Brand o brand…elli / Hermès, la storia di un impero nato da una sella da cavalli (che ora debutta in passerella)
Brand o brand…elli / La storia di Hermès, la maison del lusso pronta al debutto a Parigi
A gennaio 2027 Hermès debutterà con la sua prima collezione di couture alla Paris Haute Couture Week, segnando così l’ingresso ufficiale della maison d’alta moda in un segmento nuovo. La collezione inaugurale, quella Primavera/Estate 2027, è stata affidata alla direttrice creativa del prêt-à-porter donna, Nadège Vanhee, mentre quella uomo sarà firmata da Grace Wales Bonner, anch’esso al debutto. Storicamente focalizzata su pelletteria, accessori e prêt-à-porter, Hermès amplia così il proprio posizionamento verso un’offerta più ampia. Del resto, prima di diventare sinonimo di lusso assoluto, Hermès era una piccola bottega di finimenti per cavalli. Da lì, in quasi due secoli, la maison francese ha costruito uno degli imperi più solidi e redditizi del mondo della moda, restando fedele a un’idea quasi ostinata: fare le cose a mano, con calma, senza inseguire la produzione di massa.
Le origini: una sellaio a Parigi
Tutto comincia nel 1837, quando Thierry Hermès apre a Parigi un laboratorio specializzato in bardature e finimenti per cavalli. È un’attività artigianale rivolta a una clientela aristocratica ed europea, legata al mondo dell’equitazione che in quegli anni rappresentava non solo un mezzo di trasporto ma anche uno status sociale. Negli anni Settanta dell’Ottocento, gli eredi di Thierry trasferiscono l’attività in rue du Faubourg-Saint-Honoré, l’indirizzo che ancora oggi ospita il quartier generale del marchio e che nel tempo è diventato una sorta di vetrina permanente della casa. Il vero salto di qualità arriva negli anni Venti del Novecento, quando Émile-Maurice Hermès, nipote del fondatore, rileva la quota del fratello Adolphe e inizia a lavorare la pelle di daino per creare nuovi capi. È l’inizio di una diversificazione che porterà l’azienda ben oltre la sella e i finimenti.
Nel 1927 nasce una linea di gioielleria ispirata al mondo equestre, mentre nel 1929 debutta la prima collezione di abbigliamento femminile, firmata da Lola Prusac. Gli anni Trenta si rivelano decisivi: nascono alcuni dei prodotti che renderanno Hermès un nome leggendario nella storia della moda, come la cintura ispirata al collare per cani e una borsa da sella, lanciata nel 1935, che diventerà celebre nel dopoguerra. Quest’ultima borsa deve la sua fama planetaria a Grace Kelly, che nel 1956 la porta in copertina su Life: da quel momento il modello viene ribattezzato semplicemente “Kelly”. Nel 1949 arriva un’altra innovazione, il sistema “ready-made”, una sorta di prêt-à-porter su misura simboleggiato dall’abito Hermeselle in cotone stampato.
La crescita internazionale
Alla morte di Émile-Maurice, nel 1951, la guida dell’azienda passa ai generi Robert Dumas e Jean Guerrand. È l’inizio di una fase di forte espansione, sia in termini di fatturato sia di rete di vendita: oggi la maison conta 55 negozi di proprietà e circa un centinaio di concessionari nel mondo. Negli anni Sessanta Hermès entra anche nel mondo dei profumi, mentre il marchio si consolida come punto di riferimento per un accessorio in particolare: la sciarpa di seta, o carré.
