La domanda globale di carbone è destinata ad aumentare quest’anno a causa del conflitto in Medio Oriente

Complice il conflitto in Medio Oriente e il conseguente rialzo massiccio dei prezzi di gas e petrolio, la domanda di carbone è aumenta a livello globale. L’aggiornamento semestrale dell’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea) prevede che, nel 2026, l’aumento dei prezzi del gas naturale stimoli un ritorno al carbone in alcune regioni, mentre la situazione dello Stretto di Hormuz sarà determinante per le prospettive del 2027. Ma il problema del ricorso al più inquinante dei combustibili fossili non è solo questione di prospettiva, perché il preoccupante fenomeno è già in corso.
C’è da dire che per la prima volta in mezzo secolo, nel 2025 la produzione di energia elettrica da carbone era diminuita sia in Cina che in India, a causa della massiccia espansione delle energie rinnovabili in Cina e di un monsone precoce e insolitamente intenso in India. E anche la produzione mondiale di acciaio – il secondo settore per consumo di carbone – ha registrato un calo. Ciononostante, segnalano gli esperti della Iea, la domanda mondiale di carbone è comunque aumentata dello 0,3% raggiungendo gli 8,84 miliardi di tonnellate, un nuovo record, a dimostrazione di come il calo registrato in alcuni mercati principali sia stato compensato dalla crescita in altre aree.
Negli Stati Uniti, in particolare, la forte domanda di energia elettrica, l’aumento dei prezzi del gas naturale e il sostegno politico hanno determinato un aumento del consumo di carbone, interrompendo il trend di calo generalizzato osservato negli ultimi due decenni. La crescita è derivata anche dai settori ad alto consumo di carbone, tra cui la produzione di nichel in Indonesia e la produzione di prodotti chimici a partire dal carbone in Cina.
Le turbolenze sui mercati energetici causate dal conflitto in Medio Oriente stanno spingendo al rialzo la domanda globale di carbone di nuovo quest’anno, poiché i forti aumenti dei prezzi del gas naturale inducono i paesi a ricorrere a fonti alternative, secondo l’ultimo aggiornamento della Iea sul settore del carbone.
Sebbene praticamente nessuna spedizione di carbone transiti attraverso lo Stretto di Hormuz – dato che il Medio Oriente non è né un grande produttore né un grande consumatore di carbone – le perturbazioni legate alla guerra hanno comunque influito sui mercati del carbone, facendo aumentare i prezzi del gas naturale a causa dell’enorme calo delle spedizioni di gas naturale liquefatto (Gnl) attraverso lo Stretto. Ciò ha incoraggiato una maggiore produzione di energia elettrica da carbone nei paesi che dispongono di parchi centrali a gas e di capacità di riserva per il carbone, come rileva l’aggiornamento semestrale 2026 della Iea. Queste dinamiche hanno contribuito a un aumento dell’utilizzo del carbone in Europa, Giappone, Corea, Cina e altri mercati superiore a quanto previsto in precedenza.
Anche la Cina ora ha aumentato il consumo di carbone per la produzione di prodotti chimici a causa degli elevati prezzi del petrolio. Inoltre, le previsioni di un fenomeno meteorologico El Niño particolarmente intenso quest’anno dovrebbero sostenere la domanda di carbone in alcuni dei principali paesi consumatori dell’Asia, tra cui India e Vietnam, a causa del maggiore fabbisogno di raffreddamento e della minore produzione di energia idroelettrica.
Di conseguenza, la domanda globale di carbone – che avrebbe dovuto registrare un leggero calo su base annua – dovrebbe ora aumentare dell’1,2% nel 2026, portando il consumo mondiale al livello record di 8,94 miliardi di tonnellate.
Gli esperti dell’Agenzia internazionale dell’energia segnalano che il quadro potrebbe cambiare nuovamente nel 2027, sebbene permanga una notevole incertezza sulle prospettive. Molto dipenderà dalla ripresa del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz: se i flussi di Gnl attraverso le acque oggi teatro di bombardamenti americani e iraniani dovessero riprendere e i prezzi del gas naturale tornassero ai livelli prebellici, la domanda globale di carbone potrebbe diminuire nel 2027; se invece lo Stretto rimanesse in gran parte chiuso alle spedizioni di Gnl, la domanda di carbone potrebbe aumentare ulteriormente.
Leggendo nel dettaglio i dati Iea, si apprende che dopo aver raggiunto un massimo storico nel 2025, la produzione globale di carbone sembrava in procinto di diminuire nel 2026, sebbene sia destinata a rimanere al di sopra dei 9 miliardi di tonnellate per il terzo anno consecutivo. Ciò riflette un calo della produzione in Cina – il maggiore produttore mondiale – a seguito delle ispezioni di sicurezza innescate da un grave incidente minerario avvenuto a maggio, che da allora ha determinato una significativa riduzione della produzione di carbone. Con il ridursi del divario tra produzione e consumo, si prevede che l’ampio accumulo globale di scorte di carbone osservato negli ultimi anni subisca un rallentamento. Nel 2027, la produzione mondiale di carbone dovrebbe registrare un leggero aumento grazie alla ripresa della produzione in Cina.
Nel frattempo, il rapporto prevede che la domanda di carbone sui mercati internazionali superi le precedenti aspettative, a causa del calo della produzione interna in Cina e dell’aumento della domanda da parte di paesi dipendenti dalle importazioni, come il Giappone e la Corea, dove l’uso del carbone è cresciuto a seguito dell’aumento dei prezzi del gas naturale. Nel loro insieme, questi fattori – insieme alla scarsità dell’offerta – stanno contribuendo all’aumento dei prezzi del carbone in tutto il mondo.
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