In arrivo dal 2027 il congedo parentale aggiuntivo

15 Ottobre 2026 - 13:30
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lentepubblica.it

Congedo parentale aggiuntivo a partire da 2027: più genitori potrebbero ricevere l’indennità. Ecco chi potrebbe averne diritto.


Una modifica che nasce dal sistema pensionistico, ma che potrebbe avere conseguenze anche sulle possibilità economiche delle famiglie con figli. Il congedo parentale aggiuntivo 2027 potrebbe diventare accessibile a una platea più ampia di lavoratori, grazie all’adeguamento di un limite reddituale che stabilisce quando determinati periodi di assenza dal lavoro possono essere retribuiti.

Non si tratta, almeno per il momento, dell’introduzione di nuovi mesi di congedo né di un aumento generalizzato delle indennità. La possibile novità riguarda piuttosto il numero di genitori che potranno ricevere un sostegno economico per periodi di astensione ulteriori rispetto a quelli normalmente indennizzati.

Al centro della questione c’è un collegamento poco conosciuto tra due ambiti apparentemente lontani: la previdenza e le politiche di sostegno alla genitorialità. La normativa italiana, infatti, utilizza il valore della pensione minima per individuare la soglia di reddito necessaria ad accedere a questa specifica tutela.

Quando il trattamento pensionistico viene rivalutato per effetto dell’inflazione, cambia anche il parametro utilizzato per determinare chi può beneficiare dell’indennità aggiuntiva. Un meccanismo che, con l’avvicinarsi del 2027, merita particolare attenzione.

Congedo parentale aggiuntivo 2027: perché potrebbero cambiare i requisiti

Per comprendere la possibile evoluzione occorre partire da una disposizione già presente nell’ordinamento italiano: l’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 151/2001, il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.

La norma stabilisce che, una volta esauriti i periodi ordinariamente indennizzabili, il lavoratore dipendente possa ottenere un trattamento economico anche per ulteriori assenze, purché il suo reddito personale rimanga al di sotto di un determinato limite.

Questo tetto non è espresso attraverso una cifra fissa, ma viene calcolato moltiplicando per 2,5 l’importo annuo del trattamento minimo di pensione.

In sostanza, se aumenta la pensione minima, cresce anche la soglia reddituale prevista per questa particolare indennità.

Il risultato è significativo soprattutto per chi si trova appena al di sopra del limite attualmente previsto. Alcuni lavoratori che oggi non possono beneficiare del pagamento dei periodi ulteriori potrebbero infatti rientrare nei requisiti del prossimo anno, senza che sia necessario introdurre una nuova misura legislativa.

La soglia di reddito potrebbe superare i 20.400 euro: i calcoli

Nel 2026 il valore annuo provvisorio del trattamento minimo pensionistico preso come riferimento dall’INPS ammonta a 7.954,05 euro. Applicando il moltiplicatore stabilito dalla legge si ottiene una soglia di reddito individuale pari a 19.885,13 euro.

Per il 2027 una delle simulazioni prese in considerazione ipotizza una rivalutazione del 2,9%. Utilizzando questa percentuale, il minimo pensionistico annuo raggiungerebbe circa 8.184,72 euro, facendo salire il limite per l’accesso all’indennità a circa 20.462 euro.

Il confronto mostra un incremento potenziale di circa 577 euro rispetto al parametro del 2026.

Parametro 2026 Simulazione 2027 (+2,9%)
Trattamento minimo pensionistico annuo 7.954,05 € 8.184,72 € circa
Limite di reddito individuale 19.885,13 € 20.462 € circa
Percentuale dell’indennità aggiuntiva 30% 30%

Attenzione: gli importi indicati per il 2027 rappresentano esclusivamente una simulazione. Non costituiscono soglie ufficiali già approvate dall’INPS.

La percentuale effettiva di perequazione pensionistica dovrà essere determinata attraverso gli appositi provvedimenti. Va inoltre ricordato che l’inflazione generale rilevata dall’ISTAT non coincide necessariamente con il tasso utilizzato per rivalutare le pensioni, che segue specifici criteri normativi.

I dati provvisori di settembre 2026 hanno mostrato un’inflazione acquisita del 3,1% per l’indice generale dei prezzi al consumo, superiore al 2,9% registrato ad agosto. L’andamento dei prossimi mesi sarà quindi determinante per definire il quadro definitivo.

