Il riscaldamento globale ha raggiunto 1,37°C nel 2025 e supererà 1,5 tra quattro anni. Gas serra a livelli record

Il Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus ha appena pubblicato un nuovo aggiornamento e il quadro complessivo che ne emerge è tutt’altro che bello. La prima notizia, di carattere generale, è che dati solidi e coerenti dimostrano che l’intero sistema climatico continua a riscaldarsi, determinando un rapido riscaldamento globale: le attività umane hanno portato il riscaldamento globale a +1,37 °C nel 2025 rispetto ai livelli preindustriali e si prevede che si superi 1,5 °C tra circa quattro anni. La seconda notizia, in particolare sull’aggiornamento di quest’anno, è che le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto il livello più alto mai registrato, attestandosi a 56,8 miliardi di tonnellate (gigatonnellate o Gt) di emissioni di anidride carbonica equivalente (CO2e) nel 2024, principalmente a causa della combustione di combustibili fossili. La terza notizia: il 2025 si è già posizionato come il terzo anno più caldo mai registrato.
Come spiegano gli scienziati del servizio Copernicus, alla base di questa impennata delle temperature c’è il continuo aumento delle emissioni globali di gas a effetto serra. «Un indicatore chiave è lo squilibrio energetico della Terra, che misura la velocità con cui il calore si accumula nel sistema climatico e fornisce una misura fondamentale del ritmo dei cambiamenti climatici. Senza l’influenza umana, dovrebbe essere vicino allo zero, ma è in aumento dagli anni ’70 e ha ora raggiunto un livello record, raddoppiando negli ultimi decenni», spiega il professor Piers Forster, direttore del Priestley Centre for Climate Futures presso l’Università di Leeds e autore principale del report.
Il bilancio di carbonio residuo – ovvero la quantità totale di anidride carbonica che può ancora essere emessa se vogliamo mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C – è stimato, a partire dall’inizio del 2026, a 130 Gt di CO2. E questa quota stimata sarà esaurita in circa tre anni, ai livelli attuali di emissioni di CO2, avvertono gli scienziati. Nonostante le emissioni di gas serra non stiano aumentando così rapidamente come negli anni 2000, i risultati di quest’anno continuano a mostrare quanto e quanto velocemente il clima stia cambiando a causa dell’attività umana, sottolineando la necessità che la società intensifichi massicciamente gli sforzi di decarbonizzazione durante questo decennio critico.
Nel report viene anche segnalato che diversi effetti concreti dell’aumento delle temperature si stanno già riscontrando sul livello medio globale del mare, che ha registrato un innalzamento record di 23 centimetri rispetto al 1901, spinto non solo dallo scioglimento dei ghiacci ma anche dall’espansione termica delle acque che accumulano calore. Gli oceani si trovano in uno stato di profonda sofferenza, come dimostrano i 65 giorni di ondate di calore marine che hanno flagellato il pianeta nel solo 2025, una frequenza che risulta più che triplicata se confrontata con la media storica degli ultimi trentacinque anni.
In questo contesto già critico, la comunità scientifica internazionale ha indirizzato un accorato appello ai governi, lanciando l’allarme sul fatto che oltre 40 database globali che hanno lavorato alla raccolta e all’elaborazione di tutti questi dati e che sono fondamentali per il costante monitoraggio climatico e l’osservazione della Terra, rischiano la chiusura a causa di pesanti tagli ai finanziamenti, privando l’umanità degli strumenti necessari per pianificare le future strategie di adattamento. «La conservazione e la manutenzione dei set di dati globali, fondamentali per fornire le informazioni più aggiornate, accurate e complete per un processo decisionale basato su dati concreti, saranno nel frattempo fondamentali per la nostra capacità di rilevare questi cambiamenti in futuro», spiegano da Copernicus.
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