È il salario giusto la soluzione migliore per ogni tipo di lavoratore

Il cosiddetto salario giusto, introdotto con il decreto lavoro del primo maggio, rappresenta un’alternativa rispetto al salario minimo legale su cui si è concentrato il dibattito pubblico negli ultimi anni. Per quantificarlo, bisogna verificare il trattamento economico complessivo previsto dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (Ccnl) sottoscritti dai sindacati più rappresentativi. La prima conclusione che possiamo trarre è la natura dinamica del salario giusto: ogni settore ne avrà uno diverso.
Gli elementi da tenere in considerazione in ogni Ccnl sono la paga base, l’indennità di contingenza, gli scatti di anzianità, le mensilità aggiuntive, le altre voci di garanzia che assicurano un livello minimo di retribuzione e, se stabiliti in misura certa per tutti i lavoratori, anche gli importi erogati in sostituzione del welfare contrattuale.
In sintesi, quindi, il salario giusto comprende tutte le voci retributive, dirette, indirette o anche differite, riconosciute ai dipendenti dal contratto collettivo di riferimento con la sola esclusione delle voci retributive accessorie o variabili che sono riconosciute a singoli lavoratori come le somme riconosciute per il lavoro notturno, il lavoro straordinario, le trasferte o la malattia. Anche i bonus e, in generale, la retribuzione variabile riconosciuta ai dipendenti deve ritenersi esclusa dalla definizione di trattamento economico complessivo.
Il salario giusto è, in sostanza, un parametro giuridico che consente di identificare degli importi i quali saranno necessariamente diversi per ciascun settore produttivo e, in alcuni casi, anche all’interno della stessa macro categoria. Ad esempio, il settore metalmeccanico ha diversi Ccnl sottoscritti dai sindacati più rappresentativi che potranno essere utilizzati per determinare il trattamento economico complessivo.
L’accesso agli incentivi e ai benefici economici per le imprese è adesso condizionato al riconoscimento del salario giusto ai dipendenti. Chi paga meno potrebbe scoprire di non aver risparmiato un bel niente.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi
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