Il 69% degli italiani vuole impianti eolici o fotovoltaici vicino a casa, il 66% non vuole centrali nucleari

01 Luglio 2026 - 16:51
0
Il 69% degli italiani vuole impianti eolici o fotovoltaici vicino a casa, il 66% non vuole centrali nucleari

In occasione della tredicesima edizione dell’Ecoforum nazionale sull’economia circolare, promosso da Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club, è emerso un quadro estremamente chiaro sulla volontà dei cittadini italiani in merito al futuro energetico del Paese. Al centro del dibattito, svoltosi a Roma in concomitanza con la cruciale scadenza del Pnrr fissata al 30 giugno, sono stati analizzati i dati di un nuovo sondaggio Ipsos intitolato "Rigenerare il futuro" (consultabile nel Pdf allegato alla fine di questo articolo). Questa indagine ha svelato l'esistenza di una netta e solida maggioranza di italiani che chiede a gran voce un'accelerazione decisa sulla transizione ecologica, smentendo la narrativa comune di una forte resistenza locale e superando la storica diffidenza legata alla cosiddetta sindrome Nimby ("Not In My Back Yard", ovvero "non nel mio giardino"), grazie a un forte desiderio di indipendenza energetica dai mercati esteri.

I dati emersi dalla rilevazione Ipsos in luce come il 44% degli intervistati indichi l'incentivazione delle fonti pulite come l'azione prioritaria che l'Esecutivo dovrebbe mettere in campo per contrastare in modo strutturale la crisi climatica e l'insostenibile caro bollette. Un dato ancora più eclatante riguarda il fatto che ben il 69% dei cittadini si dichiara pienamente favorevole a ospitare parchi eolici o impianti fotovoltaici nelle immediate vicinanze della propria abitazione. Di contro, la politica energetica dell'attuale Governo viene bocciata dal 65% del campione a causa della sua eccessiva dipendenza dalle fonti fossili. Sui potenziali benefici del nucleare, poi, er oltre il 50% degli intervistati l’atomo non porterà benefici immediati ma proiettati a lungo termine (tra i 10 e i 20 anni) non rispondendo così alle urgenze del presente per famiglie e imprese. Inoltre, la stragrande maggioranza del campione (66%), conferma di non volere centrali: il 32% non le vuole per niente, mentre il 34% le vuole oltre i 100 km di distanza.

Di fronte a questo scenario di forte spinta popolare, Legambiente ha lanciato un forte appello alle istituzioni affinché smettano di assecondare i veti e i ricatti di una minoranza rumorosa e inizino a dare ascolto a questa maggioranza finora silenziosa. Tra le proposte concrete indirizzate al Governo spicca la richiesta di uno snellimento radicale e immediato degli iter burocratici e autorizzativi necessari per la realizzazione dei grandi impianti rinnovabili e per l'approvazione dei decreti legati all'economia circolare. Inoltre, l'associazione ambientalista propone l'istituzione di una specifica unità di missione presso la presidenza del Consiglio, con il compito di coordinare e potenziare l'approvvigionamento strategico delle materie prime critiche derivanti dal corretto riciclo dei rifiuti elettronici.

Il focus sull'economia circolare ha mostrato come la consapevolezza dei cittadini in materia sia cresciuta, raggiungendo il settantotto per cento complessivo, con il quarantacinque per cento che chiede di valorizzare maggiormente l'eccellenza dell'Italia, che vanta la percentuale di riciclo totale più alta dell'Unione europea. Nonostante questo primato virtuoso della filiera, l'associazione ricorda che il Paese resta ancora lontano dagli ambiziosi obiettivi europei di riciclo dei soli rifiuti urbani fissati per il 2025. Per colmare questo divario, viene considerata urgente l'approvazione del sistema di responsabilità estesa del produttore per il settore tessile e una spinta decisa sulla formazione di nuove figure professionali specializzate nei criteri di ecodesign e durata dei prodotti industriali.

«In un contesto globale caratterizzato da crisi climatica, guerre, instabilità geopolitica, crescita dei costi energetici e delle materie prime - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è importante che l’Italia investa su politiche e investimenti che mettano al centro l'obiettivo dell’indipendenza dall'estero, puntando su innovazione, fonti pulite ed economia circolare. Come emerge anche dal nostro sondaggio, in Italia c’è una maggioranza silenziosa che vuole che il paese imbocchi la via maestra tracciata da rinnovabili e circolarità per portare benefici ai territori, ridurre i costi e aumentare la competitività del Paese. Le istituzioni nazionali, regionali e locali non devono farsi trascinare dagli slogan della minoranza rumorosa che non vuole gli impianti. È fondamentale, a tal proposito, snellire gli iter autorizzativi degli impianti a fonti rinnovabili e istituire un’unità di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per aumentare l’approvvigionamento delle materie prime critiche da riciclo dei Raee»..

Infine, l'Ecoforum ha tracciato un bilancio in chiaroscuro sul Pnrr, uno strumento che ha visto l'Italia incassare oltre centocinquantatré miliardi di euro e raggiungere il 54% dei target formali, ma che evidenzia una spesa effettiva ancora troppo limitata nei territori. In questo contesto di luci e ombre, spicca come modello di assoluta eccellenza europea la gestione degli oli minerali usati guidata dal consorzio nazionale Conou, che nel corso dell'ultimo anno ha raccolto oltre 194 mila tonnellate di materiale esausto, avviandone alla rigenerazione ben il 98%. Questa eccezionale percentuale di successo dimostra come la sostenibilità, se supportata da una regia strategica e non lasciata al mero profitto, rappresenti la chiave della competitività.

«Oggi sembra di moda attaccare il Green Deal europeo come se fosse la causa delle crisi - economiche e sociali - e non invece una ricetta di concreta politica industriale mirata a tutelare e promuovere il nostro sistema. L’economia circolare lo dimostra molto bene: chi ha investito su sostenibilità e uso efficiente delle risorse ha anche i migliori risultati in termini economici e occupazionali e contribuisce a far sì che l’Italia sia leader in Europa sulla strada della circolarità. Oggi, nel post PNRR, una strada ancora più obbligata per un Paese povero di materie prime come l’Italia, se vogliamo tutelare la competitività delle nostre imprese e ridurre le dipendenze in questa economia globalizzata», commenta Francesco Ferrante vicepresidente del Kyoto Club.

«Gli italiani non immaginano che il loro Paese sia di gran lunga più avanzato nella circolarità degli oli minerali anche di Europa e Stati Uniti. Dovrebbero invece sapere che ciò accade perché la Circolarità non è affidata solo al libero mercato e al profitto, ma a un Consorzio che non ha fine di lucro che ogni mattina si sveglia e, pensando alla Circolarità, indica la via alle imprese della filiera», spiega Riccardo Piunti presidente del Conou.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User