La pasta mette attorno al tavolo giovani e senior, ma non per mangiare

Le aziende sono diventate luoghi in cui convivono almeno quattro generazioni differenti. Persone cresciute con idee del lavoro spesso distanti: chi ha costruito la propria carriera dentro strutture verticali e chi cerca autonomia, flessibilità e un equilibrio più netto tra vita privata e professionale. Una distanza che negli ultimi anni è stata raccontata quasi sempre come uno scontro, alimentando stereotipi reciproci. Da una parte i giovani descritti come instabili e poco fedeli all’azienda, dall’altra i senior percepiti come rigidi e poco aperti al cambiamento.
È dentro questa frattura che si inserisce GenConnect, il progetto promosso dall’ERG Young del Gruppo Barilla insieme all’Università di Parma, concluso nei giorni scorsi nella sede dell’azienda emiliana. Un percorso nato quasi come esperimento interno e diventato progressivamente un laboratorio più ampio sul tema dell’intergenerazionalità nel lavoro.
Il progetto ha coinvolto quaranta persone, metà dipendenti Barilla e metà studenti universitari, in un ciclo di incontri iniziato a gennaio. Non un percorso di recruiting e nemmeno un classico mentoring aziendale. L’idea è stata piuttosto quella di costruire coppie generazionali chiamate a confrontarsi in modo informale, senza gerarchie dichiarate, attorno a temi che oggi attraversano qualsiasi organizzazione: intelligenza artificiale, equilibrio tra lavoro e vita privata, ricerca di senso nel proprio mestiere.
Ed è forse proprio il tema del purpose, cioè del significato attribuito al lavoro, quello che emerge con maggiore forza. Per molte generazioni cresciute dentro la cultura industriale del Novecento, il lavoro è stato soprattutto stabilità economica e riconoscimento sociale. Per molti giovani, invece, resta importante che esista anche una coerenza tra professione, valori personali e qualità della vita. Un cambiamento che le imprese stanno iniziando a leggere non più come un capriccio generazionale, ma come un elemento strutturale.
Nel confronto emerso durante GenConnect, anche l’intelligenza artificiale viene interpretata in modo meno ideologico rispetto al dibattito pubblico. Non come sostituzione automatica delle persone, ma come strumento che richiede nuove competenze critiche. Un tema particolarmente sensibile proprio nelle professioni cognitive e nei contesti aziendali ad alta intensità di conoscenza.
Interessante anche il metodo scelto. L’esperienza ha cercato di togliere formalità al confronto, abbassando il peso dei ruoli aziendali. Un approccio che sembra aver prodotto un risultato semplice ma non scontato: molte differenze generazionali si attenuano quando le persone smettono di parlarsi attraverso etichette e iniziano a condividere esperienze concrete.
Barilla ora punta a dare continuità al progetto insieme all’Università di Parma, Federmanager, JEParma e Parma Capitale Europea dei Giovani 2027, attraverso un tavolo di lavoro dedicato proprio all’intergenerazionalità. Un passaggio che racconta anche un cambiamento più ampio: le aziende non sono più soltanto luoghi di produzione, ma spazi sociali chiamati a gestire trasformazioni culturali profonde.
Il rischio, naturalmente, è che iniziative di questo tipo restino esercizi simbolici di employer branding. La differenza la farà la capacità di trasformare questi confronti in pratiche organizzative reali: nuovi modelli di leadership, gestione del tempo, percorsi di crescita e linguaggi condivisi. Perché il conflitto tra generazioni, oggi, non riguarda soltanto l’età. Riguarda il modo in cui immaginiamo il futuro del lavoro.
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