Far crescere i giovani volontari? Per noi è un gioco da ragazzi

01 Settembre 2026 - 11:45
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Far crescere i giovani volontari? Per noi è un gioco da ragazzi

In Aleator, associazione di giochi da tavolo di Borgo Valbelluna (siamo nel Bellunese), il presidente è anche il più “vecchio” del direttivo. «Sono l’ultimo degli anni Ottanta», racconta Anthony Chow, 39 anni. «Tutti gli altri sono degli anni Novanta. Ed è giusto così: dobbiamo restare un’associazione con una mentalità giovane». Non è solo una questione anagrafica. È una scelta precisa: costruire un’organizzazione in cui il ricambio non sia un problema da risolvere, ma una condizione di partenza. Un ribaltamento non scontato, soprattutto in un mondo — quello del volontariato — spesso raccontato come in affanno proprio su questo fronte. Chow arriva al volontariato molto prima di imbattersi in Aleator: «Mio nonno portava aiuti durante la guerra in Jugoslavia, mia nonna organizzava mercatini solidali. Era qualcosa che vedevo, che respiravo in casa». Poi lo sport, che grazie alla zia, diventa una presenza costante, anche se non lineare.

Anthony Chow, 39 anni è il presidente dell’associazione di promozione sociale Aleator

L’incontro con Aleator arriva nel 2014, in un momento difficile per l’associazione. Per ripartire ci sono voluti due anni. «Eravamo una decina» con poche risorse ma tanta determinazione: con un gruppo di amici abbiamo iniziato a ridare vita all’associazione, con progetti e iniziative. È stato un lavoro lungo, e necessario». Non solo attività ma struttura: nuovo statuto, iscrizione al 5 per mille, maggiore organizzazione interna. L’obiettivo era chiaro: diffondere la cultura del gioco intelligente. Il gioco da tavolo visto non solo come passatempo, ma come occasione per socializzare, imparare, stimolare la mente. È qui che il gioco cambia natura: da passione condivisa a strumento educativo e sociale. Anche nelle scuole, dove Aleator entra grazie al progetto promosso dal Centro di servizio per il volontariato di Belluno e Treviso insieme alla cooperativa Società Nuova. Un lavoro che non si limita a “far giocare”, ma usa il gioco per parlare di regole, relazione, collaborazione. Da luogo dove giocare Aleator si trasforma in passione. «All’epoca era l’unico posto dove potevo giocare con altre persone», ricorda Chow. Qualcosa cambia quando, durante eventi come Dolomiti Fantasy, i volontari iniziano a spiegare i giochi agli altri. Non più solo partecipanti, ma facilitatori. È da lì che Aleator inizia a uscire da se stessa: prima gli eventi, poi le scuole, fino al sociale. La pandemia segna un punto di svolta. «Paradossalmente abbiamo ricevuto più richieste di quante riuscissimo a gestirne», rivela il presidente:  «I ragazzi facevano fatica a stare insieme, a rispettare turni e regole. Il gioco è diventato uno strumento per ricostruire relazioni». Da qui nasce un’intensa attività sul territorio: oltre settanta eventi in un anno, tra iniziative per soci e progetti aperti alla cittadinanza. Fra le esperienze più significative, anche quella con gruppi di supporto per ex giocatori d’azzardo. «Siamo stati chiamati per reintrodurre la parola “gioco” in un contesto dove quel termine faceva paura. Loro hanno aiutato noi a capire, e noi abbiamo mostrato che si può giocare senza rischi».

Restare, ritornare, arrivare. Sono i capitoli del focus book che contiene le storie di chi vive in montagna, nelle piccole isole o tra i campi coltivati dell’entroterra. Nato come spin off del numero di VITA “Aree interne, l’Italia da scoprire”, racchiude un pezzo di racconto sui luoghi cosiddetti marginali che spesso non ha voce. Con i contributi di Luca Mercalli, Federica Fabrizio e Fredo Valla
LE AREE INTERNE IN PRIMA PERSONA

 Negli ultimi anni, Aleator ha ampliato il proprio pubblico, coinvolgendo anche famiglie. Parallelamente l’associazione è cresciuta e oggi conta circa 90 soci. Il passaggio a presidente, nel 2024, arriva dentro questo percorso e oggi Chow si prepara a un secondo mandato, con l’obiettivo di accompagnare l’associazione verso il ventennale. «Sarà un momento importante, vogliamo festeggiare questo traguardo nel modo giusto». Parallelamente, lavora per costruire il futuro dell’associazione, formando nuovi volontari e futuri dirigenti. Nel segno della continuità. «Oggi entrare in un direttivo richiede competenze. Per questo promuovo molto i corsi formativi promossi dal Csv: servono strumenti, ma anche qualcuno che ti accompagni». Il suo sguardo resta ancorato a un’idea semplice e potente: creare spazi di incontro reali in un mondo sempre più digitale: «La tecnologia è utile, ma non può sostituire tutto. Sedersi a un tavolo e giocare insieme significa creare comunità. Ed è qualcosa di cui abbiamo ancora bisogno, forse più di prima».  

Impotenza è la cifra del nostro tempo, ma in Italia ci sono 4,7 milioni di persone che si spendono per gli altri.
Qual è il senso di questo impegno? Le risposte all’interno del magazine ‘‘Volontario, perché lo fai?

Ogni mese raccontiamo un’esperienza di volontariato e attivismo civico che sta avendo un forte impatto sulla comunità. Lo facciamo a partire da due focus: i giovani capaci di innovare le organizzazioni e le nuove leadership che ne emergono. In collaborazione con Csvnet

In apertura, Volontari di Aleator impegnati nell’annuale rassegna Dolomiti Fantasy a Borgo Valbelluna in provincia di Belluno (foto Aleator)

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