Cos’ha detto Conte sull’Ucraina e perché il Pd lo attacca

Il sostegno militare all’Ucraina torna a dividere il campo progressista e apre un nuovo fronte di scontro tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico. Il presidente del M5S Giuseppe Conte ha ribadito che il suo partito non voterà il prossimo provvedimento per il rinnovo degli aiuti militari a Kyjiv, sostenendo invece la necessità di una svolta negoziale con la Russia. E ha indicato nelle future primarie di coalizione il luogo in cui sciogliere le divergenze sulla politica estera.
La presa di posizione, arrivata durante la manifestazione PiazzAsiago, ha provocato la reazione immediata del Pd. Il responsabile organizzazione Igor Taruffi ha respinto l’idea che siano le primarie a decidere la linea internazionale dell’alleanza: prima, ha spiegato, servirà un programma condiviso, perché chi vincerà dovrà rappresentare l’intera coalizione e non soltanto il proprio partito.
Conte ha sostenuto che, se fosse chiamato a guidare il governo, rassicurerebbe il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sul sostegno all’Ucraina, ma allo stesso tempo cercherebbe un confronto diretto con Vladimir Putin per verificare la possibilità di una trattativa. Ha inoltre ribadito il no del M5S al piano europeo di riarmo e all’utilizzo del fondo Safe, pur dichiarandosi favorevole a una vera difesa comune europea.
Dal Pd sono arrivate repliche molto dure. Il senatore Filippo Sensi ha definito Conte «il Vannacci del campo largo», accusandolo di alimentare un’agenda filorussa e di lavorare allo sfascio dell’alleanza. Simona Malpezzi ha sostenuto che chi ambisce a guidare il centrosinistra «può stare solo» dalla parte di Kyjiv, mentre Lia Quartapelle ha invitato a prendere atto che il leader pentastellato vuole rompere la coalizione su un tema cruciale come la sicurezza europea. Anche il dem Piero Fassino ha contestato la proposta negoziale del leader M5S, chiedendogli se sia disposto ad accettare le condizioni poste da Mosca, a partire dalla cessione del Donbass.
Ad alimentare le tensioni anche gli interventi esterni. Carlo Calenda, leader di Azione, ha sostenuto che il Pd dovrebbe decretare la fine del campo largo oppure costringere Conte a fare marcia indietro.
Lo scontro arriva mentre le forze del centrosinistra sono impegnate a costruire una posizione comune in vista del confronto parlamentare sulle spese per difesa ed energia. Ma proprio il dossier Ucraina continua a rappresentare il principale ostacolo sulla strada dell’unità.
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