La delegazione italiana incontra un’Ucraina che fa cultura, anche sotto le bombe

Maggio 09, 2026 - 05:06
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La delegazione italiana incontra un’Ucraina che fa cultura, anche sotto le bombe

Da Leopoli a Zaporizhzhia, attraversando città che vivono sotto le sirene ma continuano ad aprire scuole, mostre e laboratori, una delegazione italiana ha visto un’Ucraina diversa da quella raccontata dai bollettini di guerra. Non una parentesi culturale, ma un viaggio dentro la quotidianità di un Paese che, mentre combatte, insiste a studiare, creare, progettare.

La missione si è svolta nell’ambito delle Giornate della Cultura, della Lingua e del Design Italiano in Ucraina, nate nel 2023 al Politecnico di Leopoli dalla collaborazione tra VITAWORLD, VITAUKR e Terre des Hommes Italia. In pochi anni il progetto è diventato una piattaforma stabile di diplomazia culturale tra Italia e Ucraina.

La delegazione era composta da rappresentanti istituzionali, educatori, artisti, giornalisti ed esperti di cooperazione. Tra loro Diana De Marchi per il Comune e la Città Metropolitana di Milano, Annamaria Borano direttrice dell’IIS Galilei-Luxembourg, gli artisti Luca Dall’Olio e Gianfilippo, Bruno Neri di Terre des Hommes Italia, insieme a referenti delle associazioni promotrici.

Il percorso ha toccato Leopoli, Kharkiv, Dnipro e Zaporizhzhia. Per molti non è stata una visita istituzionale, ma l’impatto diretto con una società che continua a funzionare. «Abbiamo incontrato persone che vivono con dignità e forza interiore accanto alla guerra», ha detto De Marchi.

Uno dei dati che più ha colpito riguarda l’interesse per la lingua italiana. Al Politecnico di Leopoli le iscrizioni ai corsi sono cresciute di oltre il quattrocento per cento nell’ultimo anno. «Vedere studenti scegliere di studiare l’italiano in un Paese in guerra è profondamente emozionante. Significa che i giovani continuano a credere nel futuro europeo dell’Ucraina e vogliono costruirlo attraverso cultura, educazione e dialogo internazionale», racconta Natalia Siassina», ha spiegato Natalia Siassina, presidente di VITAWORLD. La cultura italiana, qui, non è un programma simbolico ma uno strumento di relazione concreta.

Tra gli eventi centrali, la finale del concorso “Battle of Designers” e la sfilata “Fashion For Freedom”, che hanno messo giovani designer ucraini a confronto diretto con professionisti italiani. In parallelo, la mostra italo-ucraina “Athlètes of Art” ha riunito artisti dei due Paesi in un dialogo su libertà, memoria e resilienza. Esposte le opere di Luca Dall’Olio e Gianfilippo insieme agli ucraini Stanislav Topolskyi e Olga Mykytenko. Il progetto aveva già attirato attenzione durante gli eventi culturali collegati alle Olimpiadi invernali di Torino e Milano-Cortina 2026.

A Leopoli arte, moda ed educazione non sono attività collaterali. Sono parte della tenuta civile. Lo stesso è emerso nelle tappe successive. A Kharkiv, città colpita ripetutamente dagli attacchi russi, gli artisti hanno raccontato quanto la presenza internazionale sia un segnale concreto. «Quando delegazioni europee arrivano qui significa che non siamo soli», ha detto Mykytenko. A Dnipro e Zaporizhzhia si è discusso di programmi educativi, aiuti umanitari, cooperazione con i giovani. 

Il momento più intenso è stato al Cimitero degli Eroi di Leopoli. La delegazione ha incontrato Roman Dadak, direttore del Collegio Tecnologico dell’Università Nazionale Forestale dell’Ucraina, padre di Yurii Ruf, poeta e designer ucciso al fronte. Dadak ha accompagnato gli ospiti alla tomba del figlio e ha raccontato la sua storia. Poco dopo, la presentazione del brand Gwear, creato da Ruf e divenuto simbolo di resistenza culturale. «Essere accanto all’Ucraina oggi significa non soltanto parlare di sostegno, ma costruire relazioni umane e culturali reali», sottolinea Bruno Neri di Terre des Hommes Italia.

Accanto a questi momenti, la vita quotidiana: conversazioni, laboratori, caffè, musica. Una città che resiste, e resta un centro culturale europeo anche sotto la pressione della guerra. «Essere oggi in Ucraina significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte», ha detto De Marchi. Per molti partecipanti il viaggio è diventato un promemoria: la guerra non è più una notizia lontana, ma una realtà europea contemporanea.

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