D’Orsi, Torino-Mosca andata e ritorno

16 Settembre 2026 - 12:50
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D’Orsi, Torino-Mosca andata e ritorno

Angelo D'Orsi

Ieri il Consiglio regionale del Piemonte ha discusso per l’ennesima volta della TAV. Il presidente Cirio ha tagliato corto: «Quanto costa questo dibattito ai cittadini?». Vedere le istituzioni tornare a interrogarsi su un’infrastruttura «decisa, approvata a livello nazionale, francese ed europeo, finanziata, appaltata al 100%, realizzata al 35%», ha aggiunto, non è il migliore spot per chi dovrebbe investire in Piemonte.

Ma non ha convinto la sinistra. Come riferisce Lo Spiffero, il Movimento 5 Stelle continua a definire la Torino-Lione «inutile, costosa e dannosa» e parteciperà alla marcia No Tav del 3 ottobre contro la tratta Avigliana-Orbassano. AVS chiede addirittura che la Regione intervenga per fermarla.

E poi c’è il PD, che è Sì Tav ma sta nello stesso schieramento di chi la TAV non la vuole. Ha evitato di riaprire il confronto sull’opera e ha spostato il tiro su compensazioni, tratte di adduzione, intermodalità, trasporto regionale e ritardi. «Discutere come completare meglio la Tav è politica. Tornare a chiedersi se completarla è archeologia», commenta saggiamente il quotidiano online.

Vedremo se il 3 ottobre si ripeteranno le violenze della marcia precedente. O se saranno anticipate al 27 settembre, quando a Torino si svolgerà la manifestazione promossa da Europa Radicale a sostegno della TAV. Tutto può essere, in una città con una lunga tradizione di violenza e di comprensione ZTL verso la violenza.

In un’intervista alla Stampa, la procuratrice generale del Piemonte e della Valle d’Aosta Lucia Musti è tornata sull’«area grigia di matrice colta e borghese» che circonda la galassia antagonista con «benevola tolleranza». Non accusa quegli intellettuali di lanciare pietre, ma di fornire le parole con cui le pietre vengono minimizzate.

«Minimizzano, non stigmatizzano», dice Musti. «Ma quando si devasta una città non si può parlare di ragazzi che sbagliano».

La procuratrice non fa nomi. Il professor Angelo D’Orsi, assiduo difensore delle ragioni del Cremlino, sembra però essersi candidato spontaneamente al ruolo. È stato membro del comitato di garanzia del progetto per trasformare Askatasuna in “bene comune” e ne ha difeso pubblicamente l’attività, contrapponendo alle violenze i corsi gratuiti, le iniziative culturali e i servizi offerti al quartiere. Ma un doposcuola non cancella una molotov e una conferenza non assolve chi aggredisce un poliziotto. Il problema indicato da Musti nasce precisamente quando il bilancio sociale viene usato come certificato di buona condotta politica.

Dopo l’assalto alla redazione della Stampa del 28 novembre 2025, D’Orsi fu intervistato da Radio Onda d’Urto in una trasmissione dedicata al «cosiddetto assalto squadrista». La presentazione riduceva l’accaduto a «due scritte sui muri, letame lasciato davanti alla sede, qualche foglio di carta buttato per terra».

Non raggiunse le vette di comprensione di Francesca Albanese – «Che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro» – ma poche settimane dopo, a Quarta Repubblica, D’Orsi tornò a difendere Askatasuna e riservò la formula più indignata non all’irruzione nel giornale, ma allo sgombero del centro sociale: «Un atto di una violenza incredibile».

Difendere Askatasuna non significa approvarne ogni comportamento, né D’Orsi può essere considerato responsabile delle azioni altrui. Ma è proprio questo il punto sollevato da Musti: non la partecipazione materiale alla violenza, bensì la costruzione di un racconto che la ridimensiona, la contestualizza e la diluisce fino quasi a farla scomparire.

Da domani D’Orsi sarà a Mosca come osservatore di elezioni dalle quali l’opposizione autentica è stata espulsa. A Torino ha garantito un centro sociale raccontandone soprattutto i meriti e relegando le violenze a incidente marginale. Cambiano la città e la causa, ma il professore conserva la specializzazione: non giustifica mai, per carità. Trova soltanto le attenuanti.

 

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Marco Taradash per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi

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