tra tutti gli attori economici. Avere la capacità di esportare e importare in base a ciò che il comune stesso genera, consentirebbe al comune di difendere il proprio sviluppo. Questa idea non contraddice in alcun modo le priorità nazionali; al contrario, le rafforza. Credo che il Paese sarà sempre più forte e avrà una maggiore capacità di risposta nella misura in cui anche i suoi comuni saranno più forti».
E lo stesso ragionamento vale per l'autonomia delle imprese statali: «Dovrebbero operare senza intermediari, senza interferenze nella loro gestione. E soprattutto, con una partecipazione significativa dei lavoratori dell'azienda, che sono i proprietari, che rappresentano lo Stato, che rappresentano la proprietà sociale popolare di queste aziende. Sulla base della partecipazione dei lavoratori al processo decisionale, le aziende definiranno le proprie dimensioni, definiranno i propri sistemi salariali, avranno poteri illimitati, senza ostacoli, per impiegare i profitti in ciò che ritengono opportuno, in ciò che approvano. Collettivamente, avranno poteri di esportazione e importazione; avranno contratti che consentiranno loro di importare valuta estera e, oltre ai contributi che verseranno al Paese, di utilizzare parte di tale valuta estera per riprodurre su scala più ampia le proprie produzioni e i propri servizi. Potranno stringere partnership economiche con qualsiasi tipo di attore economico; decideranno chi saranno i loro clienti e fornitori. Svilupperanno i loro piani: alcuni risponderanno agli ordini statali, ma altri dovranno agevolare la produzione, i servizi, l'esportazione e il benessere della popolazione. le imprese avranno un ampio raggio d'azione; ovvero, potranno produrre e fornire servizi di ogni genere, sfruttando appieno il loro potenziale senza alcun limite. Credo che questo porrà le imprese statali sullo stesso piano degli altri attori economici, un obiettivo che è stato fortemente richiesto. Esistono modalità attraverso le quali l'impresa statale potrà partecipare direttamente al mercato dei cambi. Pertanto, il mercato dei cambi sarà anche un ambito in cui l'impresa statale sarà presente».
A Cuba ci sarà anche una ristrutturazione dell'apparato statale, del governo, dell'apparato imprenditoriale, del partito comunista, delle organizzazioni politiche e delle organizzazioni di massa: «Esiste già una bozza di legge che è stata resa pubblica sul sito web Asamblea Nacional affinché la popolazione possa esprimere le proprie opinioni prima che venga presentata all' Asamblea Nacional; si tratta di una riduzione significativa, non solo nei ministeri, ma anche negli incarichi. Questo porterà a risparmi nel bilancio, che saranno disponibili per sostenere i programmi sociali o per finanziare la riforma salariale, che dobbiamo affrontare il più rapidamente possibile, soprattutto nel settore pubblico, perché nel settore privato non ci sono limiti: ogni azienda, infatti, definisce il proprio sistema salariale e corrisponde gli stipendi in base al fatturato che è in grado di generare. Credo che in questo modo arriveremo a uno Stato, un Governo e a delle organizzazioni con meno burocrazia, più dinamici e con una maggiore capacità di adattarsi alle esigenze dei nostri tempi. Tutto ciò che facciamo contribuisce ad affrontare le disuguaglianze e le vulnerabilità sociali».
Una riforma di ampia portata che prima di tutto punta a stimolare e rilanciare la produzione agricola e alimentare: «Saranno concessi poteri in materia di utilizzo del suolo; per assegnare la terra a coloro che sono realmente in grado di renderla produttiva; per ridurre al minimo i terreni incolti; per massimizzare la produttività; per garantire ai produttori l'accesso ai mercati dei consumi, sia in valuta estera che in valuta nazionale; per dare ai produttori accesso al mercato dei cambi; per consentire ai produttori di qualsiasi settore – statale, cooperativo, privato e con investimenti esteri, che possono essere coinvolti anche nella produzione alimentare – di interagire e formare partnership. Sia per l'Empresa Estatal Socialista che per tutti i settori, sarà possibile aprire conti correnti reali in valuta estera presso le banche. Tutte le procedure per la creazione di imprese, tutte le procedure per la promozione della produzione agricola, dovrebbero essere semplificate il più possibile, con il minor numero possibile di ritardi, pratiche burocratiche e lungaggini; si dovrebbero sviluppare una vasta gamma di modelli imprenditoriali tra i diversi attori, che ci permettano, in breve tempo, di raggiungere la sovranità alimentare e l'autosufficienza nella produzione alimentare».
