Spin time, un’altra città è possibile. E necessaria

Che succede a Spin Time? Un mese e mezzo dopo il (mini) incendio che ha permesso al Viminale di inviare le forze dell’ordine per sgombrare la struttura di Santa Croce in Gerusalemme, il presidio resiste. Le 150 famiglie che vivevano nel palazzo ex Inpdap, occupato nel 2013 sotto la fortissima spinta dell’emergenza abitativa nella capitale, hanno un tetto sulla testa grazie all’intervento dell’amministrazione comunale. Ma si tratta di alloggi di fortuna, transitori, una risposta all’emergenza che non guarda al futuro. E il futuro è, o meglio dovrebbe essere quella transizione urbana che - lo dice anche l’intelligenza artificiale - indirizza le città verso modelli di sviluppo sostenibili, resilienti e climaticamente neutri.
Di fronte alla cancellata rossa del palazzone di dieci piani diventato simbolo di una comunità integrata, multiculturale e multietnica - 430 persone di 27 paesi diversi - ci si prepara alla manifestazione di sabato a sostegno di Spin Time. “Un corteo nazionale per il diritto all’abitare, alla città e contro la finanziarizzazione immobiliare”. Anche se non c’è più l’accampamento che per giorni e giorni, sotto un sole feroce, ha mostrato che si può resistere, pure in condizioni estreme, per difendere quella che era diventata la propria casa, c’è sempre vita in Santa Croce in Gerusalemme. Un presidio permanete animato dal continuo pellegrinaggio di donne e uomini solidali. La parte migliore di Roma, che non si è voltata dall’altra parte di fronte al dramma dei singoli e di centinaia di nuclei familiari. Il Vaticano continua a difendere gli occupanti e l’esperienza complessiva di Spin Time, per Papa Leone non ci sono figli di un dio minore in un mondo dominato dalle guerre, dalle ingiustizie e dalle sopraffazioni del forte sul debole. Roma città aperta sono i giovani che non smettono di animare quel pezzo di strada, con allestimenti, musiche, mercatini informali con cui ci attrezza per la brutta stagione, a partire dai vestiti e ad altri generi di prima necessità. Un ‘vinted’ di strada in cui non si guadagna ma si fa e ci si fa del bene.
Spin Time chiama, Roma (e non solo) risponde. Il corteo di sabato fa da antipasto all’assemblea di domenica per fare il punto della situazione: reti civiche, movimenti sociali, sindacati, istituzioni locali, organizzazioni religiose e partiti che hanno preso a cuore le sorti di un’esperienza unica nel suo genere insieme per continuare la mobilitazione e rilanciare la campagna politica sull’abitare. Perché in queste settimane – scrive Spin Time nell’appello che promuove la due giorni già firmato da decine di realtà – è stato rimesso al centro del dibattito pubblico il tema della casa e il futuro delle nostre città. E soprattutto si è generata una solidarietà trasversale – dalle realtà territoriali al Terzo Settore, dai movimenti studenteschi alle organizzazioni religiose, dai sindacati al mondo accademico e politico – che ha dimostrato una cosa non scontata: che una coalizione plurale può ancora determinare il corso degli eventi”. Si può agire, il dado non è tratto. A raccontare la resistenza di Spin Time si alternano giovani e sempre verdi, comitati di quartiere e attivisti in erba. Tutte e tutti assicurano che la partita non è finita, anzi è appena iniziata, fin quando non sarà liberato il palazzo ex Inpdap e, più in generale, le città non torneranno ad essere di chi le abita e non di ci specula sopra. Si parla in strada, perché anche la strada è di chi la vive. Su una targa improvvisata di cartoncino davanti all’immobile dell’Esquilino è stato scritto ‘Piazza Spin Time’. Una comunità multicolore non vuole lasciare uno spazio che era stato restituito a nuova vita.
Un tetto sulla testa non va negato a nessuno. É un diritto costituzionalmente inalienabile. Ma le famiglie di Spin Time avevano conquistato anche l’inclusione sociale, determinante per la vivibilità di ogni città. Casa sì ma anche lavoro, scuola e salute, soprattutto si fa inclusione con la socialità, con le reti solidali, con il welfare di comunità. Nessuno deve essere lasciato solo, perché da solo non si salva nessuno, come spiegava don Milani ai suoi allievi di Barbiana.
Del resto le fotografie più nitide di Spin Time sono quelle che ritraggono una comunità felice nonostante il mondo fuori che per loro aveva riservato, al solito, la marginalità. Un luogo in cui non sentirsi soli, un luogo in cui sapere di potersi fidare e affidare ai propri vicini di casa, un luogo in cui vivere il proprio presente e costruire il proprio futuro. Spazi comuni, a partire dalle cucine e dai servizi disponibili su ogni piano, ma soprattutto gli spazi per il doposcuola e la socialità, il co-working, l’osteria aperta al quartiere, il laboratorio di falegnameria. E la capacità di attivisti e abitanti di supportarsi e gestire la quotidianità, ognuno con il proprio ruolo e il proprio turno - nel rispetto del lavoro, della cultura e delle abitudini l’uno dell’altro. Nel garage dismesso del palazzo, i ragazzi di Scomodo hanno realizzato un’inestimabile opera di rigenerazione urbana e sociale, dando vita a una biblioteca, uno spazio di coworking, un bar di ritrovo per ragazzi, una sala prove e un’aula studio dove svolgere doposcuola, con l’obiettivo di rispondere in maniera attiva ai bisogni sociali del quartiere e della città.
“Il modello Milano esclude. Il modello Meloni reprime. E Roma rischia di diventare una città consegnata alla rendita e alla speculazione: fondi immobiliari, alberghi, affitti brevi e residenze di lusso al posto di case accessibili - tira le somme il collettivo di via Santa Croce in Gerusalemme - Spin Time dimostra da tredici anni che un altro modello di città esiste ed è possibile. Il 19 e 20 settembre ci mobilitiamo e scendiamo in piazza per difenderlo e per una Roma pubblica, accessibile e di chi la vive”. Il tempo di Spin Time è ora.
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