Accordo Washington-Riad, Tump dà via libera al nucleare saudita

24 Luglio 2026 - 11:15
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Accordo Washington-Riad, Tump dà via libera al nucleare saudita

La prima indiscrezione è apparsa sul Wall Street Journal, ma ieri la notizia è diventata ufficiale, e mentre viene rilanciata anche dai media sauditi come Alarabiya, lo stesso quotidiano statunitense è tornato ieri sulla vicenda spiegando perché si tratta di «un errore». La notizia è che Donald Trump ha approvato formalmente un accordo con l’Arabia Saudita che garantirà al Paese un programma nucleare civile e potrebbe aprire la strada all’arricchimento dell’uranio nel Regno. Quello siglato dal presidente americano è un accordo che ha una durata di 30 anni e che è concepito per assegnare alle aziende statunitensi un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari di Riad. Il testo ufficiale ancora non è stato diffuso, ma da quel che risulta al Wsj (e che tanto infondato non dev’essere se viene rilanciato da Alarabiya) è che «una clausola chiave del nuovo accordo prevede che le aziende americane costruiscano un impianto di arricchimento dell’uranio in Arabia Saudita qualora uno studio congiunto tra Stati Uniti e Arabia Saudita stabilisca che tale passo sia giustificato».

A ciò si aggiunge un’altra indiscrezione raccolta e diffusa dall’agenzia di stampa Reuter secondo cui l’amministrazione Trump intende presentare al Congresso un patto con l’Arabia Saudita per la condivisione della tecnologia nucleare. Secondo quanto riferito, l’amministrazione presenterà al Congresso entro pochi giorni un documento noto come «Accordo 123», che sarà firmato dal segretario all’Energia statunitense Chris Wright e dal ministro dell’Energia saudita, il principe Abdulaziz bin Salman. I due hanno firmato un accordo preliminare a Riad lo scorso anno e l’accordo fa riferimento alla Sezione 123 dell'Atomic Energy Act statunitense del 1954, che è necessario per consentire al governo degli Stati Uniti e alle aziende americane di collaborare con soggetti del Regno allo sviluppo di un settore nucleare civile del valore di diversi miliardi di dollari.

Agli osservatori internazionali non sfugge che questa mossa Trump lancia un segnale a Israele e una sfida a Russia e Cina e anche il fatto che l’amministrazione statunitense ancora non ha specificato i dettagli su come saranno supervisionati i futuri trasferimenti di materiali e tecnologie nucleari.

Oltre alle perplessità sollevate dal Wsj e al di là del fatto che per il principe alla corona Mohammed Bin Salman, accusato negli anni scorsi di essere il mandante dell'uccisione del giornalista Jamal Kashoggi, l’intesa è un grande successo, l’operazione di Trump presenta non poche criticità anche alla luce di quanto sottolineato recentemente dalle Nazioni Unite. In un’analisi diffusa nel maggio scorso, l’Onu ha evidenziato tutti i motivi per cui investire sul nucleare in Medio Oriente è un rischio e non un’opportunità. Una questione su tutte: quando si parla di una centrale atomica, un’unità di tempo ragionevole dovrebbe essere il suo ciclo di vita, ovvero circa 75 anni dalla costruzione alla disattivazione, hanno fatto notare in quell’analisi gli esperti delle Nazioni Unite. Ebbene, com’è stata questa regione negli ultimi 75 anni? Come ci aspettiamo che si sviluppi in futuro? Le guerre arabo-israeliane del 1967 e del 1973, la guerra Iran-Iraq dal 1980 al 1988, poi le guerre Usa-Iraq seguite dalla guerra civile siriana. E poi le ultime vicende in Iran: chi scommetterebbe che i prossimi 75 anni saranno fondamentalmente diversi? Queste le domande sollevate dall’Onu. Ma, evidentemente, Trump non le reputa importanti.

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