Il presidente cubano ha anche annunciato un insieme di misure per incentivare il commercio estero, le esportazioni, le catene del valore e la logistica: «Non sarà obbligatorio per nessun operatore economico esportare e importare tramite intermediari. Coloro che importano input o materie prime per i processi produttivi e di servizi a Cuba beneficeranno maggiormente dei dazi all'importazione rispetto a coloro che importano prodotti finiti che possono essere fabbricati a livello nazionale. I depositi in conti correnti reali possono essere rispettati. Si sta addirittura valutando la possibilità di consentire a un gruppo di entità che svolgono attività di commercio estero di detenere conti in altri Paesi».
Per quanto riguarda le forme di gestione non statali, Díaz-Canel ha assicurato che «Le attività vietate saranno limitate, con l'obiettivo di ampliare la portata di ciascuna forma per consentire lo sviluppo del maggior numero possibile di attività, tutte nel rispetto di regole chiare e dei limiti di legge. le opportunità di partecipazione degli azionisti saranno ampliate. Attualmente, è in corso un processo volto ad approvare, nel più breve tempo possibile, le Mipymes (micro, piccole e medie imprese, ndr) statali e non statali che avevano presentato i loro progetti e obiettivi ma non avevano ancora ottenuto l'approvazione. E tutti<e queste facoltà saranno estesei anche ai comuni; pertanto, il processo sarà più semplice».
Il Partito comunista cubano sembra puntare a un’economia mista e Díaz-Canel ha fatto riferimento all'importanza di «Semplificare e incentivare le speciali relazioni di partenariato economico che abbiamo già approvato tra enti statali e non statali, relazioni che sono già state approvate ma che non sono state sfruttate appieno. Esiste anche un insieme di disposizioni volte a incentivare gli investimenti diretti esteri. Riguarda i diritti di superficie, la rimozione degli ostacoli; riguarda anche l'utilizzo dei conti bancari, i tempi di approvazione per gli investimenti diretti esteri e la rapidità con cui devono essere fornite le risposte. E tra tutti questi investimenti diretti esteri, sono state affrontate in particolare due forme di investimento da parte di cubani: quello dei cubani residenti all'estero e quello dei cubani a Cuba; e si è ribadito che, in condizioni di parità, possono partecipare come attori economici, insieme agli investimenti diretti esteri, alle imprese statali, alle forme non statali e alle forme cooperative, nel quadro economico e produttivo del Paese. Queste trasformazioni devono avvenire in un quadro giuridico stabile che garantisca sicurezza alle imprese nel tempo, che sia rispettoso, sicuro e soprattutto che incoraggi e stimoli la partecipazione di questi attori».
Per togliersi dal collo il cappio petrolifero che Cuba si era messo al collo confidando su quello che sembrava l’inesauribile petrolio a basso costo del Venezuela chavista, Cuba vira decisamente verso l'utilizzo di fonti di energia rinnovabile in tutti i settori e come ha evidenziato Díaz-Canel ai giornalisti, «Stiamo diventando sempre meno dipendenti dalla produzione di energia elettrica tramite combustibili fossili – e soprattutto da combustibili fossili importati – tenendo conto del pieno impatto di questo criminale blocco energetico sul nostro Paese, dove negli ultimi cinque mesi è entrata a Cuba una sola petroliera. Ci impegniamo ad aumentare la mobilità elettrica, sia attraverso l'importazione di apparecchiature elettriche, sia attraverso l'assemblaggio e la produzione, a Cuba, di diverse tipologie di apparecchiature».
