Antonio Uccelli, il nuovo rettore vuole ricostruire la comunità Unige: “Sono un romantico ambizioso”

03 Luglio 2026 - 21:12
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Antonio Uccelli, il nuovo rettore vuole ricostruire la comunità Unige: “Sono un romantico ambizioso”
antonio uccelli

Genova. Ha aspettato di conoscere il risultato del ballottaggio curando l’orto di casa sua, una dimora nei boschi della Valbrevenna, dove si è trasferito con la famiglia dopo il duro periodo Covid. “Ero in braghe corte fino a poco fa, non ho preparato niente per scaramanzia”, scherza Antonio Uccelli.

Il nuovo rettore dell’Università di Genova ha 61 anni, è genoanissimo (ma il padre Massimiliano era stato medico della Sampdoria degli anni d’oro) è un neurologo di fama, e dal 2022 a pochi mesi fa è stato diretto scientifico del San Martino. Di sé dice: “Sono un romatico ambizioso”, per intendere che non teme le sfide che lo aspettano in ateneo. Ha sconfitto lo sfidante rimasto in ballo, il matematico Michele Piana, che pure era in vantaggio alla fine del secondo turno di votazioni, al termine di una campagna elettorale tutt’altro che morbida e non priva di colpi di scena.

In termini di numeri, a fronte di una partecipazione alle urne dell’89,9% Antonio Uccelli ha ottenuto 942,21 voti ponderati, Michele Piana 844,82 (le schede bianche sono state 37,5). Cifre che fanno capire come all’interno dell’Ateneo genovese le posizioni e le visioni siano tutt’altro che unitarie.

È lo stesso Uccelli – che si insedierà tra 90 giorni – a parlare di lacerazione interna all’Università di Genova e lo fa senza nascondersi dietro troppe diplomazie: “Bisogna tornare a lavorare tutti insieme, oggi il personale tecnico amministrativo vede con diffidenza il personale docente, il polo di via Balbi vede con diffidenza quello dell’area scientifica, dipartimenti x vedono male i dipartimenti y, ma questa situazione va assolutamente sanata. Io credo che in Unige esistano oggi tante ottime competenze ma stiamo vivendo come monadi, incapaci di fare massa critica“.

“Il senso di comunità si rinsalda attraverso condivisione e trasparenza – continua Antonio Uccelli – le persone devono sentirsi parte del progetto. Questo è quello che potuto appurare nella mia esperienza in ambito organizzativo. Qualcuno mi ha definito manager come se fosse un difetto esserlo ma io credo che riuscire a far lavorare le persone insieme sia una qualità, e al San Martino, devo dire, ha funzionato. Un processo lento ma che ha portato risultati in modo esponenziale. Insomma, propongo un metodo, che in passato mi ha permesso di portare a dei risultati”.

Per quanto riguarda la futura governance dell’ateneo, Antonio Uccelli non si sbilancia, anche se nelle scorse settimane c’è chi ha fatto il nome di Emanuela Sasso come possibile prorettrice vicaria, una sorta di vice. Sasso era stata candidata rettrice, al primo turno, ma si era ritirata, così come Nicoletta Dacrema, al secondo. Entrambe avevano poi sostenuto il programma di Uccelli.

“Le ringrazio per essersi spese, così come ringrazio chi mi ha votato e anche chi ha votato il professor Piana, la partecipazione a queste elezioni per il rettorato ha dimostrato un gran senso di democrazia. Le scelte sulla squadra? Le farò a bocce ferme. Sasso è una persona che ha dato un grandissimo contributo. Ma sceglierò con calma. Voglio incontrare le persone. Conoscerle”.

L’Università di Genova ha perso l’occasione di avere la prima rettrice. “Ovviamente sono felice per il mio risultato ma sono convinto che i tempi fossero maturi. Nella squadra la componente femminile ci sarà ma non perché sia un obbligo, perché sono convinto delle professionalità e competenze di tante colleghe”.

Tra gli obiettivi di Antonio Uccelli, quello di far sì che l’ateneo diventi “guida di un territorio grazie ai suoi valori etici, al peso sociale, e perché no anche in termini di economia e di trasferimento tecnologico”. e ancora: “Vorrei che avessimo la capacità di andare di fronte alle istituzioni o al mondo imprenditoriale non con l’arroganza di chi esige di essere ascoltato ma con l’autorevolezza di chi sfida l’interlocutore a trovare una soluzione migliore di quella che noi potremmo proporre”.

Il mondo istituzionale e imprenditoriale deve tornare a investire sull’Ateneo, perché il capitale umano della nostra regione viene formato da Unige, e questi investimenti devono servire a rendere più attrattiva la nostra città sul fronte della residenzialità, dei trasporti, dell’offerta culturale e così via. Serve un’alleanza tra ateneo, istituzioni e mondo economico“.

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