Il nucleare in Italia? Ma quando? Le risposte nel podcast di Greenreport

È online la nuova puntata del podcast “La Settimana di Greenreport”. La prima notizia segnalata dal direttore responsabile del nostro giornale, Maurizio Izzo, riguarda il ritorno del nucleare in Italia. Arriverà nel 2033-2034, dice il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, anche se la storia mostra che l'energia nucleare impiega molto tempo per diventare operativa (da 10 a 19 anni a livello globale. Il ministro aggiunge che è anche giusto che ci sia un referendum in materia. Quando? Nella prossima legislatura, ovviamente, e più precisamente nel 2028 o 2029. Al di là delle dispute da costituzionalisti sul fatto se e quando si possa tenere un referendum considerando che sono previste le elezioni per il prossimo anno, è evidente che la sola raccolta delle firme comporterebbe l’apertura nel Paese di un dibattito più approfondito e che coinvolga esperti del settore energetico ben più di quanto non sia avvenuto finora. Ed è proprio ciò che il governo vuole evitare.
Seconda segnalazione di questa puntata: il Parlamento europeo ha approvato il regolamento per l’introduzione in agricoltura delle tecniche di modifica del genoma delle piante, gli Ngt. Voto che ha diviso gli schieramenti con la ferma opposizione dei verdi e della sinistra europea mentre destra e parte del Pe ha votato a favore. Nettamente contrarie le organizzazioni ambientaliste che in un documento sottoscritto da 21 associazioni denunciano i rischi di questo provvedimento che di fatto introduce gli Ogm limitando i controlli e la tracciabilità.
Altro argomento di cui si parla in questa puntata: nell’ultimo mese la domanda elettrica è stata soddisfatta per il 52,8% da fonti rinnovabili, per il 31,8% da fonti non rinnovabili e per la parte restante dal saldo estero. Il contributo delle rinnovabili è dunque in calo rispetto a maggio 2025, quando aveva raggiunto il 57,7% del fabbisogno.
A pesare è soprattutto la forte riduzione dell’idroelettrico, con segnali di siccità che già s’intravedono nelle regioni del nord. Nel mese di maggio 2026 la produzione da fonti rinnovabili è diminuita complessivamente del 6,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, nonostante la crescita del fotovoltaico e dell’eolico. Il solare ha infatti registrato un aumento del 19,3%, mentre l’eolico è salito del 14,5%. In senso opposto si muovono però l’idroelettrico rinnovabile, in calo del 38,5%, e la geotermia, che segna una flessione del 5,8%.
Segnalazione successiva: a leggere l’ultimo report dell’associazione di settore auto Unrae, nel 2025 le immatricolazioni nel nostro Paese hanno registrato un calo del 2,1% su base annua, rispetto al +2,4% della media europea. Male anche il confronto riguardante la quota del comparto ricaricabile: 12,8% contro una media del 31,2% e siamo 16esimi per numero di colonnine, con appena 15,5 punti di ricarica ogni 100 km. Simone Collini si chiede se non sarà colpa dei prezzi e fa due conti: una berlina che nel 2016 costava circa 13.327 euro, nel 2025 ne costava 20.657. Una di categoria superiore che costava circa 22 mila euro, nove anni dopo ne costava circa 33 mila. E questo mentre i salari reali sono diminuiti del 9% rispetto al 2021.
Ultima segnalazione di Maurizio Izzo per queta settimana: il mondo scientifico italiano si mobilita contro la riforma della caccia targato governo Meloni. Ora che nell’aula del Senato si è aperta la discussione finale, 10 società scientifiche hanno scritto insieme al Wwf alle alte cariche dello Stato sottolineando tutti i motivi per cui andrebbe fermato il disegno di legge 1552, considerato «un arretramento di trent’anni nella tutela della fauna in Italia». Tra i punti critici segnalati da ricercatori ed esperti di varie materie c’è il fatto che la riforma ridimensionerebbe il ruolo scientifico dell’Ispra e violerebbe le direttive europee "Uccelli" e "Habitat", esponendo l’Italia a sanzioni. Viene anche puntato il dito sul fatto che il ddl in discussione a Palazzo Madama per il via libera definitivo prevede l’aumento delle specie cacciabili, il prolungamento dei periodi di caccia e la possibile riduzione delle aree protette. Gli scienziati chiedono di rispettare i dati sulla biodiversità, che vedono il 28% dei vertebrati italiani a rischio estinzione, e i principi di tutela ambientale inseriti nella Costituzione nel 2022.
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