Chi potrebbe beneficiare della nuova soglia nel 2027

Il possibile ampliamento interesserebbe soprattutto i genitori lavoratori dipendenti con redditi individuali vicini ai 20.000 euro annui.

Per chiarire il funzionamento della disposizione, si può considerare il caso di un dipendente che percepisca un reddito personale di 20.100 euro. Con il limite del 2026, questo importo risulta superiore alla soglia prevista per ottenere il pagamento dei periodi aggiuntivi.

Se nel 2027 il tetto dovesse effettivamente raggiungere i 20.462 euro, lo stesso reddito rientrerebbe invece nel nuovo intervallo di ammissibilità.

Naturalmente, il beneficio non sarebbe automatico. Oltre al requisito economico, il richiedente dovrebbe rispettare tutte le condizioni relative alla propria posizione lavorativa, all’età del figlio e ai mesi di congedo già utilizzati.

Un altro elemento fondamentale riguarda il significato di reddito individuale: il parametro previsto dalla disposizione non corrisponde all’ISEE del nucleo familiare. Occorre quindi verificare la posizione reddituale personale del genitore richiedente secondo le regole applicabili alla prestazione.

Non è possibile, allo stato attuale, quantificare il numero di nuovi beneficiari. L’impatto dipenderà sia dal valore definitivo della rivalutazione sia dalla distribuzione dei redditi tra i lavoratori che possiedono gli altri requisiti.

Congedo parentale ordinario e periodi aggiuntivi: quali sono le differenze

Il punto che rischia di generare maggiore confusione riguarda la distinzione tra diritto ad assentarsi dal lavoro e diritto a ricevere un’indennità durante l’assenza.

Il congedo parentale è uno strumento che consente ai genitori lavoratori di dedicare tempo alla cura dei figli, anche dopo la conclusione dei periodi obbligatori di maternità e paternità.

Secondo la disciplina vigente nel 2026 per i lavoratori dipendenti, la fruizione è consentita entro i primi 14 anni di vita del bambino. Il periodo complessivamente utilizzabile dalla coppia non può generalmente superare dieci mesi, che diventano undici quando il padre si astiene dal lavoro per almeno tre mesi, anche non consecutivi.

Esistono inoltre limiti individuali: la madre può usufruire ordinariamente di un massimo di sei mesi, mentre il padre può arrivare a sette se soddisfa la condizione relativa alla durata della propria astensione. Per il genitore solo è previsto un limite complessivo di undici mesi.

Dal punto di vista economico, però, non tutti i periodi vengono necessariamente retribuiti allo stesso modo.

Le disposizioni generali prevedono fino a nove mesi complessivamente indennizzabili per i genitori lavoratori dipendenti, con una copertura ordinaria del 30% della retribuzione media giornaliera.

In presenza delle specifiche condizioni stabilite dalle norme e dalle istruzioni INPS, tre di questi mesi possono beneficiare dell’indennità maggiorata all’80%. Non si tratta di ulteriori mensilità da aggiungere alla durata complessiva, ma di una copertura economica più elevata per periodi già previsti.

Il congedo parentale aggiuntivo soggetto al limite reddituale interviene invece sui periodi che eccedono i nove mesi ordinariamente indennizzabili. Proprio per questi periodi la verifica delle condizioni economiche personali assume un ruolo decisivo.

Quanto viene pagato il congedo parentale aggiuntivo

L’eventuale innalzamento della soglia di accesso non determinerebbe, di per sé, un incremento della percentuale riconosciuta ai beneficiari.

Per i periodi ulteriori che soddisfano il requisito reddituale, l’indennità rimane infatti stabilita nella misura del 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata secondo i criteri previsti dall’INPS.

Questo significa che la rivalutazione potrebbe incidere sull’accessibilità della prestazione, ma non trasformarla in un trattamento economico più generoso per chi già ne usufruisce.

Il valore del sostegno effettivamente percepito dipende dalla retribuzione di riferimento e dal numero di giornate riconosciute.

Occorre dunque evitare di confondere la soglia reddituale annua con l’importo dell’indennità: i circa 20.462 euro ipotizzati per il 2027 non rappresentano una somma erogata dall’INPS, ma il possibile limite di reddito entro il quale ottenere la copertura economica dei periodi aggiuntivi.

Come presentare la domanda all’INPS ed evitare errori

Chi intende utilizzare il congedo parentale deve ricordare che la prestazione richiede una specifica procedura amministrativa. Il semplice possesso dei requisiti non sostituisce la presentazione della domanda.

