Chanel, step down di Bruno Pavlovsky: esce dal cda ma resta alla guida della moda. Continua il riassetto manageriale
Bruno Pavlovsky ha rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione di Chanel Limited, ma mantiene i ruoli di presidente delle attività moda e di presidente di Chanel Sas. Lo ha confermato la maison con una dichiarazione rilasciata giovedì, come ricostruisce Wwd.
“Confermiamo che Bruno Pavlovsky si è dimesso dal board di Chanel Limited”, ha dichiarato la società. Il passo, ha spiegato, “segna il completamento dell’evoluzione del consiglio verso una composizione di amministratori indipendenti”, che porta competenze e prospettive esterne e mantiene la rappresentanza esecutiva attraverso il global executive chairman e il global chief executive officer. Chanel ha precisato inoltre che Pavlovsky “resta pienamente impegnato” nei suoi incarichi operativi. Un percorso avviato già da tempo, ricorda l’agenzia di stampa: negli ultimi due anni sono entrati nel board, tra gli altri, Simone Bagel-Trah, presidente del consiglio di sorveglianza di Henkel, e Teresa Ko, chairman di Chanel per la Cina.
Sessantatré anni, Pavlovsky è entrato in Chanel nel 1990 da Deloitte ed è presidente della divisione moda dal 2004. Guida anche il marchio di costumi da bagno Eres, controllato dal gruppo, oltre a Chanel Sas, l’entità francese, e a Le19M, l’hub dei mestieri d’arte alle porte di Parigi. Dal 2022 è alla presidenza della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, l’organo di governo della moda francese, di cui è stato rieletto a luglio. Lo scorso anno il presidente francese Emmanuel Macron lo ha nominato ufficiale dell’Ordine al merito.
Nel corso della carriera ha lavorato al fianco di tre dei quattro direttori creativi ufficiali della maison: Karl Lagerfeld fino alla scomparsa nel 2019, Virginie Viard dal 2019 al 2024 e Matthieu Blazy da aprile 2025. Secondo Wwd, è l’ultimo esponente di una generazione di top manager ancora in carica dopo l’arrivo, nel 2021, di Leena Nair come global CEO.
L’uscita dal board si inserisce infatti nel ricambio manageriale avviato cinque anni fa dalla famiglia Wertheimer, proprietaria di Chanel. Sotto la guida di Nair, ricorda la testata, la maison ha visto l’addio di diversi dirigenti di lungo corso, tra cui John Galantic, presidente e chief operating officer di Chanel Inc. dal 2006. Tra i cambi ai vertici figura anche quello del direttore finanziario: Philippe Blondiaux, in carica da oltre quindici anni, lascerà a fine anno e sarà sostituito da Hélène de Tissot, proveniente da Pernod Ricard.
In ultima battuta, durante un’intervista esclusiva a Wwd, proprio Bruno Pavlovsky ha raccontato con entusiasmo il successo delle prime collezioni disegnate da Matthieu Blazy, a un anno dal suo debutto in passerella. Il manager non ha commentato i dati trapelati relativi al primo semestre del 2026, secondo cui i ricavi sarebbero cresciuti del 16% a cambi costanti, ma ha confermato che la casa di moda sta ottenendo “risultati nettamente superiori a quelli del mercato”.
Il riassetto arriva dopo un 2025 di ripresa, chiuso con ricavi per 19,3 miliardi di dollari, in crescita del 3% a cambi correnti (+1,8% a cambi costanti), dopo il calo del 4,3% dell’anno precedente. L’utile operativo è salito del 5% a 4,7 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è sceso del 14,3% a 2,9 miliardi. Nel corso dell’anno la maison ha aperto 41 boutique e ne prevede altre 30 nel 2026, accompagnando la crescita con investimenti sulla filiera produttiva, tra cui l’acquisizione della maggioranza della pelletteria Renato Corti.
Sullo sfondo resta il tema della continuità della proprietà. Proprio nei giorni scorsi è emerso che Gérard Wertheimer, che controlla Chanel insieme al fratello Alain, ha costituito un family office a Ginevra per gestire parte del proprio patrimonio: una mossa letta dagli osservatori come un primo passo verso il passaggio della ricchezza alla generazione successiva
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