“Non uccideteli”: cittadini in protesta dopo l’approvazione per l’abbattimento dei cani randagi
Il destino dei cani randagi sta facendo discutere migliaia di persone, tra rabbia, paura e proteste sempre più accese.
Il tema del randagismo torna ancora una volta al centro del dibattito internazionale, ma questa volta la decisione presa ha scatenato una reazione fortissima.

In Kazakistan, infatti, il Parlamento ha approvato in prima lettura alcuni emendamenti che potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui vengono gestiti i cani liberi presenti sul territorio. Una scelta che ha indignato volontari, attivisti e moltissimi cittadini.
Una decisione che divide il Paese
Secondo quanto stabilito dagli emendamenti discussi dal Mazhilis, la camera bassa del Parlamento kazako, i cani randagi potrebbero essere soppressi dopo un breve periodo di permanenza nei centri di detenzione. Di fatto, verrebbe abbandonato il sistema CNVR, cioè cattura, sterilizzazione, vaccinazione e reinserimento sul territorio, introdotto solo pochi anni fa con una legge dedicata alla tutela degli animali.

Per il governo, il metodo adottato fino a oggi non avrebbe funzionato. I parlamentari parlano infatti di un aumento della popolazione canina randagia e sostengono che il fenomeno sia ormai fuori controllo. Una motivazione che però non convince gran parte della popolazione e soprattutto chi ogni giorno lavora nei rifugi o recupera animali per strada.
Ed è proprio questo che sta facendo infuriare molte persone: la sensazione che si stia scegliendo la strada più veloce invece di affrontare davvero il problema alla radice.
La rabbia di volontari e rifugi
In tantissimi stanno protestando contro quella che viene considerata una vera marcia indietro sul benessere animale. Sui social e nelle associazioni si moltiplicano appelli, denunce e richieste di fermare quella che molti definiscono una strage annunciata.
Chi lavora nei rifugi spiega che eliminare i cani non risolverebbe nulla. Anzi. Secondo i volontari, senza campagne di sterilizzazione diffuse e senza responsabilizzare i proprietari, le strade continueranno a riempirsi di nuovi animali abbandonati.
Il responsabile del rifugio Amigo, che ospita oltre 200 cani, ha spiegato ai media locali che il problema nasce soprattutto dalla mancata sterilizzazione e dagli abbandoni continui. Cucciolate su cucciolate che rendono impossibile controllare davvero il fenomeno.
E mentre si discute di eutanasia, molti rifugi sono già al collasso. Mancano fondi, strutture adeguate e spesso anche il supporto delle istituzioni.
Le alternative proposte dalle associazioni
Le organizzazioni animaliste continuano a chiedere soluzioni diverse. Non negano che il randagismo sia un problema serio, soprattutto in alcune zone del Paese, ma insistono sul fatto che la soppressione non possa essere la risposta.
Le proposte avanzate parlano di sterilizzazioni gratuite tutto l’anno, controlli più severi sugli allevamenti, multe pesanti per chi abbandona gli animali e campagne educative rivolte alla popolazione.
Per molti attivisti il vero nodo resta sempre lo stesso: l’irresponsabilità umana. Perché dietro ogni branco randagio, quasi sempre, ci sono cucciolate non controllate, animali lasciati liberi senza cure o cani abbandonati.
Un fenomeno che riguarda tutto il mondo
La vicenda del Kazakistan sta facendo discutere anche fuori dai suoi confini perché riporta alla luce un problema globale. Il randagismo esiste in moltissimi Paesi e spesso viene affrontato solo quando la situazione esplode.
Ci si dimentica facilmente che la maggior parte dei cani nel mondo vive senza una famiglia stabile. Secondo diverse stime, i cosiddetti “cani di famiglia” rappresenterebbero solo una piccola parte della popolazione canina mondiale.
Ed è forse proprio questo il punto più delicato di tutta la vicenda: decidere se un animale nato per strada debba essere considerato un problema da eliminare oppure una responsabilità collettiva da gestire con strumenti più umani e lungimiranti.
L'articolo “Non uccideteli”: cittadini in protesta dopo l’approvazione per l’abbattimento dei cani randagi è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
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