La richiesta può essere inoltrata attraverso il servizio telematico “Domande di maternità e paternità”, disponibile sul portale dell’Istituto previdenziale, oppure tramite gli enti di patronato abilitati.

La procedura online consente di indicare il periodo desiderato e, nei casi previsti, di scegliere una fruizione giornaliera oppure oraria.

Prima dell’invio è opportuno controllare il numero di mesi già utilizzati, anche dall’altro genitore, verificare la propria situazione reddituale e individuare correttamente le date dell’assenza richiesta.

Un aspetto particolarmente importante riguarda le tempistiche: la domanda deve essere presentata prima dell’inizio del periodo di congedo. In caso di trasmissione successiva, l’indennità può essere riconosciuta soltanto per le giornate successive alla data di presentazione.

Per la generalità dei dipendenti il pagamento viene anticipato dal datore di lavoro per conto dell’INPS. Alcune categorie, tra cui gli operai agricoli e i lavoratori dello spettacolo a tempo determinato, sono invece soggette a modalità di erogazione diretta da parte dell’Istituto.

Le istruzioni ufficiali possono essere consultate nella scheda INPS dedicata all’indennità di congedo parentale per i lavoratori dipendenti.

Il collegamento tra inflazione, previdenza e sostegno alle famiglie

L’aspetto più interessante di questa possibile evoluzione riguarda il funzionamento complessivo del sistema di protezione sociale.

Nel dibattito pubblico, la rivalutazione delle pensioni viene abitualmente considerata una questione che interessa soprattutto gli anziani. In realtà, quando la legislazione utilizza il trattamento minimo pensionistico come parametro per altre prestazioni, gli adeguamenti possono produrre conseguenze anche su categorie molto diverse.

È esattamente quanto potrebbe accadere con il congedo parentale aggiuntivo 2027: una misura destinata ai lavoratori con figli potrebbe raggiungere nuovi beneficiari grazie a un aggiornamento originato nel settore previdenziale.

Questo automatismo ha anche un significato sociale. Per le famiglie con disponibilità economiche limitate, la possibilità di usufruire di ulteriori periodi di assistenza ai figli senza rinunciare completamente alla retribuzione può incidere sull’organizzazione quotidiana e sulla gestione del bilancio domestico.

Rimane tuttavia un limite strutturale: ricevere il 30% dello stipendio significa comunque sostenere una riduzione considerevole delle entrate. Il diritto formale alla tutela, quindi, non coincide sempre con la possibilità concreta di utilizzarla.

La questione riguarda anche il rapporto tra vita professionale e responsabilità familiari. Le misure di conciliazione risultano realmente efficaci quando i genitori possono ricorrervi senza compromettere eccessivamente la propria stabilità economica.

L’eventuale aumento della soglia rappresenterebbe un adeguamento utile per chi si trova nelle fasce di reddito interessate, ma non risolverebbe da solo le difficoltà che accompagnano la scelta di assentarsi dal lavoro per occuparsi dei figli.

Cosa aspettarsi dal 2027 e quali aggiornamenti seguire

Per conoscere l’effettiva portata della misura sarà necessario attendere la definizione del trattamento minimo pensionistico applicabile al prossimo anno e le conseguenti indicazioni dell’INPS.

Soltanto allora sarà possibile stabilire con precisione il nuovo limite di reddito e verificare quanti lavoratori potranno accedere all’indennità prevista dall’articolo 34 del Testo unico sulla maternità e paternità.

Nel frattempo, chi prevede di utilizzare ulteriori periodi di astensione nel 2027 può già effettuare una prima verifica della propria situazione: reddito individuale, mesi residui e condizioni del rapporto di lavoro sono gli elementi da considerare.

Il possibile superamento della soglia dei 20.400 euro non deve dunque essere letto come l’annuncio di un nuovo bonus generalizzato. Si tratta piuttosto dell’eventualità che una tutela già esistente diventi economicamente accessibile anche a genitori che oggi ne restano esclusi.

Una differenza meno appariscente rispetto all’introduzione di un nuovo incentivo, ma potenzialmente rilevante per quei nuclei familiari che devono trovare ogni giorno un equilibrio tra lavoro, reddito e cura dei figli.

Per gli aggiornamenti sull’inflazione è possibile consultare il comunicato ISTAT sui prezzi al consumo di settembre 2026. Per i parametri previdenziali e le condizioni di accesso resta fondamentale fare riferimento alle comunicazioni ufficiali dell’INPS.

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