L’Iran è stato deferito al Consiglio di sicurezza Onu per il suo programma nucleare: è la prima volta in 20 anni

In un passaggio di storico rilievo per la diplomazia internazionale e la non proliferazione nucleare, il Consiglio dei governatori dell’Agenzia Internazionale per l’energia atomica (International atomic energy agency, Iaea) ha deliberato ufficialmente il deferimento dell’Iran al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La risoluzione, promossa congiuntamente da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, ha raccolto 23 voti favorevoli su 35 Stati membri della giunta, segnando un momento di svolta. Si tratta infatti della prima volta negli ultimi 20 anni che l’organismo multilaterale adotta una misura di tale portata nei confronti di Teheran, evidenziando una frattura ormai profonda tra la comunità internazionale e le autorità iraniane in merito al controllo delle attività atomiche.
La decisione dell’agenzia con sede a Vienna nasce da una complessa e duratura indagine sull’origine di tracce di uranio rilevate dagli ispettori in diversi siti non dichiarati dal governo iraniano. Nonostante i reiterati solleciti accumulati negli ultimi anni, le risposte fornite da Teheran sono state ritenute insufficienti e lacunose, alimentando i forti timori delle cancellerie occidentali riguardo a possibili risvolti di natura militare sviluppati in passato o in corso d'opera. L’esito della votazione ha registrato 8 astenuti e 4 voti contrari, tra i quali figurano le posizioni di Russia e Cina, confermando le spaccature geopolitiche che rischiano ora di paralizzare eventuali azioni punitive o sanzionatorie da parte del Palazzo di Vetro.
Durante la dichiarazione introduttiva rilasciata all’apertura dei lavori del Consiglio dei governatori, il direttore generale della Iaea, Rafael Mariano Grossi, ha sottolineato il ruolo cruciale svolto dall’agenzia nel panorama globale: «In un mondo frammentato, la Iaea è più indispensabile che mai. Il nostro operato, improntato all’imparzialità e alla competenza, si inserisce in alcune delle iniziative internazionali più delicate e rilevanti del nostro tempo». Il direttore ha così rimarcato come l’imparzialità e la competenza tecnica dell’organizzazione rimangano pilastri irrinunciabili per la sicurezza globale, specialmente in una fase storicamente caratterizzata da crescenti tensioni geopolitiche e da forti elementi di instabilità regionale.
Tuttavia, Grossi ha spiegato il quadro delle garanzie si è incrinato a causa delle criticità riscontrate nel dialogo con Teheran, dove l’assenza di trasparenza ha compromesso la capacità di verifica dell’agenzia. «L’Agenzia non ha ricevuto dall’Iran alcuna informazione sullo stato del materiale nucleare o degli impianti dichiarati, né ha avuto accesso a nessuno di tali impianti per svolgere attività di verifica in loco. Pertanto, l’Agenzia non è stata in grado di adempiere alle proprie responsabilità in materia di salvaguardie previste dall’Accordo sulle salvaguardie del Tnp (Trattato di non proliferazione nucleare, ndr) presso gli impianti nucleari dichiarati in Iran. Di conseguenza, non siamo stati in grado di verificarne lo stato ai fini delle salvaguardie né di verificare il materiale nucleare ad esse associato; di conseguenza, non sono nemmeno in grado di riferire in merito all’attuazione da parte dell’Iran delle disposizioni pertinenti delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o delle risoluzioni del Consiglio di Amministrazione del novembre dello scorso anno e del giugno di quest’anno».
Richiamando la necessità imprescindibile che tutte le strutture e i programmi atomici rispettino le norme condivise, Grossi ricordato la validità universale dei protocolli di sicurezza e il dovere di tutelare le popolazioni: «La sicurezza nucleare è fondamentale e vale per tutti, senza eccezioni. Un attacco a qualsiasi impianto, ovunque si trovi nel mondo, comporta rischi inaccettabili per le persone e per l’ambiente in cui vivono». Queste parole riflettono la costante preoccupazione per la tenuta dei sistemi di salvaguardia di fronte ai rischi derivanti da conflitti o azioni non autorizzate.
L’atto formale di deferimento trasferisce la questione direttamente al Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’unico organismo internazionale dotato del potere vincolante di comminare sanzioni economiche o adottare risoluzioni restrittive nei confronti degli Stati membri. L’evoluzione della vicenda apre una ulteriore fase di profonda incertezza politica e diplomatica nell’area del Medio Oriente, in un momento già reso incandescente dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran cominciati lo scorso febbraio. Come prevedibile, Teheran ha accolto con freddezza una risoluzione «adottata sotto la pressione politica degli Stati Uniti e dei loro alleati», per citare le parole del rappresentante permanente a Vienna, Reza Najafi, il quale ha già promesso alla televisione di Stato iraniana che il deferimento in sede Onu non porterà «ad alcun risultato».
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