Confindustria alza la stima del Pil 2026 all’1%, ma vede una frenata nel 2027

15 Ottobre 2026 - 10:30
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Allora! Online – Redazione

L’economia italiana dovrebbe crescere dell’1% nel 2026, per poi rallentare allo 0,6% nel 2027. Sono le nuove previsioni del Centro Studi Confindustria, presentate il 14 ottobre. La revisione migliora il quadro dell’anno in corso, ma lascia una prospettiva prudente per quello successivo, condizionata soprattutto dall’energia e dall’incertezza internazionale.

Il confronto con la precedente valutazione è significativo. Nel rapporto di marzo, il centro studi indicava per il 2026 una crescita dello 0,5%, all’interno di uno scenario già esposto agli effetti della guerra in Medio Oriente. L’aggiornamento autunnale aggiunge quindi mezzo punto alla stima annuale, senza trasformare il miglioramento in una previsione di espansione sostenuta.

Il nuovo rapporto attribuisce la revisione alla tenuta dell’attività nella prima parte dell’anno, al contributo degli investimenti legati al Pnrr e a una trasmissione dei rincari energetici agli altri prezzi più limitata del previsto. Il sostegno del piano alla crescita del 2026 viene stimato in circa mezzo punto percentuale di Pil.

Il dettaglio delle previsioni, riportato nella scheda dell’ANSA, mostra consumi delle famiglie in aumento dell’1,1% quest’anno e dello 0,5% nel prossimo. Gli investimenti fissi lordi passerebbero dal 3,3% allo 0,8%. Le esportazioni di beni e servizi crescerebbero del 2,9% nel 2026 e dell’1,7% nel 2027, mentre le importazioni rallenterebbero dal 3,4% all’1,5%.

Anche il mercato del lavoro continuerebbe a espandersi con minore intensità: gli occupati aumenterebbero dello 0,8% quest’anno e dello 0,3% nel prossimo. L’inflazione media annua è prevista al 3,2% nel 2026 e al 2,2% nel 2027. Per i conti pubblici, il rapporto indica un deficit del 2,9% del Pil nel 2026 e del 2,8% nel 2027, con il debito rispettivamente al 137,9% e al 138%.

Le cifre vanno lette come uno scenario condizionato. Confindustria ipotizza una soluzione della guerra tra Stati Uniti e Iran dopo le elezioni americane di metà mandato e l’avvio della normalizzazione dei transiti nello Stretto di Hormuz da gennaio. Un prolungamento delle difficoltà negli approvvigionamenti cambierebbe le prospettive su prezzi, consumi e investimenti.

Il rapporto è inoltre costruito a legislazione vigente: non incorpora la clausola nazionale di salvaguardia destinata a finanziare maggiori spese per difesa e sicurezza energetica. Il risultato del 2027 dipenderà quindi sia dall’evoluzione internazionale sia dalle misure effettivamente adottate. Il dato migliore sul 2026 offre una base più solida, ma non elimina la vulnerabilità del sistema produttivo.

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