L’estate finisce, i problemi per le centrali nucleari no: fino a ottobre reattori a rischio stop per i bassi livelli dei fiumi

17 Settembre 2026 - 18:05
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L’estate finisce, i problemi per le centrali nucleari no: fino a ottobre reattori a rischio stop per i bassi livelli dei fiumi

Quella che ci stiamo lentamente lasciando alle spalle è stata l’estate che ha messo in evidenza quanto siano vulnerabili le centrali nucleari di fronte a una crisi climatica che comporta innalzamento delle temperature e lunghi periodi di siccità. Lo abbiamo visto in Francia ma più in generale in tutto il sud-est d’Europa per carenza d’acqua, costringendo alcuni paesi anche a lanciare bombe sul Danubio pur di ottenere la risorsa idrica sufficiente a raffreddare i reattori. Ma ora l’agenzia si stampa specializzata in tematiche del settore energetico Montel segnala che i problemi per le centrali nucleari europee sono destinati a non finire con il finire dell’estate. In particolare, i livelli eccezionalmente bassi dei corsi d’acqua in Francia rischiano di causare nuove limitazioni alla produzione di energia nucleare fino ad almeno la metà del mese di ottobre. Secondo le ultime analisi avanzate dagli esperti meteo e dagli operatori di mercato, la perdurante assenza di precipitazioni significative sta riducendo la portata dei principali bacini fluviali transalpini a livelli critici. Questa prolungata fase di secca sta mettendo a dura prova il sistema di raffreddamento delle centrali atomicamente distribuite lungo le principali aste fluviali del Paese.

«Settembre e la prima metà di ottobre rimarranno molto secchi», ha affermato Regis Crepet, meteorologo di Meteo Consult. I modelli stagionali indicano precipitazioni più abbondanti a partire da metà ottobre circa e in modo più marcato a novembre, ha aggiunto. E se ad agosto il motivo per cui le centrali nucleari sono state costrette allo stop era l’alta temperatura dell’acqua, secondo Matt Dobson, responsabile delle previsioni energetiche europee presso la società britannica Metdesk, nelle prossime settimane la «preoccupazione principale» in merito alle restrizioni al settore nucleare sarà rappresentata dalle basse portate fluviali piuttosto che dalle elevate temperature. Problemi diversi, ma stessa conclusione: stop forzato dei reattori.

Stando a quanto riportato dalla società francese di valutazione dei rischi climatici Callendar e ripreso da Montel, le perdite di produzione nucleare in Francia causate da vincoli ambientali hanno raggiunto quest’anno il livello record di 10,6 TWh, pari a circa il 2,8% della produzione 2025, a seguito delle cinque ondate di caldo verificatesi da maggio. Le portate del fiume Garonna, che raffredda la centrale di Golfech da 2,6 GW di Edf nel sud-ovest della Francia, hanno raggiunto i livelli più bassi dal 2022, ha aggiunto Dobson. Le restrizioni ambientali – dovute alle basse portate fluviali o alle temperature elevate dei fiumi – limiteranno la disponibilità della capacità nucleare francese di circa il 9% giovedì, con alcune interruzioni, tra cui quella di Chooz, destinate a protrarsi fino alla fine di settembre.

Un breve periodo di pioggia questa settimana non porterebbe grande sollievo, dato che è previsto un sistema di alta pressione «forte e persistente» sulla Francia e sulle Alpi occidentali a partire da questo fine settimana e almeno fino alla fine di settembre, ha affermato Dobson. Nel frattempo, la prossima settimana le temperature potrebbero raggiungere i 30-33 °C nelle valli della Garonna e del Rodano, nel sud della Francia, ma le giornate più corte dovrebbero ridurre il rischio che le temperature dei fiumi superino le soglie ambientali di 26-28 °C, ha aggiunto Dobson.

Per comprendere la gravità della situazione, occorre considerare che gli impianti nucleari francesi dipendono strettamente dal prelievo continuativo di enormi volumi d’acqua da fiumi e canali per dissipare il calore generato dai reattori. Quando i flussi d’acqua diminuiscono drasticamente, l’effetto combinato delle ridotte portate e dell’innalzamento delle temperature fluviali rischia di superare le soglie ecologiche massime consentite dalla legge. Per proteggere la biodiversità e la fauna acquatica ed evitare uno shock termico agli ecosistemi, le normative ambientali impongono al gestore statale Edf di ridurre la potenza erogata o di arrestare temporaneamente le unità di generazione più esposte.

La crisi in corso ripropone la questione riguardante vulnerabilità delle centrali termiche, comprese le nucleari, di fronte ai progressivi cambiamenti climatici. Il susseguirsi sempre più frequente di stagioni estive ed autunnali caratterizzate da severi deficit idrici dimostra come la tecnologia nucleare non sia affatto immune dagli impatti del riscaldamento globale e dalla scarsità d’acqua. Ormai è sempre più evidente come la stabilità del settore elettrico europeo richieda di accelerare la transizione, investendo su nuovi impianti di energia rinnovabile e sistemi di accumulo.

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