Iran, corpo “Volontario antinquinamento marino” unica possibile risposta per contenere la contaminazione delle acque

09 Settembre 2026 - 19:25
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Iran, corpo “Volontario antinquinamento marino” unica possibile risposta per contenere la contaminazione delle acque

Le ultime 48 ore segnano il livello massimo di aggressività marittima mai raggiunto prima, superando ogni limite immaginabile. Numerose sono le agenzie stampa internazionali che hanno dato ampio risalto a queste notizie a dir poco allarmanti. Lo United States Central Command (CENTCOM) ha dichiarato che le forze armate americane, ieri 8 settembre, hanno colpito e distrutto 5 petroliere battente bandiera iraniana, rivelando i nominativi delle petroliere colpite: Kaviz, Charminar, Horizon 1, Riesco e Derya.  Di rimando, l’Iran ha dichiarato che 8 petroliere sono state colpite oggi, 9 settembre; le Guardie rivoluzionarie iraniane, sostengono che l’attacco alle petroliere è la logica risposta agli attacchi Usa. Fonti ufficiali iraniane parlano di altre 10 imbarcazioni mercantili colpite oltre a 2 navi militari statunitensi. Anche l’agenzia marittima britannica Ukmto ha confermato che diverse navi mercantili in transito sono state sottoposte a “fuoco di interdizione” senza però confermare il numero delle navi né l'entità dei danni subiti da ogni singola unità.

Quindi, ritenute attendibili le dichiarazioni delle due parti belligeranti, si fa presto ad arrivare al conteggio di13 petroliere colpite/distrutte (5 Usa + 8 Iran) nelle ultime 48 ore senza, inoltre, contare gli attacchi scatenati nei giorni precedenti da entrambi le parti su diverse navi petroliere in transito.

Stime attendibili, diffuse da Al Jazeera, affermano che, al 7 settembre, risultavano essere presenti nell’area dello Stretto di Hormuz 18 petroliere cariche, in attesa di attraversare Hormuz; la capacità di carico combinata delle unità presenti è stata stimata in 1,76 milioni di m³, vale a dire circa 11,1 milioni di barili di greggio e altri prodotti petroliferi imbarcati. Questo, per ora, non costituisce il volume di petrolio sversato ma rappresenta indicativamente le potenzialità volumetriche di petrolio greggio che potrebbe essere sversato in mare qualora le navi cisterna presenti venissero colpite e affondate. Si tratterebbe di uno sconvolgimento senza precedenti degli ecosistemi marini e di tutte le specie viventi presenti nell’area del Golfo Persico, le cui conseguenze fanno tremare i polsi soltanto a pensarle.

Senza, peraltro, trascurare che le petroliere, oltre al greggio, possono contenere altri non meno inquinanti prodotti, quali: fuel oil e diesel; residui pesanti di raffineria; lubrificanti e oli idraulici; prodotti chimici trasportati dalle chemical tanker; per finire, i materiali combusti e prodotti di pirolisi derivanti dagli incendi. Allo stato attuale, non è stato possibile recuperare notizie attendibili circa l’impiego di una "task force antinquinamento" internazionale impegnata a contenere lo sversamento massivo sia a Hormuz che nelle altre aree del Golfo Persico.

Con amarezza registriamo che, a fronte di potenzialità esistenti nel settore dell’antinquinamento marino (marine pollution combating) possedute da molti Paesi dell’area del Golfo e, specificamente, dall’Oman, Iran, Emirati Arabi Uniti, Iraq, IMO, UNEP (United Nation Environment Protection) senza contare la U.S. Coast Guard, non risultano essere stati attivati mezzi di contrasto e di recupero degli inquinanti finiti in mare. Di fronte a questa inerzia conclamata e cercando di tener viva la speranza di poter almeno tentare di portare a compimento un’iniziativa operativa e tecnicamente realizzabile in tema antinquinamento, potremmo ipotizzare -estrema ratio - di costituire un Corpo internazionale di “Volontari Antinquinamento Marino” formato a sostenere ogni attività di risposta antinquinamento ad Hormuz; l'idea per quanto possa sembrare bizzarra, potrebbe, tuttavia, essere tecnicamente fattibile e trasformata in una “forza civile ausiliaria” posta sotto comando di un’Autorità internazionale e, dunque, non agire come organizzazione autonoma ma come strumento operativo super partes.

Piange il cuore sapere che una moltitudine di magazzini nazionali e Comunitari sono pieni zeppi di materiale, prodotti antinquinamento e unità specializzate ad intervenire che, per fortuna, in Europa non si usano più oramai da alcuni decenni mentre nei mari coinvolti dalle guerre in atto (Mar Nero, Mar Rosso, Golfo Persico e speriamo di non allungare più l’elenco), il petrolio sversato in mare aggredisce ogni ora che passa la vita marina nel suo insieme. 

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