L’Europa è il punto di collisione tra la svolta imperiale di Trump e l’offensiva ibrida di Putin

Il perfetto allineamento tra la Casa Bianca e il Cremlino si è compiuto in soli tre anni, tra l’omelia di Cirillo I del 2022 e il discorso di Vance del 2025, e poggia su quattro pilastri: coincidenza, convergenza, collisione e collusione. I segnali erano già nell’aria da tempo, ma adesso le dottrine di Stati Uniti e Russia coincidono, la visione neoreazionaria e imperiale di Donald Trump converge su molti punti con quella ultratradizionalista di Vladimir Putin e insieme collidono contro l’Europa, sulla base della collusione di spregiudicati interessi personali e di clan.
Coincidenza: le ideologie di Washington e Mosca si sovrappongono in un incrocio di autoritarismo, rigetto dei valori illuministici, fede ultraconservatrice e spregio delle democrazie liberali. Convergenza: Trump e Putin si intendono perché entrambi rispettano solo la forza bruta e si fanno beffe delle regole internazionali. Collisione: un mondo svuotato di leggi condivise si fonda sul ritorno degli imperi, che si riconoscono a vicenda e progettano suddivisioni del mondo in aree di influenza, a spese dei regimi democratici. Collusione: una gestione autoritaria del potere permette di accumulare immense ricchezze private, da condividere solo con una cerchia esclusiva di complici e parenti, proprio come fanno gli imperatori, o i boss mafiosi.
Oggi — mentre in Medio Oriente e in Ucraina proseguono gli orrori della guerra combattuta alla luce del sole — l’Europa si ritrova invece al centro di un conflitto segreto, scatenato su due fronti. In questo scenario bellico si schierano servizi di intelligence e intelligenza artificiale, organizzazioni criminali e comuni cittadini trasformati in agenti dilettanti, ideologi e lobbisti, politici disponibili, influencer conniventi, gruppi di hacker, eserciti di bot ed enormi masse di metadati.
È una guerra che si combatte a colpi di navi fantasma e incidenti sottomarini, droni non identificati e incendi appiccati in giro per il continente, campagne di disinformazione e attacchi hacker, meme virali, manipolazioni dei mercati e pressioni su gruppi d’interesse. Qualcuno la definisce una guerra ibrida, perché si svolge in quella zona grigia dove i confini tra sfera militare e vita civile sfumano, tutti gli aspetti della società diventano tanto un’arma quanto un obiettivo da colpire, e ogni attacco risulta impossibile da attribuire con certezza a chi lo ha realmente ordinato.
Le strategie sono tratte di peso da oscuri manuali sovietici risalenti alla Guerra fredda e da apocalittiche teorie politiche elaborate nella Silicon Valley. L’obiettivo definitivo consiste nel sabotaggio dell’Unione europea, da smontare come un giocattolo per spalancare i cancelli all’ascesa di governi autoritari in tutto il mondo. Se questa guerra è segreta e adopera logiche da crimine organizzato, allora per scandagliarla è necessario impiegare gli stessi metodi e strumenti che si applicherebbero a un’inchiesta criminale.
L’indagine potrebbe iniziare da uno qualsiasi dei tanti fronti nascosti che si profilano in Europa. Si potrebbe partire dalla Tour Eiffel, dove qualcuno deposita cinque bare di legno con le insegne di soldati francesi come macabro avvertimento, oppure dai tetti di una chiesa ortodossa di Vienna, su cui incombe un’antenna dall’aspetto minaccioso. Si potrebbero approfondire i casi della Polonia, dove alcuni candelotti di dinamite provocano il deragliamento di un treno sulla tratta Varsavia-Lublino, o degli ordigni esplosi in un centro logistico di Birmingham, nella stazione dei bus di Praga e all’aeroporto di Francoforte. Si potrebbe focalizzare la ricerca sul commando che in Germania pianificava l’omicidio di un alto dirigente dell’industria della difesa, o sul gruppo di fuoco che ha assassinato un disertore in Spagna, ma anche sulla sequenza di strani incidenti che hanno bersagliato gli oleodotti e i cavi sottomarini nel Mar Baltico o le linee ferroviarie durante le inaugurazioni delle Olimpiadi di Parigi e di Milano-Cortina.
Altri punti di partenza validi potrebbero essere i droni di origine sconosciuta che hanno paralizzato i cieli della Scandinavia e poi si sono estesi fino a Olanda, Belgio e Francia, la nave da crociera italiana infettata con un virus informatico potenzialmente devastante, oppure le infiltrazioni nei palazzi di Bruxelles e negli studi televisivi dei talk show italiani, le cui tracce conducono fino a certi corridoi di Mosca e a circoli esclusivi californiani.
Ognuno di questi eventi forma una ragnatela occulta tesa da un capo all’altro del continente, ma forse in nessun posto si può davvero cogliere la portata del sabotaggio in corso contro l’Europa come in una foresta della Lituania, perché solo lì si può rintracciare un oggetto in apparenza innocuo, che in realtà riassume tutte le caratteristiche dell’attacco. Per indagare sulla guerra nascosta in corso in Europa, è necessario partire da un pallone aerostatico.

Estratto da “La guerra segreta. Putin e Trump contro l’Europa” di Antonio Talia, Fuoriscena, 192 pagine, 16,15 euro
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