La mappa del riscaldamento globale

01 Ottobre 2026 - 13:45
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La mappa del riscaldamento globale
Era il 1975 quando il geochimico Wallace Broecker coniò il termine global warming, inserendolo nel titolo del suo articolo pubblicato su Science "Climatic Change: Are We on the Brink of a Pronounced Global Warming?". Da allora il neologismo è diventato un termine comune, oggetto di sempre più studi scientifici: uno degli ultimi in ordine di tempo, pubblicato su Nature Communications, ha identificato le aree del mondo nelle quali il riscaldamento globale va più veloce, e da quando lo fa. «Volevamo fornire un quadro più chiaro, regione per regione, di dove il riscaldamento sta effettivamente accelerando e di quando è iniziata questa accelerazione», spiega Claudie Beaulieu, coordinatrice della ricerca.. Gli autori hanno analizzato cinque grandi database di temperature superficiali registrate dal 1970 al 2024, cercando i momenti in cui la velocità con cui una determinata zona si riscaldava è cambiata. Lo studio ha permesso di individuare alcune aree dove la temperatura è aumentata più velocemente: Bolivia, Mediterraneo orientale, Pacifico settentrionale e Nuova Zelanda.. Messico e Cina, le aree più "calde" L'accelerazione maggiore si sarebbe verificata nel Golfo del Messico e nel sud-est della Cina: qui il ritmo del riscaldamento sarebbe aumentato rispettivamente di circa dieci volte dal 2012 e di cinque volte dal 2013. «Il nostro studio mostra che le accelerazioni del riscaldamento a livello regionale sono emerse in ondate distinte, con date di inizio che variano dagli anni Ottanta agli anni Dieci del Duemila, a seconda dell'area geografica», sottolinea Beaulieu.. Aria troppo pulita? Nonostante lo studio non dia risposte certe sui motivi di questi aumenti, gli autori ipotizzano che parte della colpa possa essere della diminuzione degli aerosol atmosferici, in particolare di quelli contenenti zolfo. Queste minuscole particelle riflettono infatti i raggi solari, creando una specie di scudo e raffreddando l'atmosfera: in Cina il calo delle emissioni di anidride solforosa legato alla chiusura delle centrali elettriche a carbone potrebbe aver contribuito ad aumentare il ritmo del global warming.. Oltre a ciò, potrebbero giocare un ruolo anche fenomeni naturali come el Niño (che spiegherebbe in particolare l'aumento eccezionale del biennio 2023-2024) e oscillazioni oceaniche come la PDO (oscillazione pacifica decadale) o l'AMO (oscillazione multidecennale atlantica).. Impatti su popolazioni e ecosistemi Anche un piccolo aumento nella velocità del riscaldamento può tradursi in un incremento sproporzionato della probabilità di eventi climatici estremi: a pagarne le conseguenze maggiori sarebbero le regioni più popolose e meno sviluppate e gli ecosistemi, più adattabili ad aumenti di temperatura graduali. «La speranza è che il nostro lavoro possa fornire strumenti e supporto per prevedere meglio gli impatti a livello locale e concentrare gli interventi dove sono più necessari», conclude Beaulieu..

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