Garlasco, dalla parte di Stasi e contro le ingiustizie
di Emanuele Esposito
Sono dalla parte di Alberto Stasi. E sono contro le ingiustizie, anche quando riconoscerle obbliga a rimettere in discussione una storia raccontata per anni come definitivamente risolta. Nel caso di Garlasco vedo troppe ragioni per pretendere risposte rigorose. Nessuna ricostruzione dovrebbe essere protetta dall’abitudine, nessun dubbio liquidato perché arriva tardi. Quando è in gioco la vita di una persona, il tempo trascorso rende ancora più urgente verificare ciò che può essere stato trascurato.
C’è un punto giuridico da dire con chiarezza: Stasi è stato condannato in via definitiva a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Quella sentenza resta il riferimento giudiziario vigente. La mia posizione è che gli elementi oggi discussi meritino un riesame serio, senza pregiudizi e senza resistenze di principio. Una giustizia credibile deve avere la forza di verificare i propri risultati e, quando ne ricorrano i presupposti, correggerli.
Le notizie più recenti offrono una ragione concreta per insistere. Il 14 ottobre Angela Taccia, legale di Andrea Sempio, ha dichiarato che gli accertamenti della sua difesa sulle impronte potrebbero fornire elementi utili anche a Stasi. Il condizionale conta: siamo davanti alla valutazione di un’avvocata, da confrontare con i dati e con le conclusioni dell’accusa. Ma quel possibile effetto merita attenzione. Una verifica scientifica deve poter favorire chiunque, anche quando il risultato rende meno semplice la narrazione dominante.
La difesa Sempio ha annunciato cinque consulenze, con deposito previsto tra il 15 e il 16 ottobre, per contestare gli accertamenti della Procura di Pavia. Sulle tracce delle scarpe le posizioni restano contrapposte: i difensori sostengono l’incompatibilità con il piede dell’indagato, mentre i consulenti dei pm sono arrivati a una conclusione diversa. È qui che serve un confronto leggibile sui metodi e sulle misurazioni. L’annuncio di una relazione, da solo, non permette di stabilire chi abbia ragione.
Nell’intervista pubblicata il 15 ottobre dal Giorno, Marina Baldi, genetista della difesa Sempio, è tornata anche sul Dna delle unghie di Chiara, richiamando il rischio di contaminazione e contestando la forza identificativa del dato. Sono tesi difensive, in un confronto che ha già coinvolto una perita nominata dal giudice. La contaminazione resta un’ipotesi discussa. Il dovere di chi informa è rendere visibili insieme l’argomento, le sue basi e i suoi limiti.
Un altro fronte riguarda gli accertamenti del 2007. La difesa Stasi chiede chiarimenti su materiali e analisi dell’epoca; Luciano Garofano, nel video pubblicato da RaiNews il 15 ottobre, difende la correttezza dell’operato dei Ris e respinge le contestazioni. Le risposte devono essere cercate nei documenti, ascoltando anche chi viene chiamato a spiegare il proprio lavoro. Eventuali omissioni, errori o responsabilità richiedono accertamenti precisi. La gravità delle questioni sollevate impone di arrivare fino in fondo.
Per me essere dalla parte di Stasi significa questo: pretendere che ogni elemento potenzialmente favorevole venga esaminato con la stessa attenzione riservata a quelli accusatori. Significa chiedere che la possibilità di un errore giudiziario sia presa sul serio. E significa mantenere la stessa misura verso Sempio, che è indagato e ha diritto alla presunzione d’innocenza. Sostenere Stasi non autorizza a scegliere un altro colpevole attraverso titoli, sospetti o appartenenze.
Chiara Poggi resta al centro di questa vicenda. Alla sua memoria si deve una ricerca della verità capace di resistere alle verifiche; a ogni persona coinvolta si devono garanzie effettive. È su questo terreno che misuro la giustizia. Vedo un’ingiustizia ogni volta che un dubbio serio viene trattato come un fastidio e una persona ridotta alla parte assegnatale nel racconto pubblico.
Non chiedo fiducia sulla parola per una nuova versione dei fatti. Chiedo documenti accessibili al confronto, controlli rigorosi e decisioni motivate. Se emergono elementi capaci di incrinare una condanna, occorre valutarli fino alle loro conseguenze. La forza della giustizia si vede anche nella capacità di riconoscere un errore. Io sto dalla parte di Stasi e di questo diritto a una verifica piena.
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