In Cina la rinascita della biodiversità avanza tra contraddizioni

1 Giugnoe 2026 - 14:38
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In Cina la rinascita della biodiversità avanza tra contraddizioni

WUHAN - Il tema scelto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Giornata Internazionale della Biodiversità 2026, “Agire a livello locale per un impatto globale”, trova in Cina un laboratorio emblematico, sospeso tra grandi successi ambientali, fragilità strutturali e profonde contraddizioni geopolitiche.[1] Negli ultimi decenni la Cina ha investito enormemente nella riforestazione e nella rigenerazione ecologica. Nel deserto di Maowusu, nel nord del Paese, ci sono contadini che hanno trascorso quarant’anni piantando alberi fino a trasformare gran parte di un territorio arido in un’area verde e fertile. Un’esperienza simile è quella di altri contadini che nella provincia dell’Hebei, dove il più grande progetto di riforestazione artificiale del mondo ha convertito una regione desertificata in una vasta foresta.[2] Il ritorno della vegetazione ha favorito anche il recupero della fauna selvatica. Nel 2026 biologi cinesi hanno annunciato il primo rilascio in natura al mondo della moretta di Baer (Aythya baeri), anatra gravemente minacciata di estinzione.[3] Parallelamente continuano a crescere le popolazioni di panda gigante, ibis crestato e gibbone di Hainan, una delle specie di primati più rare del pianeta. Anche lo storione cinese, simbolo degli ecosistemi fluviali dello Yangtze, ha mostrato segnali di riproduzione naturale dopo anni di drastico declino. Dunque, nell’arco di quarant’anni si è passati dai deserti verdi alla rinascita della fauna.

Nel frattempo la transizione energetica cinese procede su vasta scala. Nella contea di Amdo, nella Regione autonoma dello Xizang (Tibet), è stata completata l’installazione dei 15.927 specchi della centrale solare termica a torre situata alla quota più elevata del mondo.[4] L’impianto utilizza tecnologia a sali fusi: gli specchi concentrano la luce solare sulla torre ricevente, riscaldando il sale fino a circa 560°C. Il calore accumulato viene poi convertito in elettricità attraverso un sistema di scambio termico. A differenza del fotovoltaico tradizionale, questa tecnologia consente di immagazzinare energia e continuare la produzione anche dopo il tramonto, contribuendo alla stabilità della rete elettrica nelle aree remote dell’altopiano tibetano. La Cina considera questi progetti fondamentali per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e affrontare le difficoltà energetiche delle regioni occidentali.

Nel quadro del 15° Piano Quinquennale, il gigante asiatico punta a raggiungere entro il 2030 una copertura forestale del 25,8%, rafforzando ulteriormente le politiche di tutela ambientale.[5] Le priorità indicate comprendono: (i) protezione della biodiversità; (ii) ampliamento del sistema dei parchi nazionali; (iii) conservazione rafforzata di fauna e flora; (iv) recupero degli ecosistemi degradati; (v) sviluppo coordinato tra crescita economica e transizione ecologica.[6] Negli ultimi anni la Cina ha già istituito grandi aree protette dedicate al panda gigante, alla tigre della Siberia e agli ecosistemi dell’altopiano tibetano, nel tentativo di costruire una rete nazionale di conservazione comparabile ai grandi parchi naturali internazionali.

Ma attenzione, ci sono fragilità ancora evidenti. Accanto ai successi, tuttavia, restano problemi strutturali enormi. Secondo dati ancora oggi considerati rilevanti, circa il 90% delle praterie cinesi presenta forme di degrado ecologico. Nel fiume Yangtze, la pesca eccessiva e l’industrializzazione hanno ridotto le popolazioni di pesci a circa il 3% rispetto agli anni Sessanta.[7] Oltre cento specie continuano inoltre a essere minacciate dal commercio illegale di fauna selvatica. Anche gli ecosistemi marini mostrano segnali preoccupanti: in numerose aree costiere monitorate, solo una minoranza presenta condizioni ecologiche soddisfacenti. Questi dati mostrano come la modernizzazione accelerata della Cina abbia prodotto costi ambientali ancora lontani dall’essere completamente riassorbiti.[8]

Le contraddizioni diventano ancora più evidenti sul piano internazionale. Diversi studi hanno evidenziato come gli investimenti infrastrutturali collegati alla Nuova Via della Seta – possano esercitare una forte pressione sugli ecosistemi lungo i corridoi economici asiatici, africani ed europei. Secondo alcune analisi scientifiche, i progetti infrastrutturali della Nuova Via della Seta si sovrappongono ad habitat cruciali per migliaia di specie animali e vegetali, incluse specie altamente vulnerabili come l’antilope saiga e la tigre asiatica. Strade, ferrovie, dighe e oleodotti rischiano infatti di frammentare ecosistemi già fragili, aumentando la perdita di biodiversità su scala transnazionale. La sfida cinese, dunque, non riguarda soltanto la sostenibilità interna, ma anche l’impatto ecologico globale della propria espansione economica.[9]

Il tema assume una rilevanza ancora maggiore alla luce del Global Risks Report 2026 del World Economic Forum, che colloca la perdita di biodiversità tra i principali rischi ambientali del prossimo decennio, insieme al collasso degli ecosistemi e ai cambiamenti critici del sistema terrestre.[10] La biodiversità non è più considerata soltanto una questione naturalistica: riguarda sicurezza alimentare, stabilità climatica, salute pubblica ed equilibrio economico. Ed è forse proprio qui che torna il significato più profondo dei due ginkgo di Pechino. La biodiversità non è un concetto astratto né qualcosa di lontano confinato nelle foreste tropicali o nei parchi naturali. È il rapporto quotidiano tra città e natura, tra infrastrutture e memoria ecologica, tra sviluppo e limite. È una metropolitana che cambia percorso per salvare due alberi. In conclusione, occorre agire localmente per proteggere gli habitat urbani, diventare scienziati cittadini, custodire gli ecosistemi vicini. Questo significa incidere su un equilibrio globale sempre più fragile. Perché il benessere di ogni specie vivente coincide, inevitabilmente, con il nostro.

[1] www.cbd.int/article/2026-05-18-south-africa-hosts-biodiversity-flagship-event

[2] https://news.bjd.com.cn/2023/12/28/10660582.shtml     

http://en.moj.gov.cn/2022-06/20/c_771942.htm

[3] www.globaltimes.cn/page/202604/1358940.shtml

[4] https://global.chinadaily.com.cn/a/202605/27/WS6a164469a310d6866eb4ae42.html

[5] www.wko.at/noe/aussenwirtschaft/euclera-translation-15th-five-year-plan-2026-2030-.pdf

[6] https://english.www.gov.cn/news/202603/09/content_WS69aed13dc6d00ca5f9a09c49.html; https://climate-laws.org/document/15th-five-year-plan_c838

[7] www.worldbank.org/ext/en/country/china.com

[8] www.nature.com/articles/s44358-026-00145-1

[9] www.nature.com/nature-index/topics/l4/environmental-impacts-and-economic-development-in-belt-and-road-initiative-countries; www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0921344925000965; https://minerva-access.unimelb.edu.au/rest/bitstreams/43c2534d-5baa-5e9f-8ef8-f67dc23100b0/retrieve

[10] www.weforum.org/publications/global-risks-report-2026/

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