La sciarpa Hermès viene introdotta nel 1937, in coincidenza con il centenario della maison. Il primo modello, un tessuto di 70×70 centimetri, raffigura donne con parrucche bianche impegnate in un gioco d’epoca. Per la produzione, l’azienda segue l’intero processo: acquista seta grezza cinese, la fila e la intreccia fino a ottenere un tessuto più resistente e pesante rispetto agli standard dell’epoca. Lo stesso anno viene aperta una fabbrica dedicata a Lione. Oggi il carré Hermès misura 90×90 centimetri, pesa 65 grammi ed è realizzato con la seta di 250 bozzoli di baco. Gli orli sono cuciti a mano e i designer possono scegliere tra oltre 70.000 colori diversi. Dal 1937 la maison ha realizzato più di 2.000 disegni originali: tra questi, il motivo a tema equestre resta uno dei più amati, e la versione “Brides de Gala”, lanciata nel 1957, è stata riprodotta oltre 70.000 volte. Si stima che nel mondo venga venduta una sciarpa Hermès ogni 25 secondi.
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Le cravatte e le altre linee
Nel 1946 Hermès lancia anche una linea di cravatte da uomo in seta, che nel tempo arriveranno a rappresentare circa il 10% del fatturato annuale dell’azienda. Nel corso dei decenni, il catalogo si allarga ulteriormente: pelletteria, calzature, guanti, gioielli, orologi, cancelleria, arti decorative e persino stoviglie entrano a far parte dell’offerta della maison, che negli anni Duemila conta già 14 divisioni di prodotto.
Ciò che distingue davvero Hermès dagli altri grandi marchi del lusso è il rifiuto della produzione industriale in serie. I prodotti vengono realizzati quasi interamente a mano in Francia, all’interno dei cosiddetti Ateliers Hermès, laboratori di dimensioni contenute pensati per garantire un controllo qualitativo elevato. Secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda, molti articoli vengono confezionati dall’inizio alla fine da un unico artigiano, una scelta che punta a garantire coerenza stilistica e unicità del prodotto finito. Questa filosofia si riflette in modo particolare nella produzione delle borse più celebri. Una borsa Kelly, ad esempio, richiede circa 18 ore di lavorazione manuale, e i tempi di attesa per i clienti possono arrivare fino a un anno. Anche il servizio post-vendita segue lo stesso principio artigianale: gli articoli in pelle che necessitano di riparazione vengono inviati agli Ateliers di Pantin, alle porte di Parigi.
La nascita della Birkin
Accanto alla Kelly, l’altra borsa simbolo della maison è la Birkin, che prende il nome dall’attrice britannica Jane Birkin. La leggenda vuole che tutto sia nato da un incontro casuale con l’allora presidente Jean-Louis Dumas, al quale l’attrice si sarebbe lamentata della scomodità delle borse disponibili per l’uso quotidiano. Da quello scambio sarebbe nata, nel 1984, una collaborazione diretta tra i due per progettare un nuovo modello. Negli anni, il rapporto tra Jane Birkin e la borsa a lei dedicata è cambiato: l’attrice ha smesso di utilizzarla per motivi di salute, legati a una tendinite aggravata dal peso dell’accessorio.
Il legame tra artigianato tradizionale e mondo contemporaneo emerge anche in alcune collaborazioni particolari, come quella storica con le tribù Tuareg per la lavorazione di gioielli in argento, i cui motivi decorativi hanno ispirato anche alcune sciarpe della maison. Più recentemente, Hermès ha stretto una partnership con Apple per la produzione di edizioni speciali dell’Apple Watch, con cinturini, quadranti e colori esclusivi firmati dalle due aziende, arrivate fino alla generazione Titanium introdotta nel 2024.
Nonostante le dimensioni raggiunte – un fatturato che nel 2024 ha superato i 15 miliardi di euro, con oltre 25mila dipendenti nel mondo – Hermès resta in larghissima parte un’azienda di famiglia. Il controllo del capitale è tuttora saldamente nelle mani dei discendenti del fondatore, una caratteristica rara tra i grandi gruppi del lusso quotati in borsa, e che la maison ha sempre rivendicato come parte della propria identità: innovare restando fedeli alla tradizione, proprio come accadeva quasi due secoli fa nella bottega di finimenti di Thierry Hermès.
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