Climatizzazione degli edifici, ENEA testa il mix tra geotermia e solare termico

02 Luglio 2026 - 14:43
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Climatizzazione degli edifici, ENEA testa il mix tra geotermia e solare termico

Roma, 2 luglio 2026 – ENEA ha realizzato un innovativo impianto geotermico per la climatizzazione sostenibile degli edifici presso il Centro Ricerche Casaccia (Roma). Sviluppato nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’impianto combina l’utilizzo del calore del sottosuolo con una pompa di calore di ultima generazione in grado di sfruttare sia l’aria che il terreno come sorgente termica.

Il calore, naturalmente presente nel sottosuolo a temperature relativamente basse (sotto i 90°C), viene sfruttato attraverso quattro pozzi a diverse profondità dotati di sonde geotermiche e sensori in fibra ottica.

“A differenza di altre fonti di energia rinnovabile che dipendono da condizioni meteorologiche variabili, la geotermia offre una continuità che la rende ideale per garantire una fornitura stabile e continua di energia”, evidenzia Anna Carmela Violante, ricercatrice del dipartimento ENEA di Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili (TERIN).

“Inoltre, la tecnologia geotermica può contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia e di materiali – non richiedendo materie prime critiche o strategiche – e a rendere il sistema energetico più resiliente alle fluttuazioni dei costi causate dalle crisi geopolitiche”, aggiunge Violante.

“Nei periodi di richiesta di riscaldamento o raffrescamento, la stabilità termica della sorgente o del pozzo di calore è fondamentale per garantire efficienze elevate delle pompe di calore”, dichiara Raniero Trinchieri, ricercatore del dipartimento ENEA-TERIN.

L’Italia vanta una tradizione secolare nello sfruttamento della risorsa geotermica ed è attualmente l’ottavo Paese al mondo per capacità geotermoelettrica installata, con circa 916 MW e una produzione annua pari a circa 5.7 TWh di energia elettrica, concentrata prevalentemente in Toscana.

Per quanto riguarda gli usi diretti del calore geotermico, il nostro Paese si colloca tra i principali Paesi europei, con una capacità installata stimata di circa 1.316 MWth, impiegata principalmente per riscaldamento civile, usi termali e agricoli e applicazioni geotermiche a bassa entalpia.

“Malgrado questi risultati, la crescita del settore geotermico nazionale è rimasta sostanzialmente stagnante nell’ultimo decennio, evidenziando un potenziale ancora ampiamente sottoutilizzato”, sottolinea Simona De Iuliis, responsabile della Sezione supporto strategico del dipartimento ENEA-TERIN.

“La geotermia – aggiunge – da più parti è considerata un ‘gigante dormiente’ specialmente in Italia dove abbiamo il maggiore potenziale dell’Europa continentale. Se solo sfruttassimo il 2% di quel potenziale nei primi 5 km di profondità, la geotermia potrebbe coprire fino al 10% della produzione elettrica prevista per il 2050 e circa il 25% dei consumi finali termici”.

In generale, con le risorse geotermiche disponibili in Italia si potrebbe coprire oltre quattro volte l’intero fabbisogno energetico del Paese in termini di elettricità e calore (120 Mtep nel 2022) consentendo di ridurre del 40% i consumi di gas naturale.

“Per sfruttarne le potenzialità è necessario superare le sfide tecniche e finanziarie che ancora ne limitano una diffusione su larga scala e sviluppare politiche energetiche mirate – dichiara Giulia Monteleone, direttrice di ENEA-TERIN – Oltre alla creazione di meccanismi di incentivazione anche per ridurre il rischio tecnologico, auspichiamo la semplificazione delle procedure autorizzative, la mappatura del potenziale e l’individuazione delle aree idonee per utilizzare la geotermia come motore di crescita economica ed elemento centrale nella transizione verso un futuro energetico sostenibile”.

Il passo successivo delle ricerche ENEA sarà la realizzazione di un sistema sperimentale ibrido in grado di combinare la sorgente geotermica a bassa entalpia con quella solare termica, con l’obiettivo di studiare l’accumulo termico in terreni impermeabili, principalmente argillosi, posti a profondità superiori ai 100 metri.

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