Innovazione digitale e gestione del tempo guidano la nuova domanda di formazione dei liberi professionisti
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I dati della III Indagine dell’Osservatorio di Confprofessioni certificano il sorpasso di innovazione, soft skills e competenze manageriali sul tradizionale aggiornamento tecnico e normativo. Per il 46,9% dei professionisti intervistati, i corsi non sono più un mero adempimento formale, ma una leva strategica indispensabile per rimanere competitivi sul mercato.
di Miriam Minopoli, Confprofessioni
Il comparto libero professionale in Italia sta attraversando una rivoluzione silenziosa che ridefinisce le priorità formative di studi e professionisti. Secondo i dati emersi dalla III Indagine sulla formazione continua (lato datori di lavoro – anno 2026) svolta dall’Osservatorio di Confprofessioni, il tradizionale aggiornamento tecnico e legislativo ha perso la sua storica posizione di leadership. Oggi la vera partita per mantenere il posizionamento sul mercato si gioca su due fronti ben precisi: l’innovazione digitale e la gestione del tempo.
Lo studio, che ha analizzato un campione significativo di 1.295 professionisti, evidenzia un netto cambio di mentalità. Quasi un intervistato su due (46,9% del totale) ha preso posizione sui fabbisogni formativi e sulle competenze strategiche necessarie per il futuro. Le risposte delineano una tendenza inequivocabile: la formazione non viene più considerata come un semplice adempimento burocratico, ma si trasformano in una vera e propria leva di crescita e competitività.
Il primato tecnologico e il peso delle competenze trasversali
Mentre il canonico filone dell’aggiornamento tecnico-professionale e normativo frena la sua corsa al 32,1%, i corsi di aggiornamento su innovazione e digitalizzazione compiono un balzo in avanti posizionandosi al 43,7%, all’interno di un panorama fortemente influenzato dallo sviluppo e dall’integrazione dei sistemi di intelligenza artificiale. Al terzo posto di questa classifica si colloca la gestione organizzativa dello studio o della propria attività indipendente (21,7%). Oltre alle soluzioni tecnologiche, chi lavora in proprio richiede strumenti manageriali per coordinare il proprio business e soft skills di fondamentale importanza: l’ottimizzazione del tempo (25,3%), le abilità di comunicazione efficace (21,0%), le capacità di leadership (14,6%) e l’attitudine al problem solving (13,9%).
Il ruolo dell’età, del genere e della categoria di appartenenza
Le fasce anagrafiche più giovani indirizzano una quota maggiore di interesse verso le abilità di stampo manageriale e gestionale, prediligendo temi come la leadership, il project management, l’efficacia comunicativa e la strutturazione dello studio. Al contrario, i professionisti senior confermano un forte attaccamento ai percorsi formativi di tipo tradizionale. Variazioni marcate si registrano inoltre incrociando i dati di genere: se la platea femminile privilegia lo sviluppo della leadership, l’organizzazione delle tempistiche lavorative e l’interazione comunicativa, la controparte maschile si orienta prevalentemente sulla risoluzione dei problemi, la cooperazione in team e la trasformazione digitale.
L’attenzione rivolta ai processi di transizione digitale si mantiene comunque al di sopra della soglia del 40% per quasi la totalità dei settori lavorativi considerati: si passa infatti da un valore massimo del 65,0% evidenziato nel comparto di avvocati e notai, fino a scendere al livello minimo del 35,6% che caratterizza l’ambito dei medici e degli operatori della sanità.
Dall’obbligo formale all’efficienza operativa
«I numeri emersi dalla nostra indagine evidenziano in modo netto come la natura stessa dell’attività professionale abbia subito una profonda trasformazione: al giorno d’oggi l’abilità tecnica da sola non è più sufficiente, poiché è diventato indispensabile saper guidare dinamiche complesse», dichiara Marco Natali, presidente di Confprofessioni. «Il libero professionista oggi opera come un vero e proprio dirigente, con la responsabilità di coordinare la clientela, i dipendenti, l’evoluzione tecnologica e la solidità finanziaria della propria struttura. All’interno di questo mutato scenario, le doti relazionali e la pianificazione gestionale smettono di essere una scelta discrezionale per trasformarsi in requisiti cardine per difendere la propria quota di mercato. Piuttosto che concentrarsi sull’apprendimento di ulteriori regolamenti – conclude Natali –, le richieste nel campo della formazione professionale si focalizzano su soluzioni concrete per ottimizzare le prestazioni e la resa dell’attività, sancendo una svolta decisiva che sposta il focus dalle scadenze amministrative allo sviluppo strategico».
III Indagine sulla formazione continua, a cura dell’Osservatorio di Confprofessioni
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