Nei centri storici solo attività tipiche, stop a kebab e negozi etnici. Così le Marche difendono il made in Italy

È già stata ribattezzata la legge contro i kebab e i negozi etnici, suscitando reazioni entusiaste di ogni tipo. È la proposta della giunta regionale delle Marche per il rilancio dei centri storici, che punta a limitare la presenza di kebab e negozi etnici e tra le altre cose parla di “programmi di qualificazione che possono includere, d’intesa con le associazioni degli operatori e senza discriminazioni tra essi, limitazioni all’insediamento di determinate attività commerciali “.
Acquaroli: “Una legge che valorizzerà i nostri borghi”
Una legge – spiega il governatore Francesco Acquaroli – che “darà la possibilità di valorizzare i nostri borghi e i luoghi simbolo della storia delle nostre città destinando principalmente queste aree alla commercializzazione dei prodotti tipici della nostra enogastronomia e dell’artigianato locale. Una scelta volta a preservare la tipicità e l’autenticità dei nostri luoghi da una trasformazione che rischia di snaturare e decontestualizzare l’identità secolare della nostra comunità“.
Una legge che valorizza il made in Italy
La proposta di legge della giunta punta a valorizzare il Made in Italy in una regione dalle grandi tradizioni manifatturiere e tessili e anche a dare visibilità ai borghi e ai meravigliosi centri storici presenti.
Il plauso di Confartigianato
Ora la palla passa al consiglio regionale, che dovrà pronunciarsi presto sul testo. Intanto, arriva il plauso di Confartigianato, secondo cui “i centri storici rappresentano i luoghi ideali per custodire, tramandare e condividere saperi, tradizioni e cultura dei nostri territori. La presenza di botteghe artigiane, produzioni tipiche e attività che raccontano la storia e le peculiarità delle comunità locali costituisce un patrimonio da preservare e valorizzare”.
Il presidente Enzo Mengoni esprime “apprezzamento per la strategia avviata dalla giunta regionale delle Marche. Pensiamo alla chiusura di tante botteghe che, sempre più spesso, vengono sostituite da locali occupati esclusivamente da distributori automatici di snack e bevande. È un fenomeno che rischia di svuotare i centri della loro anima e di snaturare quel concetto di accoglienza e ospitalità che da sempre contraddistingue i nostri borghi. Una comunità vive attraverso le persone, le imprese e le relazioni, non attraverso vetrine spente e spazi senza identità. I centri storici – continua il presidente territoriale di Confartigianato – non possono perdere quelle caratteristiche che li rendono riconoscibili e distintivi. Le attività artigiane, le botteghe storiche e le eccellenze enogastronomiche rappresentano un valore che contribuisce a mantenere vivo il legame tra luoghi, comunità e tradizioni” Già di registrano le adesioni entusiaste di diversi sindaci.
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