La lezione della società civile ucraina alle democrazie europee

Ripensando a tante polemiche sulla corruzione, l’arretratezza e l’inefficienza della democrazia ucraina, agli esami che non finiscono mai cui viene costantemente sottoposta, anche sui nostri giornali, per adeguarsi ai presunti standard dell’Unione europea, non si sa davvero come reagire, adesso, davanti allo spettacolo al tempo stesso drammatico ed entusiasmante, incoraggiante da un lato e disperante dall’altro, delle manifestazioni a favore del ministro della Difesa improvvisamente estromesso dal governo, Mykhailo Fedorov, e dunque contro il presidente che ne ha deciso la sostituzione, Volodymyr Zelensky. C’è davvero da restare a bocca aperta davanti alle proteste della società civile, espressione che forse merita di essere usata seriamente solo qui, o forse invece no, almeno non in italiano, per non creare equivoci. Perché in Italia la retorica della società civile è stata per decenni lo strumento di campagne antipolitiche che hanno seminato il terreno su cui sarebbe germogliato il populismo grillino (poi imitato con successo dalla Lega di Matteo Salvini e infine dai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni), e questa non è l’ultima delle ragioni per cui ancora oggi l’Italia è il paese europeo maggiormente permeabile alla propaganda russa.
Quello che sta accadendo in Ucraina è l’esatto contrario, è la dimostrazione di cosa dovrebbe essere e di cosa può effettivamente essere la partecipazione di una società civile attiva e consapevole alla vita di una democrazia, persino in una situazione drammatica come quella. O forse proprio perché in una situazione drammatica come quella, in cui le scelte politiche sono letteralmente questione di vita o di morte. Fedorov è l’architetto della rivoluzione dei droni e della digitalizzazione della guerra, un trentacinquenne che si è scontrato con la vecchia guardia forse non solo per questioni generazionali e culturali, ma anche di potere e denaro, a cominciare dalla trasparenza degli appalti.
«Per la seconda estate consecutiva – scrive su Linkiesta Alessandro Cappelli, cui rinvio per tutti i dettagli della vicenda – migliaia di ucraini sono tornati in piazza nel pieno della resistenza all’invasione russa. Dodici mesi fa protestavano contro una legge che limitava l’indipendenza delle Agenzie anticorruzione, costringendo Volodymyr Zelensky a fare marcia indietro. Stavolta protestano per difendere il ministro Mykhailo Fedorov, appena rimosso dall’incarico, nell’ambito di un più vasto rimpasto di governo». È evidente che la propaganda putiniana, ufficiale e non ufficiale, utilizzerà questa crisi per rilanciare la sua narrazione su un mondo alla rovescia, in cui sono la cleptocrazia russa e i vari lacchè del suo regime sanguinario, un regime in cui si viene incarcerati per il semplice atto di alzare un foglio bianco in strada, a denunciare la corruzione e la mancanza di democrazia in Ucraina.
Ma voi ce lo vedete non dico Putin – che non potete vedercelo per le ragioni di cui sopra – ma nemmeno Donald Trump, per fare solo un esempio, dire come ha detto Zelensky ieri in conferenza stampa: «Stiamo combattendo per la libertà e la democrazia… la cosa più importante è che anche durante la guerra, con tutte le difficoltà e le restrizioni, le persone possano esprimere la propria volontà»? Persino i giornalisti degli organi di informazione più vicini al presidente ucraino ieri si sono uniti alle proteste contro di lui. Sarebbe bello vedere un giorno anche i giornali putiniani fare altrettanto con il capo del Cremlino. Non dico in Russia, ovviamente, ma almeno in Italia.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.
L'articolo La lezione della società civile ucraina alle democrazie europee proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)