Dopo Hormuz la rotta del petrolio si complica ancora, con la conquista Houthi dell'isola di Perim

11 Settembre 2026 - 19:05
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Dopo Hormuz la rotta del petrolio si complica ancora, con la conquista Houthi dell'isola di Perim

La situazione nello Stretto di Bab al-Mandeb è peggiorata nelle ultime 24 ore: l'elemento più importante è collegato all'offensiva scatenata dai miliziani Houthi, che questa volta non si è limitata ad attaccare le navi battente bandiera saudita, ma sono riusciti a penetrare fisicamente dentro il corridoio strategico dello Stretto.

Possiamo riassumere, a grandi linee, gli importanti risultati raggiunti dai miliziani: gli Houthi hanno conquistato Mocha (Al-Mokha), importante porto yemenita sul Mar Rosso, collocato a meno di 80 km da Bab al-Mandeb. Le forze Houthi sono arrivate sull'isola di Perim (Mayyun), collocata al centro dell'ingresso dello Stretto e, per quanto ci è dato conoscere, le forze governative yemenite, sostenute dall'Arabia Saudita, si sono ritirate da Perim e da Dhubab, lungo la fascia costiera Sud-occidentale del Paese, che si affaccia direttamente sul Mar Rosso, proprio di fronte all'isola di Perim in prossimità dello stretto di Bab el-Mandeb.

Questi successi militari rappresentano un salto di qualità notevole rispetto alla precedente strategia: gli Houthi ora possono potenzialmente osservare, minacciare e condizionare direttamente il traffico navale attraverso Bab al-Mandeb. Non bastava solo lo Stretto di Hormuz, ora le rotte del petrolio sono davvero diventate più insicure, nonostante gli Houthi proclamino che la navigazione internazionale verrà garantita e si svolgerà in assoluta sicurezza.

Sappiamo bene quanto lo Stretto di Bab al-Mandeb sia strategicamente determinante, costituendo il passaggio obbligato fra Mar Rosso e Golfo di Aden; è la via di collegamento delle navi dirette verso il Canale di Suez. Con il controllo dell’isola di Perim e della prospiciente costa di Mocha - Dhubab, gli Houthi acquisiscono una posizione molto più favorevole per il controllo del Mar Rosso e per lo sbocco marittimo del Golfo di Aden: in definitiva, dunque, per le rotte dirette nell’Oceano Indiano.

Va precisato che, ad oggi, gli Houthi non hanno ancora chiuso alla navigazione marittima lo Stretto; tuttavia, non possiamo non considerare che la capacità di renderlo pericoloso o di interromperne il regolare transito navale commerciale sia aumentata drasticamente.

In altre parole, l'Iran e i suoi alleati potrebbero aver raggiunto la capacità di mettere sotto pressione entrambi i cosiddetti principali "colli di bottiglia" energetici fra Medioriente e i mercati mondiali; non a caso, infatti, il Brent è già salito oltre i 100 dollari al barile, con un'importante impennata registrata nella giornata di ieri.

Anche se non ci troviamo ancora davanti a un “blocco di Suez”, l’avanzata degli Houthi rende molto più probabile che le unità mercantili debbano considerare di evitare il transito da Bab al-Mandeb; intuitivamente, per l’Europa questo significherebbe più giorni di navigazione, aumento rilevante dei noli marittimi, fino a giungere al rincaro delle assicurazioni marittime con inevitabile pressione sui prezzi dell’energia.

Non diciamo nulla di nuovo nell’affermare che Bab al-Mandeb rappresenta la porta meridionale del Canale di Suez; se una compagnia di navigazione ritiene troppo rischioso attraversarlo, la nave non può semplicemente prendere una strada alternativa ma, invece, dovrà navigare lungo tutta la costa occidentale africana e doppiare il Capo di Buona Speranza, percorrendo circa 6.000 miglia in più. In molti casi, ciò comporterebbe due settimane aggiuntive di navigazione in più. Il problema esiste già ed è misurabile: a fine agosto i passaggi di portacontainer attraverso Bab al-Mandeb erano di circa il 59,5% inferiori.

Per il traffico petrolifero la situazione diventa anche più seria; normalmente l'Arabia Saudita esporta il proprio petrolio attraverso il Golfo Persico e Hormuz, oggi fortemente perturbato. Per queste ragioni, infatti, Riyadh aveva iniziato a utilizzare maggiormente la rotta alternativa: dai giacimenti sauditi attraverso l’oleodotto East-West di Yanbu, sul Mar Rosso e successivamente, passando dallo Stretto di Bab al-Mandeb, si raggiungeva l’Oceano Indiano. Appare del tutto evidente, quindi, come Bab al-Mandeb sia diventato una specie di valvola di sicurezza per il commercio del petrolio saudita; proprio questa valvola è quella che gli Houthi stanno mettendo sotto pressione fino a farla diventare, ipoteticamente, inagibile.

Fonti attendibili riferiscono che in agosto la produzione saudita è scesa a circa 6 milioni di barili/giorno, il livello più basso da oltre trent'anni, mentre gli attacchi e le minacce al traffico hanno contribuito alla riduzione dei flussi. L'EIA (Energy Information Administration) l'Agenzia statistica ed energetica del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, ha stimato che nel secondo trimestre 2026 attraverso Bab al-Mandeb transitassero circa 8,1 milioni di barili/giorno di petrolio e prodotti petroliferi, inclusi circa 6,1 milioni di barili/giorno di greggio e condensati; ovviamente, non tutto questo petrolio è destinato ai mercati dell'Europa ma, venendo meno una rotta di questa portata, il mercato mondiale deve riprezzare il rischio e noi poveri utenti finali ne misuriamo poi le conseguenze reali quando siamo di fronte alla pompa di benzina.

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