Ticket sanitari, da oggi cambiano oltre 600 tariffe: cosa paga davvero il cittadino
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Da oggi, lunedì 21 settembre, cambia il tariffario nazionale utilizzato dal Servizio Sanitario Nazionale per remunerare centinaia di visite, esami, procedure ambulatoriali e prestazioni di assistenza protesica. Una revisione che interessa direttamente il funzionamento del SSN e che, in alcuni casi, potrà riflettersi anche sulla compartecipazione richiesta ai pazienti non esenti.
Il nuovo decreto del Ministero della Salute, datato 7 agosto 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre, ridefinisce infatti le tariffe massime di riferimento della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica. La revisione riguarda 448 prestazioni specialistiche e 222 codici della protesica, dunque 670 voci complessive. La Conferenza delle Regioni stima un impatto finanziario a regime di 210,7 milioni di euro l’anno, di cui 183,1 milioni destinati alla specialistica e 27,6 milioni alla protesica.
L’incremento medio delle tariffe interessate si attesta intorno al 5,8%, ma il dato deve essere letto con attenzione. Non significa né che tutte le prestazioni aumentino del 5,8%, né che ogni paziente vedrà crescere della stessa percentuale il proprio ticket. Oltre otto prestazioni su dieci restano infatti sostanzialmente invariate e tariffa SSN e ticket non sono la stessa cosa.
Ticket sanitari 2026: quali visite ed esami aumentano
Tra gli esempi più significativi segnalati dall’Associazione Codici, fonte della denuncia sui possibili effetti per le famiglie, c’è l’agoaspirato della mammella. La tariffa per questo esame passa da 31,25 a 36,50 euro. La prima visita cardiologica comprensiva di elettrocardiogramma sale invece da 33,60 a 38 euro. Mentre numerose prime visite specialistiche, tra cui quelle endocrinologiche, ginecologiche e ortopediche, passano da 25 a 26 euro.
Più contenuti gli aumenti di altre prestazioni molto diffuse. L’elettrocardiogramma passa da 11,60 a 12,05 euro, la spirometria semplice da 24 a 24,90 euro e il prelievo venoso da 3,80 a 4,30 euro. Gli incrementi medi variano sensibilmente anche tra le diverse branche: le elaborazioni diffuse sul nuovo tariffario indicano una crescita del 52,5% per la diagnostica vascolare, del 16,8% per le biopsie, del 13,3% per l’elettromiografia e del 12,8% per i prelievi.
Bisogna però distinguere il valore attribuito alla prestazione dal denaro effettivamente versato dall’assistito. Le nuove tariffe indicano quanto il sistema sanitario riconosce alle strutture pubbliche e private accreditate. Il ticket è invece la quota di compartecipazione pagata dal cittadino e dipende dalle regole regionali, dalla composizione della ricetta e dalle eventuali esenzioni.
Nelle Regioni in cui si applica il tradizionale limite di 36,15 euro per ricetta, per esempio, una visita cardiologica che ha ora una tariffa di 38 euro non comporta necessariamente il pagamento di 38 euro da parte dell’utente. Partendo dai precedenti 33,60 euro, l’incremento effettivo può fermarsi a 2,55 euro. Lo stesso vale per l’agoaspirato mammario: la nuova tariffa arriva a 36,50 euro, ma il ticket può arrestarsi alla soglia prevista.
Chi continua a non pagare il ticket
Il nuovo tariffario non cancella le esenzioni previste dal Servizio Sanitario Nazionale. Restano quindi tutelate, secondo le specifiche condizioni previste dalla normativa, le persone che hanno diritto all’esenzione per reddito, determinate patologie croniche o rare, invalidità e altre situazioni particolari.
Il Ministero della Salute ricorda inoltre che specifiche prestazioni sono garantite senza ticket nell’ambito della tutela della gravidanza, della diagnosi precoce di alcuni tumori, dell’accertamento dell’HIV e di altri programmi di particolare interesse sociale. Le condizioni e le modalità applicative possono presentare differenze a livello regionale, motivo per cui è sempre necessario verificare la propria posizione presso la ASL o il servizio sanitario regionale competente.
Il tema della compartecipazione alla spesa sanitaria riguarda anche chi si trova temporaneamente all’estero. Con la Tessera Europea di Assicurazione Malattia, infatti, le cure pubbliche vengono erogate secondo le regole del Paese ospitante e possono quindi prevedere ticket o altri costi a carico del paziente
La revisione dei ticket sanitari 2026, dunque, non equivale a un rincaro generalizzato per tutti gli assistiti. Per alcune prestazioni l’aumento della tariffa avrà un effetto concreto sul pagamento, per altre sarà assorbito dal limite massimo previsto dalla Regione, mentre gli esenti continueranno a non partecipare alla spesa nei casi coperti dal proprio codice di esenzione.
Codici: “Pagare di più non significa curarsi meglio”
Su questo quadro interviene in maniera critica l’Associazione Codici. Nel comunicato diffuso il 21 settembre, il segretario nazionale Ivano Giacomelli richiama anche il contesto internazionale. Sostiene infatti che le tensioni geopolitiche stiano incidendo sui costi sostenuti dal settore sanitario, dall’energia alle materie prime fino ai dispositivi medici e ai presidi protesici.
È una lettura proposta dall’associazione che va distinta dalle motivazioni formali del provvedimento. Il decreto ministeriale nasce infatti dalla necessità di ridefinire le tariffe massime della specialistica ambulatoriale e protesica dopo il contenzioso relativo al precedente tariffario del 2024 e sulla base di una nuova ricognizione dei costi. La legge di Bilancio 2026 ha vincolato a questo aggiornamento 100 milioni di euro per l’anno in corso e 183 milioni annui dal 2027.
Per Codici, tuttavia, il nodo non può essere ridotto alla remunerazione delle singole prestazioni. Giacomelli richiama le difficoltà strutturali del Servizio Sanitario Nazionale, dalle liste d’attesa alla carenza di personale fino alle differenze territoriali nell’accesso alle cure. Questo sottolineando che un aumento dei valori tariffari non garantisce automaticamente tempi più brevi o servizi migliori.
Sempre più famiglie costrette a ricorrere alla sanità privata
La preoccupazione riguarda soprattutto le famiglie che non rientrano nelle fasce di esenzione e che, quando il SSN non riesce a fornire una visita in tempi compatibili con le necessità cliniche, finiscono per rivolgersi alla sanità privata sostenendo un ulteriore costo.
Da qui la richiesta dell’associazione di accompagnare la revisione delle tariffe con investimenti capaci di incidere realmente su personale, prevenzione e abbattimento delle liste d’attesa. La questione centrale dei ticket sanitari 2026 resta quindi duplice. Ovvero garantire una remunerazione economicamente sostenibile delle prestazioni senza trasformare l’aggiornamento tariffario in un aggravio sproporzionato per chi deve curarsi.
Da oggi il nuovo sistema è operativo. Per i cittadini, però, il dato da controllare non sarà soltanto la nuova tariffa nazionale della singola visita o dell’esame, ma quanto di quell’aumento si tradurrà realmente nel ticket previsto dalla propria Regione e dalla propria condizione personale.
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