Italia a rischio estinzione, la biodiversità che Resiste: l’ermellino

13 Luglio 2026 - 11:05
0
Italia a rischio estinzione, la biodiversità che Resiste: l’ermellino

Mantello candido per lei e marrone per lui, che ha imparato a far leva sulla propria coda per muoversi con agilità tra le pietraie d’alta quota punteggiate dai rododendri, pur essendo nato senza una zampa: i fratelli Tina e Milo sono due ermellini (Mustela erminea), le mascotte ufficiali delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che tra febbraio e marzo hanno goduto di un palcoscenico straordinario come quello dell’arco alpino. Una kermesse sfarzosa che è stata un’occasione persa per lo sviluppo sostenibile dell’area, certifica Legambiente, perché le molte promesse di sostenibilità che hanno accompagnato l’allestimento del maxi evento sportivo – guarda un po’ – si sono concretizzate in minima parte, andando anzi a incidere su un territorio sempre più fragile.

La principale minaccia che grava sulle Alpi è quella della crisi climatica, incidendo dalla disponibilità idrica per usi antropici alle pressioni sulla biodiversità. Ermellini compresi: le Liste rosse elaborate per l’Italia seguendo i criteri dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) inquadrano ad oggi la specie come a “rischio minimo” (LC). Ma ci sono due pesanti caveat.

In primis sappiamo che l’ermellino è presente su tutto l'arco alpino, dal Carso alle Alpi Liguri, ma con un areale «probabilmente» frammentato perché di fatto «non si dispone di informazioni adeguate sullo status» di questo piccolo mustelide, fondamentale per il controllo delle popolazioni di roditori nell’area – trova appetitosi soprattutto topi e arvicole. Nonostante cerchi di nascondersi dalla presenza umana e sia protetto legalmente in Italia (L. 968/77), il bracconaggio continua a inseguirlo tra i picchi alpini: la bellezza del suo bianco mantello invernale, abbinata all’avidità umana, è la sua condanna da secoli. E dalla seconda Rivoluzione se n’è aggiunta una seconda, oggi in forte accelerazione: la crisi climatica, appunto.

Quello europeo è il continente che si surriscalda più velocemente di tutti, a ritmo doppio rispetto alla media globale, segnando già circa +2,5°C rispetto al 1850. Per l’ermellino è un problema (anche) perché la strategia evolutiva che aveva trovato per rendersi pressoché invisibile durante la stagione invernale. Sulle Alpi c’è sempre meno neve, ma la muta dell’ermellino (che in inverno abbandona il manto marrone in favore di quello bianco in base al solo fotoperiodo, ovvero al numero delle ore di luce) avviene ancora con regolarità implacabile; un fantasma selvatico che crede di essere invisibile è diventato una macchia bianca che spicca nelle praterie d’alta quota, esponendosi agli attacchi di temibili predatori come aquile e volpi.

Mentre il marketing delle Olimpiadi celebra l’ermellino come mascotte, la ricerca condensata nell’Ermelin project – guidata da Marco Granata, biologo e ricercatore dell’Università di Torino – c’informa che entro il 2100 questo mustelide «rischia di perdere quasi il 40% dell’habitat idoneo sulle Alpi italiane entro la fine del secolo, cosa che di fatto lo renderebbe una specie a rischio estinzione nel nostro Paese».

Del resto la Carovana delle Alpi di Legambiente c’informa che negli ultimi 60 anni abbiamo già perso un’area glaciale di oltre 170 kmq, pari alla superficie del Lago di Como o l’equivalente di quasi 24mila campi da calcio. La colpa è sempre dell’effetto serra scatenato dall’impiego di combustibili fossili, come gas e petrolio, ma a rimetterci c’è in prima fila la specie umana, oltre all’ermellino: il nord Italia sta attraversando una nuova fase siccitosa, che nel corso dell’ondata di calore di giugno ha portato il fiume Po a perdere due terzi della portata idrica nell’arco di poche settimane.

L’Associazione nazionale che riunisce i Consorzi di bonifica (Anbi) ha innalzato il livello d’allarme, prospettando una perdita fino al 5% del Pil nazionale al 2040, con il crollo del 20% delle rese agricole e una pesante riduzione dei flussi turistici. Davanti a questo scenario, le uniche soluzioni sono investire contemporaneamente in adattamento e mitigazione. Ma il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) varato dal Governo Meloni resta una scatola vuota, mentre le installazioni di grandi impianti rinnovabili – indispensabili per spiazzare l’impiego di combustibili fossili – sono tornate a rallentare, soffocate da disinformazione e caos normativo.

Quest’articolo fa parte di “Italia a rischio estinzione”, la rubrica settimanale a cura di Margherita Tramutoli aka La Tram per esplorare gli impatti sul territorio italiano della sesta estinzione di massa in corso a livello globale.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User