CARACAS PIANGE LA FAMIGLIA CUOMO: ENZO, LA MOGLIE E LA FIGLIA VITTIME DEL CROLLO DEL PALAZZO PETUNIA

29 Giugno 2026 - 00:54
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Il complesso residenziale di Chacao, già danneggiato dal terremoto del 1967, è diventato uno dei simboli della tragedia venezuelana. Tra le 35 persone morte sotto le macerie anche una famiglia di origine italiana, legata all’Irpinia da una dolorosa coincidenza

Il nome del palazzo Petunia resterà legato a una delle pagine più dolorose del terremoto che ha devastato Caracas e il Venezuela.

Il complesso residenziale, situato nel municipio di Chacao, nella zona di Los Palos Grandes, è crollato durante le violentissime scosse che hanno colpito il Paese, trasformandosi in una montagna di cemento, ferro e ricordi.

Trentacinque persone hanno perso la vita nel crollo.

Tra loro figurano tre componenti di una famiglia di origine italiana: Enzo Cuomo, la moglie Maria de la Trinidad e la figlia Isabella.

Tre vite unite dallo stesso destino, spezzate all’interno dell’abitazione nella quale avevano costruito la propria quotidianità, i propri affetti e i propri progetti.

La loro storia ha profondamente colpito sia la comunità italiana in Venezuela sia quella di Laviano e dell’Alta Valle del Sele, nel Salernitano, dalla quale proveniva la famiglia Cuomo.

ENZO, ARCHITETTO LEGATO ALLA SUA CARACAS

Enzo Cuomo era un architetto.

Viveva con la famiglia all’ultimo dei quattordici piani dell’edificio Petunia, dal quale osservava ogni giorno Caracas e il suo paesaggio urbano.

Dal terrazzo amava dare da mangiare ai grandi pappagalli Ara, presenza colorata e familiare nei cieli della capitale venezuelana.

Era una piccola abitudine quotidiana, uno di quei gesti semplici che raccontano una persona più di qualsiasi biografia ufficiale.

Enzo aveva scelto di rimanere in Venezuela nonostante la lunga crisi economica, le difficoltà sociali e l’incertezza che negli ultimi anni aveva spinto milioni di cittadini ad abbandonare il Paese.

Il Venezuela era la terra nella quale i suoi genitori avevano costruito una nuova vita dopo essere partiti dall’Irpinia.

Per lui non rappresentava soltanto il luogo dell’emigrazione familiare, ma la propria casa, il Paese nel quale lavorare, crescere i figli e custodire le radici italiane.

IL SOGNO DI ISABELLA

Isabella era la figlia più giovane della famiglia.

Aveva un sogno preciso: diventare sarta e stilista di moda.

Guardava al futuro con la creatività e l’entusiasmo di chi desidera trasformare una passione in una professione.

Il padre la osservava crescere proprio dall’appartamento in cima alla torre, mentre la città si estendeva sotto di loro e i pappagalli arrivavano sul terrazzo.

Il terremoto ha interrotto quel progetto e distrutto una famiglia che, nonostante le difficoltà vissute dal Venezuela, aveva continuato a credere nella possibilità di costruire il proprio futuro a Caracas.

Accanto a Enzo e Isabella c’era Maria de la Trinidad, moglie e madre, travolta insieme ai propri cari dal crollo improvviso dell’edificio.

La tragedia non ha lasciato loro alcuna possibilità.

UN EDIFICIO GIÀ DANNEGGIATO NEL 1967

Il crollo della Torre Petunia solleva interrogativi anche sulle condizioni strutturali del complesso.

Secondo quanto raccontato da Gerardo Cuomo, fratello di Enzo rientrato in Italia alcuni anni fa, l’edificio era già stato seriamente danneggiato dal terremoto che colpì Caracas nel 1967.

Quella scossa provocò crolli e vittime nella capitale venezuelana, lasciando segni profondi su numerose costruzioni.

Nel corso degli anni, il palazzo Petunia era stato sottoposto a interventi di ristrutturazione e consolidamento.

Quei lavori, tuttavia, non sono riusciti a impedire che la struttura cedesse davanti alla violenza del nuovo terremoto.

La torre di quattordici piani è collassata, schiacciandosi su se stessa e intrappolando decine di residenti.

Le operazioni di ricerca sono proseguite tra enormi difficoltà, con soccorritori e volontari impegnati a rimuovere lastre di cemento e strutture metalliche nella speranza di trovare persone ancora vive.

Con il passare delle ore, però, la speranza ha lasciato spazio al dolore.

LA TRAGICA COINCIDENZA CON L’IRPINIA

La storia della famiglia Cuomo contiene una coincidenza tanto dolorosa quanto difficile da accettare.

Due nonni di Enzo avevano perso la vita nel terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980, uno dei più devastanti della storia italiana contemporanea.

Morirono sotto le macerie della loro abitazione a Laviano, uno dei comuni maggiormente colpiti dal sisma.

A distanza di quasi mezzo secolo, la terra ha tremato nuovamente, questa volta dall’altra parte dell’Atlantico.

Enzo, la moglie e la figlia hanno incontrato lo stesso destino a Caracas.

