A Londra cade l’illusione laburista, l’Arc chiama la destra alla ricostruzione: Fidanza e Giordano portano il modello Meloni

25 Giugno 2026 - 18:20
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A Londra cade l’illusione laburista, l’Arc chiama la destra alla ricostruzione: Fidanza e Giordano portano il modello Meloni

ARC LONDRA FIDANZA GIORDANO

Fuori dall’Olympia, Londra è afosa e politicamente sospesa. Downing Street prepara l’ennesimo cambio di guardia: Keir Starmer si è dimesso il 22 giugno, Andy Burnham è già il successore designato e il Regno Unito si avvia ad avere il settimo capo di governo in dieci anni. Dentro l’Arc Conference, dal 23 al 25 giugno, la destra occidentale prova invece a fare il contrario: non cambiare pelle ogni stagione, ma costruire una grammatica comune. Con un messaggio che arriva anche dall’Italia: seguire il modello Meloni.

La destra globale riunita a Londra

È questo il punto politico della tre giorni londinese dell’Alliance for Responsible Citizenship: non un raduno, non una passerella, ma il tentativo di dare forma a una risposta mentre il laboratorio britannico mostra tutte le sue crepe. Quattromila partecipanti, delegazioni da oltre 85 Paesi, più di duecento voci tra politica, impresa, cultura, tecnologia e accademia. Il titolo ufficiale è “The Age of Reconstruction”. Il sottotesto: l’Occidente può ancora governare se stesso o si limiterà ad amministrare il proprio declino?

La delegazione dell’Ecr Party e di New Direction intanto arriva nella Capitale. Così, mentre il Regno Unito misura l’insuccesso della promessa laburista, i conservatori europei si presentano con una tesi: la destra non può più limitarsi a denunciare il disordine, deve dimostrare di saperlo correggere.

“La sinistra fallisce la prova del governo”

Il 23 giugno 2016, «i britannici votavano per la Brexit, una scelta su cui qui ancora si dibatte e ci si divide», racconta Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e vicepresidente dell’Ecr Party. Nel frattempo, in questo decennio, l’instabilità si è imposta come «fattore determinante». Le dimissioni di Starmer ne sono l’ultimo esempio. «È il segnale evidente del fallimento di una sinistra che aveva promesso stabilità e ha prodotto insicurezza, confusione, tasse, ideologia e perdita di fiducia».

Per Fidanza il caso inglese non riguarda solo i numeri di Downing Street. Riguarda il rapporto tra Stato e cittadini, sicurezza e libertà di parola. «Quando lo Stato rinuncia a difendere i cittadini, quando confonde l’accoglienza con l’assenza di regole, quando pretende di educare il popolo invece di ascoltarlo, prima o poi il conto arriva», avverte.

Da qui la conclusione: «Serve una destra seria, coraggiosa, radicata. Una destra che difende la libertà di parola, la sicurezza, l’identità, i confini, le famiglie, le comunità. È quello che Giorgia Meloni sta facendo in Italia ed è il contributo che noi conservatori italiani vogliamo portare anche qui».

“Seguire il modello Italia”

Ad Antonio Giordano spetta l’apertura della tradizionale cena di gala del mercoledì dell’Arc. Il deputato è segretario generale dell’Ecr Party introduce la serata, proseguita con gli interventi di Kevin Roberts presidente della Heritage Foundation e dell’ex premier australiano Tony Abbott. Dal palco lancia la domanda: «Liberali classici, conservatori e populisti patriottici possono davvero dar vita a una coalizione coerente e vitale?».

La risposta: «Dobbiamo partire dai nostri valori, non dalle etichette. Abbiamo molto più in comune di quanto molti immaginino. Vogliamo regole giuste. Vogliamo confrontarci con il mondo da una posizione di rispetto, non di subordinazione». È qui che il modello italiano arriva in soccorso. «In Italia Giorgia Meloni ha costruito una coalizione che riunisce conservatori, sovranisti e liberali attorno a un’agenda condivisa», ha spiegato Giordano. Il risultato, aggiunge, è «un governo stabile, rispettato in tutta Europa e anche oltre i suoi confini. Un governo che ha trasformato l’Italia da Paese un tempo considerato ingovernabile a partner credibile e ricercato nello scenario internazionale».

Poi il ragionamento si sposta a Bruxelles, dove questa convergenza non è più soltanto teorica. «Il Ppe vota sempre più spesso insieme ai conservatori sui temi decisivi», ha osservato il segretario generale. «Non si tratta di un’alleanza formale. È qualcosa di più duraturo. È una convergenza fondata sul buon senso».

La partita decisiva

All’Arc, del resto, il buon senso è stato il vero convitato di pietra. Si è parlato di famiglia, libertà, intelligenza artificiale, energia, fede, capitalismo, identità, educazione, comunità. Ma il centro era sempre lo stesso: una civiltà non si tiene insieme soltanto con il Pil, con gli algoritmi o con la burocrazia. Ha bisogno di una visione, di valori condivisi e di una classe dirigente capace di tradurli in governabilità. È su questo terreno che la destra può giocare la sua partita.

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