Censimento ICT nella PA: cosa devono fare gli enti entro il 30 settembre 2026
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Censimento ICT nella PA: perché la ricognizione diventa decisiva per il digitale pubblico.
La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione passa anche da un passaggio meno visibile, ma fondamentale: conoscere con precisione strumenti, applicazioni, infrastrutture e servizi tecnologici già presenti negli enti. È questo l’obiettivo del nuovo censimento avviato dall’Agenzia per l’Italia Digitale, rivolto alle amministrazioni pubbliche centrali e territoriali.
L’iniziativa punta a costruire una fotografia aggiornata del patrimonio ICT pubblico: dai sistemi hardware ai software, dalle piattaforme utilizzate dai dipendenti ai servizi digitali destinati a cittadini e imprese. Le amministrazioni interessate dovranno compilare il questionario disponibile su PA digitale 2026 accedendo all’area riservata con le proprie credenziali entro il 30 settembre 2026.
Non si tratta di un semplice adempimento statistico. Le informazioni raccolte serviranno a orientare le prossime politiche informatiche della PA, contribuendo a definire le linee di sviluppo delle infrastrutture digitali nel Piano triennale per l’informatica pubblica. In altre parole, prima di decidere dove investire, quali servizi rafforzare e quali tecnologie superare, lo Stato vuole disporre di una mappa attendibile di ciò che esiste davvero.
Una fotografia delle dotazioni digitali di enti centrali e locali
Negli ultimi anni il settore pubblico ha accelerato sulla digitalizzazione: cloud, interoperabilità delle banche dati, servizi online, identità digitale, cybersecurity e semplificazione amministrativa sono entrati stabilmente nell’agenda di Comuni, Regioni, ministeri, enti previdenziali e altre strutture pubbliche.
Questa evoluzione, tuttavia, non si è sviluppata in modo uniforme. Ogni amministrazione ha una propria storia tecnologica, fatta di soluzioni acquistate in periodi diversi, applicativi costruiti su misura, contratti di assistenza, archivi, reti interne e piattaforme che talvolta dialogano con difficoltà tra loro. Per questo una ricognizione nazionale può offrire un vantaggio concreto: individuare punti di forza, carenze, duplicazioni e possibili margini di razionalizzazione.
Il censimento promosso da AgID, realizzato con il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, raccoglierà dati sul patrimonio infrastrutturale e applicativo delle amministrazioni. L’attenzione riguarda quindi le principali componenti tecnologiche utilizzate dagli enti, compresi i servizi digitali erogati e l’organizzazione delle risorse ICT.
La finalità è più ampia della mera catalogazione. Disporre di dati completi permette di programmare interventi con maggiore consapevolezza, evitare spese non necessarie e migliorare la capacità della PA di rispondere a emergenze, minacce informatiche o nuovi bisogni degli utenti.
Questionario PA digitale 2026: chi deve compilarlo e entro quando
Il questionario è disponibile attraverso la piattaforma PA digitale 2026 e dovrà essere completato entro il 30 settembre 2026. La compilazione può essere materialmente svolta da una figura interna all’amministrazione, ma richiede il coinvolgimento delle persone che possiedono una conoscenza concreta e trasversale dei sistemi informativi dell’ente.
In pratica, sarà utile mettere attorno allo stesso tavolo chi segue l’informatica, i servizi digitali, l’organizzazione interna, la sicurezza e gli aspetti contrattuali. Un censimento accurato non può infatti basarsi su informazioni parziali: occorre ricostruire il quadro dell’ente nel suo insieme, senza limitarsi a una singola applicazione o a un solo ufficio.
Per scuole e università è previsto un percorso differente. Il questionario sarà reso disponibile a partire da settembre, mentre la relativa scadenza verrà comunicata successivamente. Si tratta di una distinzione importante, considerata la specificità delle strutture formative e la varietà dei sistemi utilizzati nel comparto dell’istruzione e della ricerca.
Una volta inseriti i dati, il passaggio conclusivo spetterà al rappresentante legale dell’amministrazione oppure al Responsabile per la Transizione al Digitale. Uno dei due soggetti dovrà firmare una dichiarazione che attesti la correttezza e la completezza delle informazioni trasmesse.
Dalla mappatura delle risorse alla governance digitale
Il valore dell’operazione emerge soprattutto nell’uso che verrà fatto dei risultati. La raccolta delle informazioni consentirà innanzitutto di definire un modello di governance ICT più solido. Significa chiarire ruoli, responsabilità, priorità e modalità con cui le amministrazioni pianificano e gestiscono l’innovazione tecnologica.
Una governance efficace evita che la digitalizzazione proceda per interventi isolati, spesso legati alla disponibilità momentanea di fondi o a esigenze contingenti. Al contrario, permette di scegliere tecnologie coerenti con gli obiettivi dell’ente, con le regole nazionali e con l’esigenza di assicurare continuità operativa nel tempo.
La mappatura servirà anche a comprendere dove si concentrano infrastrutture, applicazioni e servizi, favorendo una gestione più efficiente delle risorse. In un contesto caratterizzato da budget limitati e da una crescente domanda di prestazioni online, conoscere l’esistente è essenziale per decidere se mantenere, aggiornare, integrare o sostituire una soluzione.
Un altro obiettivo riguarda l’ottimizzazione della spesa ICT. Non si tratta soltanto di ridurre i costi, ma di utilizzare meglio le risorse disponibili, orientando gli investimenti verso strumenti realmente utili, sicuri e sostenibili. La qualità della spesa tecnologica incide direttamente sulla possibilità di offrire servizi semplici, accessibili e affidabili.
Sicurezza, resilienza e servizi migliori: cosa può cambiare per cittadini e uffici
Una PA che conosce le proprie dotazioni digitali può intervenire con maggiore rapidità anche sul fronte della sicurezza. Le infrastrutture informatiche pubbliche custodiscono dati personali, documenti amministrativi, informazioni economiche e servizi essenziali. Una visione aggiornata dei sistemi presenti negli enti aiuta a individuare eventuali fragilità e a pianificare misure di protezione più adeguate.
La stessa logica vale per la resilienza digitale, cioè la capacità di continuare a operare o ripartire rapidamente dopo un guasto, un attacco informatico o un evento imprevisto. La continuità dei servizi pubblici non è una questione riservata agli addetti ai lavori: riguarda, ad esempio, chi deve presentare una pratica, ottenere un certificato, dialogare con il Comune o accedere a una prestazione amministrativa.
Per le amministrazioni, contribuire al censimento con dati accurati significa dunque partecipare alla costruzione di una strategia nazionale più realistica. Per cittadini, professionisti e imprese, l’effetto atteso è una PA capace di scegliere meglio, coordinare gli investimenti e rendere i propri servizi digitali più stabili e comprensibili.
Il censimento trova fondamento nel comma 1-ter dell’articolo 33-septies del decreto-legge n. 179 del 2012 e si inserisce nel quadro delineato dal Codice dell’amministrazione digitale, il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. La scadenza del 30 settembre 2026 rappresenta quindi un appuntamento operativo rilevante per gli enti coinvolti e per l’intero percorso di modernizzazione del settore pubblico.
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