Elezioni provinciali, cambia il calendario: Presidente e Consiglio si voteranno insieme

25 Settembre 2026 - 15:00
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lentepubblica.it

Le prossime elezioni provinciali dovrebbero riportare alle urne nello stesso giorno Presidente della Provincia e Consiglio provinciale. È l’effetto dell’emendamento al Decreto PA approvato il 23 settembre nelle Commissioni riunite della Camera, che interviene sul disallineamento delle scadenze prodotto dall’attuale disciplina e punta a mantenerle coordinate fino al 2030.

Il provvedimento è inserito nel percorso di conversione del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, dedicato alla funzionalità della Pubblica Amministrazione, degli enti territoriali e alla protezione civile. Il 24 settembre il testo è all’esame dell’Aula della Camera e, una volta approvato a Montecitorio, dovrà essere trasmesso al Senato. La scadenza per la conversione del decreto è il 6 ottobre.

La modifica risolve nell’immediato una delle anomalie più evidenti del sistema introdotto dalla legge Delrio: Presidente e Consiglio appartengono allo stesso ente ma hanno, formalmente, mandati di durata differente.

Elezioni provinciali, perché Presidente e Consiglio avevano scadenze diverse

La legge n. 56 del 2014 stabilisce che il Presidente della Provincia rimanga in carica quattro anni, mentre il Consiglio provinciale abbia un mandato biennale. Entrambi sono eletti con un sistema di secondo livello: a votare sono sindaci e consiglieri comunali dei Comuni appartenenti alla Provincia.

La diversa durata ha prodotto nel tempo consultazioni separate, in alcuni casi a distanza di pochi mesi, pur riguardando i due principali organi della medesima amministrazione.

Il Decreto PA era già intervenuto ad agosto prevedendo che i Consigli provinciali in carica fossero prorogati fino alla scadenza del mandato dei rispettivi Presidenti, senza interrompere i mandati consiliari già iniziati. Era però rimasto un problema speculare: i casi nei quali fosse il Presidente a terminare il proprio mandato prima del Consiglio. Secondo quanto segnalato dall’UPI alla Conferenza Unificata, questa situazione interessava 11 Province.

Il correttivo approvato in Commissione completa ora il riallineamento: alle prossime scadenze interessate, l’elezione del Presidente e quella del Consiglio dovranno svolgersi nella stessa giornata, con effetti sulle scadenze fino al 2030.

Si tratta però di un intervento che mette ordine nel calendario e non modifica da solo l’intero assetto istituzionale delle Province. La disciplina ordinaria della legge Delrio continua a rappresentare il quadro di riferimento, ed è proprio su questo punto che l’Unione delle Province italiane chiede un intervento più ampio.

Lattuca: il riallineamento non esaurisce la riforma delle Province

Il presidente dell’UPI Enzo Lattuca ha accolto positivamente l’approvazione dell’emendamento, sottolineando in particolare il sostegno ricevuto trasversalmente dalle forze politiche. Per l’Unione, tuttavia, il riallineamento delle elezioni provinciali costituisce soltanto uno dei problemi da risolvere.

La richiesta riguarda soprattutto la definizione di un quadro omogeneo delle funzioni, le risorse economiche disponibili, il personale e il ruolo delle Province nelle politiche di sviluppo territoriale. Sono questioni che l’UPI aveva già posto durante l’esame parlamentare del decreto, chiedendo tra l’altro di superare definitivamente la differenza tra durata del Presidente e durata del Consiglio.

Le Province mantengono, in base alla legge n. 56/2014, competenze fondamentali che comprendono pianificazione territoriale, viabilità provinciale, programmazione della rete scolastica, edilizia delle scuole superiori e assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.

Il tema è quindi più ampio del calendario elettorale. La questione posta dall’UPI è se l’attuale modello, nato nel 2014 durante una fase di trasformazione dell’assetto delle autonomie locali, debba essere rivisto in maniera strutturale.

Dall’emendamento alla futura riforma delle Province

Il passaggio parlamentare arriva mentre il confronto sulla riforma delle Province è tornato al centro dell’agenda degli enti di area vasta. L’UPI aveva già definito il riallineamento dei mandati un primo intervento utile, ma aveva chiesto di affrontare successivamente anche funzioni, personale e capacità finanziaria.

Il tema era già stato rilanciato da Enzo Lattuca, che aveva definito il decreto PA un primo passo verso una riforma più organica delle Province, chiedendo però una svolta su funzioni, risorse e assetto istituzionale.

Il prossimo appuntamento indicato dall’Unione è l’Assemblea nazionale UPI del 19 e 20 ottobre a Imperia, dove sarà presentata una piattaforma programmatica destinata alle forze politiche in vista della prossima legislatura.

Nell’immediato, però, l’effetto del nuovo emendamento è più circoscritto e concreto: evitare che Presidenti e Consigli provinciali continuino a essere rinnovati secondo calendari separati.

Se il testo sarà confermato al termine dell’iter di conversione, le elezioni provinciali interessate dalle prossime scadenze riuniranno quindi nella stessa giornata il rinnovo dei due organi. Resterà invece aperto il dossier più ampio sulla disciplina delle Province e sull’eventuale superamento strutturale delle differenze introdotte dalla legge Delrio.

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