Data center in Italia, la corsa agli investimenti passa dai territori

15 Ottobre 2026 - 13:30
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lentepubblica.it

I data center in Italia promettono nuovi investimenti e il recupero di aree industriali abbandonate. Ma la loro crescita pone ai Comuni domande concrete: quanta energia servirà, quali effetti avranno sull’ambiente e cosa resterà alle comunità che li ospitano? Il confronto riguarda infrastrutture indispensabili per servizi pubblici, imprese e intelligenza artificiale, il cui sviluppo richiede scelte urbanistiche capaci di tenere insieme interessi diversi.

Questi interrogativi hanno attraversato il convegno “Datacenter e territori”, ospitato a Villa Mirabello durante la Milano Digital Week 2026. Dall’incontro emerge una distanza tra la velocità dei progetti e la capacità di comprenderne le conseguenze. Gli amministratori devono valutare opportunità economiche importanti, mentre molti cittadini chiedono informazioni e possibilità di partecipare alle decisioni.

Data center in Italia: quanto valgono i progetti

Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel triennio 2026-2028 sono attesi 83 nuovi progetti promossi da 30 aziende, per un valore potenziale di 25,4 miliardi di euro. La distinzione è essenziale: si tratta di iniziative previste, non di capitali già impiegati. Nel precedente triennio, 2023-2025, gli investimenti effettivi sono stati pari a 7,1 miliardi, circa il 68% dei 10,5 miliardi inizialmente stimati.

Milano concentra una parte decisiva di questa espansione. Nel 2025 l’area milanese disponeva di 414 megawatt di potenza informatica installata, il 68% del totale nazionale. Sono valori che descrivono la capacità delle infrastrutture e non il consumo annuo di elettricità. La concentrazione può rafforzare il ruolo italiano nel mercato europeo, ma rende ancora più importante coordinare disponibilità energetica, localizzazione degli impianti e pianificazione territoriale.

La domanda non arriva soltanto dalle piattaforme commerciali. Anche la digitalizzazione degli enti richiede sistemi affidabili per conservare informazioni ed erogare servizi senza interruzioni. Il rapporto tra PA digitale, fabbisogno tecnologico e fornitori di data center aiuta a comprendere perché queste strutture siano diventate parte delle fondamenta operative delle amministrazioni.

Energia e acqua: la sostenibilità va misurata

L’intelligenza artificiale aumenta la richiesta di capacità di calcolo e spinge verso strutture progettate per carichi più intensivi. Al convegno, il professore emerito del Politecnico Maurizio Dècina ha illustrato l’evoluzione verso le “AI Factory” e le tecnologie che migliorano il raffreddamento e l’efficienza. Il progresso tecnico offre possibilità concrete, ma non elimina la necessità di verificare le prestazioni di ciascun impianto.

La dimensione energetica è rilevante. La Commissione europea, richiamando il rapporto “Energy and AI” dell’Agenzia internazionale dell’energia, indica un consumo globale di circa 415 terawattora, equivalente all’1,5% dell’elettricità mondiale. La previsione arriva a 945 terawattora nel 2030, soprattutto per la crescita del calcolo legato all’AI. Sono dati mondiali, che non possono essere trasferiti automaticamente alla situazione italiana.

Durante l’incontro, l’associazione di settore IDA ha sottolineato il contributo dei sistemi di raffreddamento a circuito chiuso e della riqualificazione di siti dismessi. Queste indicazioni vanno valutate progetto per progetto. La sostenibilità dipende dalla configurazione tecnica, dalle fonti energetiche e dalle condizioni locali: una soluzione efficiente non rende irrilevanti tutti gli altri impatti.

L’Unione europea ha introdotto obblighi di monitoraggio e comunicazione delle prestazioni attraverso una banca dati dedicata. Il 21 settembre 2026 la Commissione ha inoltre proposto un sistema comune di valutazione per rendere più trasparenti consumi energetici e idrici. La direzione è chiara: confrontare risultati misurabili, anziché affidarsi soltanto alle dichiarazioni degli operatori.