Due generazioni della stessa famiglia, separate da migliaia di chilometri e da decenni di storia, sono state travolte dal crollo delle proprie abitazioni.

L’Irpinia e il Venezuela si ritrovano così unite da un filo crudele, scritto nella storia dell’emigrazione e nella violenza imprevedibile dei terremoti.

IL DOLORE DI LAVIANO

La notizia ha raggiunto rapidamente Laviano, dove vivono ancora parenti e persone legate alla famiglia Cuomo.

Il piccolo centro salernitano conosce bene il dolore provocato dalla terra che trema.

Nel 1980 il terremoto distrusse gran parte del paese e provocò centinaia di vittime, lasciando una ferita che continua a vivere nella memoria collettiva.

Per la comunità, la tragedia di Caracas non rappresenta quindi soltanto una notizia proveniente da un Paese lontano.

È il ritorno di un dolore conosciuto, capace di riportare alla mente quella notte di novembre nella quale intere famiglie vennero cancellate sotto le macerie.

La morte dei Cuomo ha riunito idealmente due comunità: quella italiana dalla quale la famiglia era partita e quella venezuelana nella quale aveva scelto di vivere.

IL DRAMMA DEGLI ITALIANI IN VENEZUELA

La famiglia Cuomo rappresenta una delle tante storie italiane presenti in Venezuela.

Nel corso del Novecento, centinaia di migliaia di italiani raggiunsero il Paese sudamericano in cerca di lavoro e nuove opportunità.

Molti provenivano dal Mezzogiorno, dalle regioni colpite dalla povertà e dalle conseguenze della guerra.

Contribuirono allo sviluppo dell’edilizia, dell’industria, del commercio, dell’agricoltura e della vita culturale venezuelana.

Costruirono imprese, famiglie e comunità, mantenendo un legame profondo con l’Italia e trasmettendo lingua, tradizioni e identità alle generazioni successive.

Enzo Cuomo era parte di questa storia.

Figlio dell’emigrazione italiana, aveva scelto di restare nella terra che aveva accolto i suoi genitori e nella quale era diventato professionista, marito e padre.

La sua morte, insieme a quella della moglie e della figlia, colpisce profondamente una comunità già provata dalle conseguenze economiche e sociali degli ultimi anni.

IL PALAZZO PETUNIA SIMBOLO DELLA CATASTROFE

La Torre Petunia è diventata uno dei simboli della devastazione provocata dal terremoto a Caracas.

Le immagini dell’edificio ridotto a un ammasso di detriti raccontano la violenza delle scosse meglio di qualsiasi dato.

Dietro ogni finestra c’era una casa.

Dietro ogni porta viveva una famiglia.

Negli appartamenti erano custoditi fotografie, documenti, oggetti personali, abiti e ricordi costruiti nel corso di una vita.

In pochi secondi tutto è scomparso.

Le squadre di soccorso hanno lavorato senza sosta, accompagnate dai familiari dei dispersi, dai volontari e dai residenti del quartiere.

Ogni rumore proveniente dalle macerie ha alimentato una nuova speranza.

Ogni corpo recuperato ha trasformato l’attesa in lutto.

Per 35 famiglie il palazzo Petunia non è più soltanto il luogo di una tragedia collettiva, ma il punto preciso nel quale si è interrotta la vita dei propri cari.

UNA FAMIGLIA TRA DUE PATRIE

La vicenda dei Cuomo racconta anche il significato più profondo dell’identità italiana nel mondo.

Esistono famiglie che appartengono a due Paesi, portano con sé due culture e costruiscono ponti tra terre lontane.

L’Italia rimane la patria delle origini, dei nonni, della memoria e dei legami familiari.

Il Venezuela diventa la patria della vita quotidiana, del lavoro, dei figli e del futuro.

Enzo Cuomo e la sua famiglia rappresentavano questo intreccio.

Erano italiani e venezuelani, legati all’Irpinia e a Caracas, alla storia dell’emigrazione e alla società nella quale avevano scelto di vivere.

La loro scomparsa appartiene quindi al dolore di entrambe le nazioni.

IL RICORDO OLTRE LE MACERIE

Ora che le ricerche hanno restituito la dimensione definitiva della tragedia, restano le storie.

Resta Enzo che dal terrazzo dà da mangiare ai pappagalli.

Resta Isabella che immagina abiti, tessuti e una carriera nella moda.

Resta Maria de la Trinidad accanto alla propria famiglia.

Restano i parenti in Italia e in Venezuela, costretti ad affrontare un dolore reso ancora più difficile dalla distanza.

E resta quella tragica linea che unisce il terremoto dell’Irpinia del 1980 al sisma di Caracas del 2026.

La terra ha tremato due volte nella storia della stessa famiglia.

La prima in Italia, portando via i nonni.

La seconda in Venezuela, distruggendo la vita dei figli e dei nipoti.

Ma oltre le macerie rimane la memoria di una famiglia italiana nel mondo, dei suoi sogni e del legame costruito tra due patrie.

Caracas piange le vittime del palazzo Petunia.

Laviano piange i propri figli lontani.

E l’intera comunità italiana si stringe intorno al ricordo di Enzo, Maria de la Trinidad e Isabella Cuomo.

Fonte: Tg1 – servizio di Marco Bariletti, pubblicato da RaiNews

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