Intervista con Emma Quartullo, all’esordio alla regia teatrale con “Un altro passo”: “Per me il teatro è una medicina dell’anima”

Maggio 19, 2026 - 15:01
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Intervista con Emma Quartullo, all’esordio alla regia teatrale con “Un altro passo”: “Per me il teatro è una medicina dell’anima”

Un interessante progetto culturale e di divulgazione che intreccia teatro, moda e scienza per raccontare il progresso dell’oncologia e il valore della ricerca: “Un altro passo” è lo spettacolo teatrale che segna l’esordio alla regia dell’attrice Emma Quartullo, promosso da Fondazione IncontraDonna, realizzato in collaborazione con Stefano Dominella e Guillermo Mariotto (Archivio Maison Gattinoni), scritto da Filippo Maria Macchiusi, in scena il 25 maggio alle ore 21.00 presso Spazio Rossellini a Roma. 

Interpretato da Michela De Rossi, Laura Mazzi e Silvia Ignoto, con il contributo scientifico di Giovanni Carrada e la produzione esecutiva di Anomalia Media e BeiRicordi Teatro, lo spettacolo racconta, attraverso i toni della commedia, il valore del progresso scientifico e umano. Al centro della storia c’è Petra, una giovane modella la cui vita cambia improvvisamente dopo una diagnosi di Linfoma di Hodgkin. Nel percorso sarà affiancata, tra realtà e immaginazione, da Rita Levi Montalcini e da un linfocita T, protagonista di un percorso fondamentale che accompagna il trattamento della neoplasia della protagonista. 

“Un altro passo” vuole contribuire a diffondere maggiore consapevolezza sui progressi dell’oncologia, raccontando come ciò che ieri sembrava impossibile oggi sia realtà grazie alla ricerca, all’innovazione e alla medicina di precisione. Il ricavato dello spettacolo sarà devoluto alla Fondazione IncontraDonna.

Emma, debutta alla regia con “Un altro passo”, com’è nato questo progetto?

“La Fondazione IncontraDonna aveva l’esigenza di realizzare uno spettacolo dal vivo in collaborazione con la casa di moda Maison Gattinoni e voleva far passare al pubblico il messaggio che non siamo più nella stessa situazione in cui eravamo qualche decennio fa rispetto alla malattia e al cancro. Ci sono infatti delle nuove terapie che danno grande fiducia e speranza verso il futuro, pertanto cominciamo a vedere la luce in fondo al tunnel. In passato il cancro era visto come un male inguaribile, adesso invece ci sono sempre più strumenti per poterlo gestire”.

Come ha lavorato alla regia dello spettacolo?

“Ho fatto una serie di incontri con la Fondazione IncontraDonna e con Giovanni Carrada, che è un divulgatore scientifico e un autore televisivo, per trovare il materiale necessario e i termini che si volevano abbracciare. Ho raccolto le informazioni, quindi sono andata dal drammaturgo Filippo Maria Macchiusi, un mio collega bravissimo, laureato in medicina, che ha unito tutte le componenti in una scrittura, a mio parere, divina. Partendo da quel testo ho definito la squadra produttiva e il cast, e da circa un mese stiamo lavorando allo spettacolo che andrà in scena il 25 maggio allo Spazio Rossellini”.

In “Un altro passo” il teatro incontra la scienza e la moda. Come si può far coesistere questi mondi e questi linguaggi così diversi?

“Questa è stata la grande sfida iniziale. In realtà moda e oncologia non sono così lontane, in quanto entrambe si occupano di cura del corpo e sono un po’ lo specchio della società e del momento storico in cui viviamo. Ci sono delle analogie interessanti tra questi due mondi, ad esempio nello spettacolo parliamo della tailored therapy, una particolare tecnica medica in cui si cuce metaforicamente su misura per il paziente una cura specifica, perché ogni tumore è diverso, ogni malattia è differente, non si può generalizzare. Noi ci siamo legati a questo aspetto attraverso il racconto della storia di Petra, una giovane modella stakanovista, la cui strada viene improvvisamente bloccata dalla malattia. Nel percorso verso la guarigione e nella scoperta di nuove cure, sarà accompagnata dalla visione di Rita Levi Montalcini, che le spiega che cosa le sta accadendo e come si può porre rimedio alla sua condizione. C’è parallelamente un’altra linea narrativa, quella di una cellula del sistema immunitario di Petra, che si chiama linfocita T, e noi seguiamo le avventure di questo “agente speciale” che cerca di combattere contro il tumore”.

Quanto il teatro può essere un mezzo per sensibilizzare su questi temi e per dare ancora maggior valore al progresso scientifico e umano?

