Il regolamento UE che blocca la distruzione dei vestiti invenduti
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Addio alla distruzione degli abiti invenduti: in vigore il nuovo divieto UE contro gli sprechi nel settore tessile.
Ogni anno milioni di capi di abbigliamento, scarpe e accessori nuovi vengono eliminati senza essere mai utilizzati. Una pratica che per lungo tempo ha rappresentato una consuetudine nel settore della moda, ma che oggi l’Unione europea ha deciso di contrastare con una svolta normativa destinata a incidere profondamente sull’intera filiera.
Dal 19 luglio è infatti operativo il divieto di distruggere i prodotti tessili invenduti o restituiti dai consumatori, una misura prevista dal Regolamento (UE) 2024/1781, noto come Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR). L’obiettivo è ridurre gli sprechi, promuovere l’economia circolare e favorire un utilizzo più responsabile delle risorse.
Una nuova strategia europea per prodotti più sostenibili
Il Regolamento ESPR rappresenta uno dei principali strumenti con cui Bruxelles punta a rendere i prodotti commercializzati nel mercato europeo più sostenibili lungo tutto il loro ciclo di vita.
La normativa introduce infatti criteri destinati a cambiare il modo in cui i beni vengono progettati, realizzati e gestiti al termine del loro utilizzo. L’intento non è limitarsi alla riduzione dei rifiuti, ma incentivare un modello produttivo capace di privilegiare durata, riparabilità, riutilizzo e riciclo.
In pratica, i prodotti dovranno essere concepiti fin dall’origine per avere una vita utile più lunga e risultare più semplici da riparare, aggiornare, smontare e recuperare una volta concluso il loro impiego.
Stop alla distruzione di capi e calzature invenduti
Tra le novità più significative introdotte dal regolamento figura proprio il divieto di eliminare abbigliamento, calzature e accessori rimasti invenduti oppure restituiti dai clienti.
Fino a oggi, in molti casi, questi articoli venivano avviati allo smaltimento attraverso discariche o impianti di incenerimento, nonostante fossero perfettamente integri. Con le nuove disposizioni, questa possibilità viene meno e le imprese saranno chiamate a privilegiare soluzioni alternative, come la donazione, il riutilizzo o il riciclo dei prodotti.
La misura punta così a limitare uno degli aspetti più critici dell’industria della moda, settore che negli ultimi anni è stato spesso al centro del dibattito per il suo impatto ambientale.
Più trasparenza sulle merci non vendute
Il regolamento introduce anche nuovi obblighi informativi a carico delle aziende.
Le imprese dovranno infatti comunicare dati relativi ai beni rimasti invenduti, indicando le quantità interessate, le ragioni che ne impediscono la commercializzazione e la destinazione finale dei prodotti.
Si tratta di un sistema pensato per aumentare la trasparenza del mercato e consentire un monitoraggio più efficace delle pratiche adottate dalle aziende nella gestione delle eccedenze.
Arriva il Passaporto Digitale del Prodotto
Tra gli strumenti previsti dalla nuova disciplina trova spazio anche il Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport – DPP).
Attraverso un QR code o altre tecnologie digitali, sarà possibile consultare informazioni dettagliate sul bene acquistato, tra cui i materiali utilizzati, l’origine delle materie prime, l’impatto ambientale, le modalità di manutenzione e le indicazioni per il corretto recupero o riciclo a fine vita.
L’obiettivo è fornire ai consumatori informazioni più complete, favorendo scelte d’acquisto consapevoli e una gestione più sostenibile dei prodotti.
Quali prodotti sono interessati dal regolamento
L’Ecodesign for Sustainable Products Regulation non riguarda esclusivamente il comparto tessile.
La normativa è destinata ad applicarsi progressivamente alla maggior parte dei beni fisici immessi sul mercato europeo, con particolare attenzione a categorie considerate strategiche, come prodotti tessili, apparecchiature elettroniche, mobili e materiali metallici.
Restano invece esclusi alcuni settori specifici, tra cui alimenti, mangimi e medicinali.
Un passo verso l’economia circolare
L’entrata in vigore del divieto rappresenta un cambiamento significativo nella politica ambientale europea. La finalità non è soltanto diminuire il volume dei rifiuti prodotti dall’industria della moda, ma promuovere un modello economico in cui ciò che fino a ieri veniva considerato uno scarto possa acquisire un nuovo valore attraverso il riutilizzo, il recupero o il riciclo.
Con il Regolamento UE 2024/1781 prende così forma un sistema che punta a coniugare sostenibilità, trasparenza e responsabilità ambientale, introducendo regole destinate a incidere concretamente sulle strategie produttive delle imprese e sulle future abitudini di consumo dei cittadini europei.
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