Caldo da morire. Quest’anno la stima dei decessi prematuri in Europa sale verso quota 45mila

18 Settembre 2026 - 17:55
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Caldo da morire. Quest’anno la stima dei decessi prematuri in Europa sale verso quota 45mila

A pochi giorni dalla pubblicazione di un nuovo studio su Nature Health secondo il quale la crisi climatica ha reso gli eventi estremi legati alla mortalità da caldo 26 volte più probabili in Europa, le stime sui decessi prematuri di quest’anno continuano a crescere. Rispetto ai 35mila indicati (per difetto) da The Guardian a fine agosto, adesso un aggiornamento delle fonti pubbliche disponibili porta il dato – poiché il caldo si è protratto in molte aree e i paesi hanno aggiornato le proprie analisi – a circa 45mila tra aprile e agosto.

In base a queste cifre preliminari, la Germania è stata la più colpita (16.300), seguita da Francia (7.824), Italia (5.000-8.000), Spagna (5.248), Belgio (2.935), Regno Unito (2.877), Polonia (1.070), Paesi Bassi (911), Portogallo (680), Svizzera (220), Ungheria (224), Lussemburgo (50). E anche questo totale preliminare è molto probabilmente una stima per difetto, poiché diversi paesi non hanno ancora segnalato appieno la mortalità estiva, compreso il Regno Unito (che non dispone ancora di dati successivi al 28 giugno).

Il motivo strutturale è la crisi climatica, alimentata dal consumo di combustibili fossili. «L'Europa si sta riscaldando più velocemente della media globale», sintetizza l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), quasi a ritmo doppio rispetto al resto del globo. Tra il 2015 e il 2025 la temperatura media planetaria è risultata più alta di 1,24-1,32 °C rispetto all’era preindustriale, mentre sulla terraferma europea l’aumento ha già raggiunto 2,20-2,29 °C.

L’Italia è già oggi il Paese di antica industrializzazione che presenta il più alto rischio di mortalità aggiuntiva legato alle ondate di calore e all’aumento complessivo delle temperature (e secondo stime Oms, in Italia i giorni di ondata di calore potrebbero aumentare drasticamente entro il 2100, passando dai 10 giorni del 1990 fino a 250 giorni all’anno, secondo lo scenario di maggiore aumento delle emissioni).

Eppure il Governo italiano sembra abbia deciso di subire passivamente il cambiamento climatico, senza provare a governarlo. Sul fronte della mitigazione, il ministro Pichetto si vanta – intervenendo al Meeting di Rimini – snocciolando che l’Italia dal 2022 a oggi ha installato 29 GW di nuovi impianti rinnovabili (nonostante il ritmo d’installazione sia in calo), mentre la Germania ha installato oltre 40 GW tra 2024 e 2025, per non parlare della Spagna che è giunta quasi a disaccoppiare i costi della generazione elettrica con quelli del gas fossile.

Non va meglio sul fronte dell’adattamento climatico. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) è di fatto fermo al palo: approvato nel gennaio 2024 dal Governo Meloni dopo lunghissima gestazione, ha individuato 361 azioni settoriali da mettere in campo ma manca di fondi e governance per attuarle. Per fare davvero i conti con l’acqua – in base alle stime elaborate dalla Fondazione Earth and water agenda (Ewa) – servirebbero 10 mld di euro aggiuntivi l’anno, a fronte dei 7 che il sistema-Paese finora riesce a stanziare. Volendo limitare il conto ai soli investimenti incentrati sulla lotta al dissesto idrogeologico, si scende comunque a 38,5 miliardi di euro complessivi in un decennio (in linea con gli investimenti stimati già nel 2019 per realizzare gli 11mila cantieri messi in fila dalla struttura di missione "Italiasicura", che ha lavorato coi Governi Renzi e Gentiloni).

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