In Francia fiumi in secca e reattori spenti: il caldo e il deficit idrico fanno aumentare i prezzi dell’elettricità. Anche in Italia

03 Luglio 2026 - 15:00
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In Francia fiumi in secca e reattori spenti: il caldo e il deficit idrico fanno aumentare i prezzi dell’elettricità. Anche in Italia

La nuova ondata di calore estremo che si appresta a colpire l’Europa occidentale, con la Francia come epicentro e temperature pronte a superare di circa 8°C le medie stagionali, sta mettendo a dura prova non solo il settore dell’agricoltura, che Oltralpe è alle prese anche con una perdurante scarsità di piogge e una rischiosa siccità, ma anche la tenuta del sistema energetico continentale. Questo secondo picco termico estivo fa seguito a una prima fase acuta che ha già fatto registrare record storici eccezionali, come i 44 gradi in territorio francese  e gli oltre 41 gradi in Germania. Gli esperti interpellati dall’agenzia specializzata Montel avvertono che la persistenza di queste anomalie meteorologiche è favorita da particolari strutture atmosferiche che tendono a cronicizzare il caldo opprimente, acuendo il surriscaldamento dei principali corsi d’acqua europei come il Reno e il Rodano. Il fenomeno, secondo gli scienziati, rappresenta una chiara manifestazione del cambiamento climatico in atto, che si esprime con manifestazioni sempre più frequenti, intense e durature, destinate a ripetersi.

Al centro della crisi si trova la flotta nucleare della Francia, che come il nostro giornale ha segnalato nei giorni scorsi di fronte alle prime chiusure, è strutturalmente vulnerabile in quanto due terzi dei suoi 57 reattori dipendono proprio dall’acqua fluviale per i processi di raffreddamento termico.

In queste settimane la Francia sta affrontando una siccità massiccia ed estremamente precoce, con ben 30 dipartimenti che sono in stato di crisi mentre 96 hanno superato le soglie di vigilanza o allerta, superando persino i dati della storica siccità del 2022 nello stesso periodo. A causa del deficit di piogge e delle ondate di calore estremo registrate nei mesi di maggio e giugno, la portata dei fiumi d’Oltralpe è calata bruscamente. Ad esempio, la portata della Loira e della Garonna è diminuita notevolmente rispetto a inizio maggio. E alla fine del mese scorso, si registravano già oltre 500 stazioni di osservazione che davano fiumi completamente in secca.

Cosa c’entra tutto ciò con gli impianti nucleari francesi? Le rigide normative ambientali impongono all’operatore nazionale Edf (Électricité de France) di ridurre la produzione o spegnere gli impianti quando i fiumi raggiungono temperature critiche o arrivano a portate troppo basse, una misura necessaria per preservare la biodiversità e gli ecosistemi ittici locali. Durante l’ultimo picco di calore, le restrizioni energetiche hanno continuato a correre per poi raggiungere il livello record di oltre 8 GW di capacità interrotta, pari a più del 13% del parco nucleare francese complessivo. Tale contrazione ha polverizzato i primati negativi delle storiche estati del 2003 e del 2019, innescando immediate ripercussioni sui mercati elettrici sia nazionali francesi che transfrontalieri, che hanno visto i prezzi dell’energia all’ingrosso schizzare temporaneamente in paesi come il Belgio e la Germania.

L’Italia, spiegano gli esperti interpellati sulla questione, non è passata indenne da tutto ciò. Le ripercussioni di questa ridotta disponibilità nucleare si riflettono infatti in modo asimmetrico sui diversi mercati dell’Europa meridionale, delineando scenari opposti per Roma e per Madrid. La Spagna sta dimostrando una notevole resilienza grazie all’ampio spiegamento delle energie rinnovabili, con l’efficienza del settore solare che riesce ad ammortizzare l’impatto economico sui prezzi al consumo. Al contrario, la situazione dell’Italia appare decisamente più critica e fragile a causa della profonda dipendenza strutturale del nostro Paese dalle importazioni di energia dall’estero, una quota significativa delle quali proviene proprio dai transiti transalpini con la Francia. Non a caso gli esperti sentiti dall’agenzia Montel sottolineano che il progressivo invecchiamento dei reattori francesi e la loro costante suscettibilità ai fattori climatici rappresentano un fattore di rischio sistemico per la rete italiana, il che espone il nostro Paese a potenziali rincari e a drastiche conseguenze sulla stabilità degli approvvigionamenti elettrici nazionali.

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