Dromos, il festival in movimento (da ventotto anni)

Un festival può diventare un esempio di resilienza, può crescere anno dopo anno, arrivare dal nulla e finire per essere un tutt’uno con un intero territorio? Sì e di certo accade con Dromos nell’Oristanese, giunto alla sua ventottesima edizione. L’estate, si sa, è il momento del proliferare della musica dal vivo, delle sagre, degli eventi in piazza, ma qui parliamo di altro. Di una manifestazione che si sviluppa per un mese intero, giorno dopo giorno, coinvolgendo una provincia intera, contaminando generi e “occupando” alcuni dei luoghi più suggestivi di questa parte di Sardegna. Si è cominciato a metà luglio a Mogoro col Nuraghe Cuccurada a fare da sfondo al live di Michael League (il leader degli Snarky Puppy) e Becca Stevens, e si chiuderà il giorno dopo di Ferragosto con i Subsonica allo stagno di Cabras.
Un festival girovago, “in movimento” preferisce definirsi Dromos nei comunicati e nel programma 2026, e forse è più corretto così, perché la parola movimento dà più il senso di chi non solo è in cammino, ma lo è con uno scopo. Movimento politico, movimento operaio, movimento di liberazione… In questo caso, movimento culturale.
L’Associazione Culturale Dromos nasce nel 1999 con l’obiettivo di mettere insieme musica e arte di qualità. «Andava affermandosi – ha raccontato Salvatore Corona, che di Dromos è il direttore artistico e il fondatore – la Real World di Peter Gabriel, che nei primissimi anni ha influenzato le nostre scelte artistiche; il festival è poi cresciuto come cresce qualsiasi creatura che è sostenuta e nutrita». L’ex leader dei Genesis aveva da poco pubblicato con la sua etichetta lo storico disco dei Tenores di Bitti e in quella prima edizione di Dromos gli artisti sardi la facevano da padroni: Cordas et Cannas, Antonello Salis, Elena Ledda o Andrea Parodi ormai uscito dai Tazenda.

Di tempo ne è passato e Dromos è diventato uno dei palcoscenici più amati dai protagonisti della nuova scena jazz internazionale, per poi nelle ultime stagioni mixarli con alcuni grandi live della musica pop nazionale. Comunque sia, un’impresa non di poco conto in una provincia come quella di Oristano al novantaduesimo posto su 107 province italiane nella categoria “Cultura e tempo libero” dell’annuale indagine sulla qualità della vita stilata dal Sole 24 Ore.
Gli ingredienti di tale longevità, in attesa del trentennale, sono almeno tre. La capacità di fare networking sul territorio, visto che anche quest’anno è stretta la collaborazione con altre realtà come il Terme Romane Festival o la rassegna dell’Estate di Mont’e Prama. La scelta dei luoghi più suggestivi dell’Oristanese per le esibizioni, come il Teatro di Tharros, le terme di Fordongianus, il Giardino Botanico del Monte Arci, con l’ingresso in questa edizione della Cantina Contini o della Cantina Silvio Carta, quasi a suggellare la crescita del movimento enoturistico sardo. Infine, la sapiente proposta che intreccia il jazz che ha plasmato la crescita di Dromos ad appuntamenti sempre più rivolti al grande pubblico, senza rinunciare ai musicisti sardi e all’arte, quest’anno concretizzata dalla mostra Secret Pages del celebre fotografo giapponese Nobuyoshi Araki (aperta fino al 17 ottobre alla Pinacoteca Comunale Carlo Contini di Oristano).
Quest’anno è passata dal Dromos Festival Carmen Consoli e ancora passeranno Rancore (il 10 agosto) o Mario Biondi (l’11). È tornato Stefano Bollani con un’esibizione di puro virtuosismo, passando da Benito Urgu a Nino Rota, e con un medley finale di dieci pezzi scelti dal pubblico e suonati a memoria.
Senza dimenticare l’anima sarda: l’habitué Elena Ledda in coppia con Tosca (il 6 agosto a Riola Sardo) o la chitarra di Bebo Ferra.
Senza tradire le radici jazz e funk sulle quali il festival è diventato adulto: dal Tigran Hamasyan Quartet a Cory Henry, plurivincitore dei Grammy Awards; dal Rokia Traoré Quintet a Brian Jackson, attesi rispettivamente il 9 e il 12 agosto. Al viaggio sonoro tra Oriente e Mediterraneo offerto dal trio L’Antitode: un percussionista iraniano, un pianista franco-libanese, un violoncellista albanese. Un piccolo concerto per centocinquanta forse duecento spettatori nel giardino di un Museo Diocesano, ma imperdibile.
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