Il Mar Baltico costipato: oltre 150 navi dirette verso porti russi bloccate nel Golfo di Finlandia

13 Ottobre 2026 - 15:25
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Il Mar Baltico costipato: oltre 150 navi dirette verso porti russi bloccate nel Golfo di Finlandia

Abbiamo seguito con attenta preoccupazione i flussi commerciali marittimi a Hormuz e a Bab al Mandeb, perdendo incautamente di vista altri importanti teatri marittimi nei quali la guerra in corso tra la Russia e l'Ucraina produce serie devastazioni in termini di attacchi con droni contro infrastrutture portuali, navi e terminali petrolchimici legati alle esportazioni russe nel Mar Nero. Queste continue aggressioni perpetrate contro il naviglio mercantile hanno aumentato enormemente i rischi per gli armatori, rendendo conseguentemente assai più complicato utilizzare alcuni dei porti di partenza delle merci russe nel Mar Nero; per queste ragioni, Mosca ha cercato di spostare parte delle proprie esportazioni verso i porti del Mar Baltico.

Questo ha indotto le autorità russe a spostare parte consistente del trasporto marittimo verso l’area baltica, provocando un affollamento di unità mercantili con l’effetto del cosiddetto “collo di bottiglia”, di cui i media occidentali parlano poco ma che è, invece, capace di produrre negativi effetti sul mondo dello shipping.

Riassumiamo, brevemente, che i porti russi dell’area baltica coinvolti sono Ust-Luga, Primorsk e San Pietroburgo.

Il grande porto commerciale e terminale energetico, di Ust-Luga, utilizzato per petrolio, prodotti petroliferi e altre merci, sta assorbendo una consistente parte del traffico mercantile deviato verso il Mar Baltico; anche Primorsk, uno dei principali terminali russi per l'esportazione di petrolio sul Baltico è stato chiamato in causa e con la sua importante operatività contribuisce considerevolmente alle esportazioni energetiche; infine, il porto commerciale di San Pietroburgo, che movimenta container, merci varie e carichi alla rinfusa è stato chiamato a gestire, oltre alle normali attività commerciali, anche i flussi aggiuntivi provocati dall’instabilità creatasi nel Mar Nero.

Il risultato che si è verificato nei porti è quello di un effetto a catena: più navi dirette verso gli stessi porti, maggiore pressione sulle banchine e sui terminali, più attese per l'ingresso e inevitabili ritardi nelle partenze successive. La conseguente congestione dei porti è legata a diversi fattori tra i quali segnaliamo: capacità dei terminal portuali e delle banchine, dagli impianti di carico e scarico e dei collegamenti terrestri, con i loro limiti operativi; programmazione degli accessi delle navi, che necessitano di coordinarsi con gli orari di attracco, i servizi portuali disponibili oltre ad ottenere le necessarie autorizzazioni.

L’odierna congestione portuale, documentata e riportata da numerosi media nordeuropei (formatasi da metà agosto), ha fatto sì che, attualmente i tempi di attesa a Ust-Luga sono arrivati a circa 5 giorni. Le conseguenze commerciali di questa situazione conclamata possono avere serie ripercussioni sull’esportazioni energetiche russe; ritardi nelle consegne delle merci e, naturalmente, maggiori costi di trasporto, che incidono sui ricavi e sui tempi di approvvigionamento.

Sappiamo, inoltre, che le navi in attesa di caricare continuano a generare costi operativi e potrebbero anche perdere gli slot prenotati nei porti successivi.

Anche la “sicurezza marittima” nel senso più ampio del termine ne risente poiché una maggior concentrazione di navi in un'area ristretta aumenta le esigenze di maggior coordinamento e la necessità di imporre distanze di sicurezza in funzione anticollisione.

In definitiva, la lunga coda di navi nel Golfo di Finlandia assume, soprattutto carattere di una ristrutturazione forzata della logistica marittima-portuale della Federazione Russa, dovuta alla pressione esercitata dalla guerra; gli attacchi ucraini hanno reso, in tutta evidenza, più rischiose le rotte del Mar Nero, e ciò ha spinto a un significativo spostamento di parte dei traffici commerciali verso il Baltico, dove l'infrastruttura portuale, calibrata per i normali flussi dell’area baltica, deve ora assorbire volumi aggiuntivi di merci con le stesse capacità operative.

Un dato certo riguarda che, al 30 settembre 2026, circa 150 navi risultavano in attesa di entrare nei porti russi del Baltico, mentre a Ust-Luga i tempi di attesa arrivavano a circa cinque giorni; questa lunga fila di navi in attesa di entrare per caricare riflette lo spostamento dei traffici dal Mar Nero verso il Baltico. I ritardi nelle consegne generano tensioni sui mercati: il petrolio, i prodotti raffinati, i cereali e i fertilizzanti possono arrivare in ritardo ai compratori e gli importatori possono essere indotti a cercare fornitori alternativi.

A questo punto sorge spontanea una domanda: il gasolio promesso e sbandierato ai quattro venti al Tycoon da Putin come arriverà nei serbatoi delle auto dei consumatori americani?

Un tema assai serio, le elezioni di midterm sono oramai alle porte.

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