“Anche se oggi spesso ce ne dimentichiamo, in origine il teatro serviva proprio a creare una coscienza nello spettatore, quindi è un mezzo potentissimo, diretto. Nel mio caso lo spettacolo dal vivo è l’arte che preferisco. Se si è onesti e veri quando si fa teatro, si può dar vita a progetti incredibili e veicolare messaggi preziosi, al di là dei gusti, della perfezione, che secondo me non è la cosa più importante”.

Se dovesse definire che cos’è per lei il teatro, quali parole utilizzerebbe?

“Penso che il teatro sia uno spazio di grande condivisione, di connessione tra le persone, e credo che facendo un parallelismo con la medicina, entrambi si occupano di cura, seppur in maniera diversa. Per me il teatro è una medicina dell’anima”.

Qual è il suo rapporto con la moda e con la scienza?

“Sono due mondi che apprezzo e che mi affascinano, e grazie a “Un altro passo” ho scoperto delle cose che non conoscevo. Conciliarli e unirli con il teatro è stato veramente divertente”.

E’ co-direttrice artistica del progetto BeiRicordi, com’è nata l’idea di dare spazio ai giovani artisti?

“Questo progetto è attivo da diversi anni e nasce con l’idea di connetterci, stare insieme, darci uno spazio a vicenda. E’ oggettivamente un momento molto difficile per lo spettacolo, in particolare per quello dal vivo. Fare teatro richiede tempo, rispetto e bisogna dare dignità a questo lavoro. Purtroppo oggi per noi giovani è complicato costruire una continuità professionale dignitosa. E’ un peccato dover sperare sempre di avere la possibilità di sviluppare progetti ambiziosi, dipendendo da eccezioni fortunate, come è avvenuto in questo caso con la Fondazione IncontraDonna. Sarebbe bello invece che il sistema teatrale fosse strutturato diversamente”.

In effetti spesso capita che dei giovani talenti si perdano per strada proprio perché non hanno la possibilità di poter lavorare. C’è stato un momento in cui si è trovata in difficoltà nel fare questo mestiere?

“Mi ritengo una persona fortunata e anche privilegiata, quindi non posso lamentarmi delle opportunità, però mi fa rabbia e trovo ingiusto che altri giovani artisti possano avere più difficoltà nel trovare spazio per esprimersi e per far conoscere i loro progetti”.

C’è una sfumatura del femminile che le piacerebbe indagare come regista o come attrice?

“Mi interesserebbe molto analizzare e indagare il tema della violenza sulle donne da parte degli uomini, non tanto fisica quanto psicologica, in quanto è una problematica di cui si parla purtroppo ancora molto poco”.

Nella serie “Le onde del passato” in cui ha interpretato Tamara da giovane ha avuto modo di affrontare il tema della violenza fisica …

“Quando cominci a studiare, ad entrare nel percorso del personaggio è doloroso e faticoso, perchè vai a toccare magari delle corde che devi rievocare in determinate scene, ma sul set è necessario mettere un distacco tra te e ciò che si sta portando in scena altrimenti può diventare controproducente e devastante”.

Tra le sue skills ci sono equitazione, scherma, pianoforte, sci alpino, sci nautico, fotografia, danza, quali pratica più spesso?

“Sono tutte cose che amo fare, ho praticato tantissimo danza, mi ritengo brava a sciare, ho preso qualche lezione di equitazione, mi piacciono gli sport individuali che prevedono un supporto che ti permette di andare veloce. Non so stare ferma, ho imparato anche a fare la maglia e lavorare all’uncinetto, quindi quando sono a casa, invece di scrollare su Instagram, tendo sempre ad essere molto creativa”.

Qual è il suo rapporto con i social?

“Mi annoiano quindi passo poco tempo sui social, anche se dovrei usarli meglio e di più per lavoro. Li utilizzo per far conoscere i miei progetti artistici o quando sono talmente stanca e non ho la forza di fare nient’altro”.

Sul suo profilo ci sono delle belle foto di viaggi in vari posti del mondo, c’è un posto in particolare in cui è stata e ha lasciato un pezzo di cuore?

“La Foresta Amazzonica, non ho mai provato un’emozione così forte nella mia vita. E’ un posto veramente magico, il più bello che ho visto”.

Qual è invece il Paese che ancora non ha avuto modo di vedere e in cui le piacerebbe fare il prossimo viaggio?

“Non sono mai stata nel Sud-Est Asiatico quindi mi piacerebbe visitare quella parte di emisfero”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Con BeiRicordi il 23 giugno saremo al Teatro India con una serata di MicroTeatro, un format che abbiamo inventato quest’anno che prevede performance itineranti su un tema, ogni volta diverso, con tanti ospiti. E poi ci sono tantissimi progetti per il teatro ancora da sviluppare”.

di Francesca Monti

credit foto Elena Prosdocimo

Si ringrazia Cristiana Zoni

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