Il Nepal devastato dalle alluvioni chiede giustizia climatica

10 Settembre 2026 - 13:15
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Il Nepal devastato dalle alluvioni chiede giustizia climatica

Secondo le cifre ufficiali, in Nepal le alluvioni del 26 agosto hanno causato 1.367 i morti, ma ci son ancora 5.132 dispersi, tra i quali  cui 587 cittadini stranieri. Intanto proseguono le operazioni di ricerca e soccorso e sono state tratte in salvo 13.646 persone. Provocate dallo scioglimento di un ghiacciaio, le inondazioni del 26 agosto hanno colpito circa 84.270 nepalesi e hanno causato ingenti danni e distruzioni a strade, scuole, reti elettriche e sistemi idrici essenziali nelle regioni di Rasuwa, Nuwakot e Dhading, nel Nepal settentrionale. 

Durante una video.conferenza stampa da Kathmandu, Lila Pieters Yahia, coordinatrice residente delle Nazioni Unite per il Nepal, ha detto che «La devastazione subita dal Nepal è una straordinaria e cruda dimostrazione delle perdite e dei danni che i Paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici si trovano ad affrontare sempre più spesso ", ha dichiarato ai giornalisti in collegamento video dalla sede delle Nazioni Unite. Il Nepal ha contribuito in minima parte alle emissioni globali di gas serra, eppure sta subendo profonde conseguenze umane ed economiche a causa dei cambiamenti climatici». .

Il Nepal si è rivolto alll’United Nations Loss and Damage Fund, istituito nel 2022 per assistere i Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, per chiedere un risarcimento finanziario e la Yahia  ha sottolineato che questa iniziativa  «Sottolinea la necessità di aiutare i Paesi che contribuiscono meno al cambiamento climatico, ma che si trovano sempre più spesso a dover affrontare le sue conseguenze più letali. Le richieste del Nepal in materia di giustizia climatica si rifanno a un principio che è al centro del quadro internazionale sul clima. la richiesta del Paese è attualmente al vaglio. “ I Paesi particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici necessitano di un sostegno adeguato e accessibile per far fronte alle perdite e ai danni che hanno causato in minima parte».

La Yahia nei giorni scorsi ha visitato alcune delle zone più colpite, dove le inondazioni hanno spazzato via interi insediamenti e spostato e ridisegnato intere sponde fluviali. Ha incontrato famiglie che continuavano a cercare i propri cari, travolti da onde alte 20 metri.

Intanto, le agenzie e i partner dell’Onu dicono che «Gli aiuti hanno raggiunto coloro che ne avevano più bisogno, tuttavia l'accesso ai più vulnerabili rimane una sfida».

Il World Food Programme (WFP), che per la prima volta ha utilizzato droni da carico durante un'operazione di emergenza in Nepa, per consegnare cibo alle comunità isolate dalle inondazioni, sottolinea che «L'accesso fisico alle comunità colpite rimane il principale ostacolo operativo, in particolare a Rasuwa, dove diverse comunità sono raggiungibili solo in elicottero.  Oltre 40 ponti sono danneggiati o distrutti e l'instabilità del terreno e il persistente rischio di inondazioni aggravano ulteriormente le difficoltà di accesso. La conformazione montuosa delle aree colpite sta inoltre creando problemi alle operazioni aeree. Si prevede che il ripristino delle infrastrutture chiave richiederà diverse settimane». E avverte che «Il disastro rischia di aggravare le già esistenti problematiche nutrizionali. Anche prima delle inondazioni, i tassi di malnutrizione, deperimento infantile e anemia erano elevati in Nepal, con un bambino su quattro a livello nazionale affetto da ritardo della crescita. L'interruzione dei mercati, la perdita dei mezzi di sussistenza e la riduzione dell'accesso a cibi vari e nutrienti potrebbero ulteriormente aumentare i rischi nutrizionali». 

Il WFP ricorda che, già prima di questa emergenza, si trovava ad affrontare «Una carenza di fondi pari a 6 milioni di dollari per le sue operazioni in Nepal nei successivi 6 mesi. L'entità complessiva dei bisogni umanitari è ancora in fase di valutazione, ma si prevede che il fabbisogno di finanziamenti aumenterà con l'espansione della risposta.  Grazie al rapido contributo dei donatori, il WFP è riuscito ad avviare immediatamente l'assistenza alimentare di emergenza e ad estendere il supporto logistico all'intera operazione di soccorso. Il sostegno continuo sarà essenziale finché persisteranno i bisogni umanitari e le comunità colpite passeranno dalla fase di soccorso d'emergenza alla fase di ripresa».

Per far fronte alle vecchie e nuove esigenze, l’Onu  e il governo del Nepal hanno lanciato  un appello urgente per raccogliere 49,6 milioni di dollari per raggiungere 84.000 persone con gli aiuti entro la fine di dicembre, fornendo loro alloggio, assistenza sanitaria e sostegno economico.

Ma la Yahia ha detto in conferenza stampa che, fino a ieri, erano stati ricevuti solo 22 milioni di dollari e ha concluso: «Tra le necessità urgenti figurano il ripristino degli impianti idrici, l'istituzione di cliniche mobili per le donne in gravidanza e la fornitura di assistenza psicologica per le persone colpite dal disastro».

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