E ora il regime comunista vuole anche ridurre le disuguaglianze economiche, anzi ne fa uno dei compiti prioritari: «Elimineremo gradualmente i sussidi ai prodotti e introdurremo sussidi per i singoli individui, con particolare attenzione a coloro che ne hanno più bisogno. Occorre tener conto della responsabilità sociale di tutti gli attori economici presenti sul nostro territorio, a livello comunale, provinciale e nazionale. Ci sono proposte in merito alla politica fiscale, con un diverso rapporto tra il bilancio e l'impresa statale, in modo che il bilancio non debba finanziare l'inefficienza di quest'ultima. C'è anche una visione riguardo alla politica monetaria e, soprattutto, un ridimensionamento e un funzionamento diverso con la partecipazione di tutti gli attori del mercato valutario. Ed è qui che arrivo alla necessità di rafforzare il nostro sistema finanziario e bancario».
Per quanto riguarda il turismo, duramente colpito dal blocco statunitense, il presidente cubano è convinto che sia importante orientarsi verso «Nuovi approcci, con nuovi attori, che consentano di sfruttare tutte le infrastrutture di cui disponiamo. In questo momento non possiamo concentrarci esclusivamente sulle grandi catene alberghiere, molte delle quali si sono ritirate dal Paese a causa delle pressioni del governo degli Stati Uniti. Gestiamo le attività nei settori immobiliare e turistico, con nuovi approcci e con attori diversi da quelli tradizionalmente coinvolti in questi ambiti».
E anche per le auto è svolta elettrica (e probabilmente cinese): «Elimineremo, per quanto possibile, le restrizioni all'importazione di veicoli. Daremo sempre priorità, in termini di tariffe e prezzi, all'importazione di veicoli elettrici, compresi quelli ricaricabili con energia solare».
Riguardo al commercio interno, Díaz-Canel ha sottolineato l'importanza di «Sfruttare appieno la nostra intera rete di infrastrutture di vendita al dettaglio e di gestirla in modo più efficiente e rapido, affinché il commercio interno diventi un incentivo per la produzione nazionale e promuova lo sviluppo. Si sta valutando la possibilità di introdurre la fatturazione elettronica nel Paese e, per quanto possibile, di sfruttare maggiormente le piattaforme digitali per lo sviluppo del commercio interno».
Per far questo i giovani devono rimanere a Cuba e il presidente ha dichiarato che «Sono in atto anche azioni e misure incentrate sul capitale umano, in particolare sulla tutela del potenziale di una forza lavoro giovane e qualificata. E’ importante come li tuteliamo attraverso stipendi e incentivi, affinché questi giovani non siano costretti a cercare progetti all'estero e abbiano le condizioni e le opportunità per contribuire allo sviluppo del loro Paese qui».
Díaz-Canel ha concluso chiedendo ai cubani di avere fiducia: «Il Paese non è in una situazione di stallo. Il Paese sta affrontando con intelligenza l'intera situazione. Non possiamo dire tutto molto chiaramente perché il nemico si insinua in tutto quel che facciamo. Credo che la nostra risposta debba essere unitaria. Queste questioni saranno discusse apertamente; e chiunque abbia un'idea migliore o una proposta migliore è invitato a presentarla, e sarà sempre presa in considerazione. Vogliono condannarci ogni giorno con qualche nuova misura. C’è un’escalation retorica sempre più aggressiva da parte dell'impero; una guerra psicologica per intimidirci, per spaventarci, per costringerci alla resa. Ma non si rendono conto che c'è un popolo che, per la maggior parte, è disposto a non arrendersi, a non essere umiliato, a non perdere ciò che è perfettibile. E’ una perfezione che dobbiamo raggiungere tra di noi, con i nostri sforzi e il nostro talento, non con interferenze esterne che non vogliono, in alcun modo, qul che la Rivoluzione ha sognato per il popolo cubano».
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