L’efficienza passa anche dalla gestione delle informazioni. Archivi duplicati senza necessità e dati conservati oltre il tempo utile possono aumentare lo spazio occupato e le elaborazioni richieste. Occorre distinguerli dalle copie di sicurezza e dalle repliche indispensabili per garantire continuità ai servizi. Nella PA, il principio Once Only, cioè «una volta sola», prevede che cittadini e imprese non debbano fornire nuovamente informazioni già disponibili alle amministrazioni.

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati favorisce questo scambio attraverso l’interoperabilità. Il principio non impone un unico archivio né elimina i backup: può però contribuire, insieme a una corretta organizzazione dei sistemi, a ridurre raccolte ripetute e duplicazioni evitabili. Costruire nuovi data center in Italia deve quindi accompagnarsi a un uso più razionale dei dati, senza compromettere sicurezza e affidabilità.

I cittadini chiedono informazioni e ascolto

Il sondaggio presentato da Pepe Research, descritto nel comunicato come rappresentativo di 958 italiani tra 18 e 74 anni, evidenzia un bisogno informativo. Il 60% conosce il dibattito sui centri dati, ma soltanto il 28% si sente informato. Il 55% considera rilevante la loro diffusione, mentre il 52% teme possibili danni ambientali: interesse e preoccupazione possono dunque convivere.

Di fronte all’ipotesi di un insediamento nel proprio Comune, il 36% esprime un atteggiamento favorevole, il 33% tenderebbe a opporsi e il 31% non prende posizione. Il dato non autorizza a leggere ogni dubbio come un rifiuto dell’innovazione. Secondo l’indagine, il 76% ritiene fondamentale essere ascoltato e coinvolto. Per comprendere vantaggi e criticità, il 52% si affiderebbe soprattutto alle associazioni ambientaliste e il 34% ai sindaci.

Per gli enti locali questo significa rendere comprensibili dimensioni, consumi previsti e benefici degli interventi. La partecipazione acquista valore quando permette di discutere elementi verificabili prima che le scelte siano concluse.

Il ruolo dei Comuni tra bonifiche e benefici condivisi

Rho offre un esempio delle opportunità legate alla rigenerazione. Secondo quanto riportato nel comunicato, il sindaco Andrea Orlandi ha illustrato un intervento che ha consentito la bonifica di 24.000 metri quadrati di amianto e la rimozione di 2.300 metri cubi di terreno inquinato. Separatamente, una comunicazione ufficiale comunale su un progetto in via Moscova documenta l’adozione di regole dedicate, con limiti di altezza e compensazioni ambientali.

La dimensione supera però i confini municipali. Francesco Vassallo ha richiamato le strategie metropolitane per coinvolgere i Comuni vicini e distribuire benefici attraverso interventi ambientali, percorsi ciclabili e riforestazione. La Città Metropolitana di Milano ha effettivamente sviluppato una variante della strategia STTM 3 specificamente dedicata ai data center.

Nel confronto, Giulia Pastorella ha chiesto un quadro nazionale omogeneo, mentre Elena Franco ha sollecitato valutazioni anche economiche e sociali. Gli amministratori devono infatti orientarsi tra regole frammentate, aspettative di sviluppo e preoccupazioni dei residenti. Servono strumenti adeguati per valutare i progetti, definire condizioni e verificare nel tempo gli impegni assunti.

«È fondamentale tenere vivo il dibattito e favorire confronti costruttivi tra tutti gli stakeholder coinvolti», ha concluso Roberto Masiero, presidente di TIG-The Innovation Group. Per Masiero, il dialogo tra amministratori pubblici, esperti, operatori e cittadinanza deve individuare un equilibrio tra innovazione, sviluppo economico, sostenibilità ambientale ed energetica e qualità della vita. È su questo terreno che la crescita dei data center in Italia può diventare un processo governato e produrre benefici concreti per i territori.

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