Istat ambiente urbano: gli italiani scelgono il fotovoltaico (+43,4% di autoconsumo), male la qualità dell’aria

Bene il fotovoltaico, che fa segnare +43,4% di autoconsumo, e autobus a basse emissioni, che aumentano, male invece la qualità dell’aria, che nella maggior parte dei casi esaminati presenta valori nettamente peggiori rispetto a quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’ultimo aggiornamento dell’Istat sull’ambiente urbano (con dati del 2024) presenta qualche luce e molte ombre. Nell’anno di riferimento del report i Comuni capoluogo hanno fatto registrare una crescita record del fotovoltaico: nei capoluoghi il numero complessivo degli impianti sale, in media, del 22,2% (da 11,8 a 14,4 impianti per km2), la potenza installata del 19,8% (da 22,7 a 27,2 kW per 100 ab.) e la produzione netta di energia elettrica del 16,1% (da 232,1 a 269,3 kWh per ab.). Elevata anche la progressione dell’autoconsumo (+43,4%) che, con 86,4 kWh per abitante, assorbe ormai un terzo della produzione. Il report Istat segnala anche un forte incremento dell’infrastruttura di ricarica per i veicoli elettrici (+36,1%). Nel trasporto pubblico locale, che pure morde il freno con una domanda ancora debole e un ampio divario che persiste tra Nord e Sud, si rinnovano le flotte: metà degli autobus non va più a gasolio, forte crescita di elettrici e ibridi. Inoltre vengono segnalati più bike sharing e meno monopattini nell’offerta di mobilità condivisa. E continua a svilupparsi la rete delle piste ciclabili: almeno 10 km in tre capoluoghi su quattro.
Poi però cominciano le note dolenti, partendo dal fatto che la produzione di rifiuti urbani torna ad aumentare nei capoluoghi (+12,6 kg per abitante rispetto al 2023), raggiungendo il valore massimo degli ultimi cinque anni e soprattutto finendo con la segnalazione che la qualità dell’aria che pure viene data in lieve miglioramento è però nella maggior parte delle città caratterizzata da un’ampia presenza di polveri sottili, che restano ancora a livelli nocivi per la salute. In particolare, e sempre con riferimento all’anno 2024 al centro di quest’ultimo report Istat, le concentrazioni medie annue di Pm2,5(rilevate in 88 capoluoghi), sono in calo rispetto all’anno precedente in 40 città, stabili in 29 e in aumento in 19.
Per le concentrazioni di Pm10 (misurate in 95 capoluoghi) le città in miglioramento sono invece una minoranza (40), mentre 16 sono stabili e 39 peggiorano rispetto al 2023.
Leggendo nel dettaglio, dal report Istat emerge anche che nonostante la riduzione delle concentrazioni medie annue in parte dei capoluoghi, gli interim target dell’Organizzazione mondiale della sanità (ovvero 10 µg/m3 per il Pm2,5 e 20 µg/m3 per il Pm10) sono stati superati in 74 capoluoghi su 88 per il Pm2,5 e in 75 su 95 per il Pm10. Tutti i capoluoghi metropolitani si collocano sopra i limiti, ma le situazioni più critiche si osservano a Monza, Brescia, Lodi, Cremona, Verona, Vicenza, Padova e Rovigo (oltre 20 µg/m3 per il Pm2,5 e oltre 30 µg/m3 per il Pm10).
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