La guerra alle droghe è un fallimento su tutti i fronti, e le mafie ringraziano
“I numeri delle dipendenze ci parlano di una pandemia che ha la particolarità di non essere percepita come tale”. È l’accostamento utilizzato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che in una conferenza stampa ieri ha presentato la relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia. Secondo la premier Giorgia Meloni occorrono, dunque, “un approccio a 360 gradi e risposte lungimiranti”. Insomma il proibizionismo non funziona. E la conferma è arrivata sempre ieri quando è stata presentata alla Camera dei Deputati, su iniziativa del deputato di +Europa Riccardo Magi, la diciassettesima edizione del Libro Bianco sulle droghe, dal titolo “E non sono pazzi”. Il Libro Bianco è il rapporto indipendente che ogni anno analizza gli effetti del Testo Unico sugli stupefacenti sul sistema penale e penitenziario, sui servizi, sulla salute delle persone che usano sostanze e sulla società. società. È promosso, tra gli altri, da La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CGIL, Associazione Coscioni, ARCI, LILA con l’adesione di A Buon Diritto, Meglio Legale. Ogni anno viene presentato in occasione del 26 giugno, Giornata internazionale contro l’abuso di droghe e il narcotraffico, nell’ambito della campagna internazionale di mobilitazione “Support! don’t Punish” che chiede politiche sulle droghe rispettose dei diritti umani e delle evidenze scientifiche e che anche quest’anno coinvolgerà oltre 250 città in circa 100 Paesi.
Vediamo in pillole i dati più significativi. Dopo quattro anni consecutivi di crescita, nel 2025 diminuiscono gli ingressi complessivi in carcere del 3,4%. Calano anche gli ingressi per violazione dell’articolo 73 del Testo Unico: sono 10.784 su 42.005, pari al 25,7% del totale. La riduzione percentuale rispetto al 2024 è tuttavia minima: l’anno precedente erano il 25,8%. In altre parole, ancora oggi più di un ingresso in carcere su quattro è legato alla normativa sulle droghe. Al 31 dicembre 2025 complessivamente, 21.562 persone, pari al 33,9% della popolazione detenuta, erano in carcere per violazione del TU. La percentuale italiana è quasi doppia rispetto alla media europea, pari al 18%, ed è nettamente superiore anche alla media mondiale, pari al 22%. Nel 2025 sono state 17.308, pari al 41,2%, le persone tossicodipendenti entrate in carcere. Al 31 dicembre erano presenti negli istituti penitenziari italiani 20.767 detenuti certificati tossicodipendenti, pari al 32,7% del totale. Per il terzo anno consecutivo viene raggiunto un nuovo massimo: dal 2006 non erano mai stati così numerosi. La repressione amministrativa continua a concentrarsi prevalentemente sulle persone che usano cannabis. Nel 2025: il 77,4% delle segnalazioni ha riguardato la cannabis; il 17% la cocaina; il 2% l’eroina; le altre sostanze hanno avuto un’incidenza residuale. Dal 1990 è stata superata la soglia di un milione e mezzo di persone segnalate per detenzione di droghe a uso personale. Circa 1,1 milioni delle segnalazioni hanno riguardato derivati della cannabis.
Il commento di Riccardo Magi: “Dopo tanta propaganda, dopo anni di annunci, dopo l’ennesima stretta repressiva, i dati contenuti nel Libro bianco e confermati dalla relazione annuale della presidenza del Consiglio riprovano che il governo Meloni ha perso la guerra alla droga sotto tutti i punti di vista. Sul fronte della prevenzione, i dati sul consumo di droga non accennano a diminuire, un detenuto su 4 è in carcere per reati legati alla droga e ciò che più colpisce è l’accanimento verso la cannabis e verso i più giovani. Mantovano parla di numeri da pandemia: si renda conto che lui e le sue politiche ne sono la concausa. Un approccio proibizionista che è fallito ma che Mantovano e questo governo continuano a replicare, sprecando soldi dei contribuenti, sovraffollando le carceri e perseguitando gli adolescenti. La soluzione si chiama legalizzazione per la cannabis, decriminalizzazione del consumo, riduzione del danno per tutte le altre sostanze e basta stigma sui consumatori. Mantovano apra gli occhi perché, di fronte a questi numeri, dovrebbe solo dichiarare il fallimento del proibizionismo”.
Anche secondo Leonardo Fiorentini del Forum Droghe, “ogni anno ci ritroviamo a commentare gli stessi dati ed evidenze. Mentre le carceri scoppiano per colpa della legislazione sulle droghe, nonostante la repressione le sostanze sono sempre più facili da trovare, più pure e più pericolose. La strada da percorrere è quella indicata dal Libro Bianco: depenalizzazione piena dell’uso e delle condotte minori, superamento delle sanzioni amministrative per il consumo, rafforzamento delle misure alternative, piena attuazione della riduzione del danno e regolazione legale della cannabis. Il Governo può continuare ad andare avanti con il paraocchi, ma la sua stessa Relazione dimostra che il proibizionismo non protegge né la società, né la salute: rende i mercati più pericolosi e scarica sulle persone, sui servizi, sui tribunali e sul carcere il costo del proprio fallimento”.
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