La quotidianità straordinaria raccontata negli scatti di Andrew Rovenko

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Riportiamo integralmente le parole di Andrew Rovenko: «nei progetti fotografici non sono necessari temi complessi per dare forma a un’idea forte. Sono gli episodi minimi della quotidianità ad aprire un varco nella fantasia: in questa vicinanza al reale, le storie restituiscono una visione intima del mondo».
The Rocketgirl Chronicles è un progetto che cattura la meraviglia dell’infanzia in un mondo incerto. «Ispirato dai lunghi lockdown dovuti alla pandemia a Melbourne, ho fotografato mia figlia, affettuosamente soprannominata Rocketgirl, mentre esplora il piccolo mondo consentito, indossando una tuta da astronauta fatta in casa. Una passeggiata al giorno». Il progetto trasforma i limiti dell’isolamento in un promemoria: anche nei momenti più difficili lo spirito di avventura resiste.

«È stato davvero il periodo più strano della nostra vita. All’inizio la novità di un mondo cambiato era quasi emozionante. Ricorderò per sempre le nostre prime passeggiate, i commoventi messaggi di speranza scritti con il gesso sui marciapiedi. Ma il tempo è passato e il gesso è stato lavato via dalla pioggia. Non ricordo bene quale sia stata la prima domanda che ha dato inizio a tutto. Credo fosse: perché di giorno c’è luce e di notte buio? Quanto è caldo il Sole?, Quando atterri su Venere, prima bruci e poi vieni schiacciato o è il contrario?. Non c’è voluto molto perché imparassi più cose sullo spazio di quante ne avessi mai imparate in tutta la mia vita precedente. Tuttavia, nulla di tutto ciò poteva essere paragonabile al contributo della mamma di Rocketgirl.
Quando ho incontrato Mariya per la prima volta, si era appena laureata come costumista teatrale. Non era destinata a diventare una carriera, ma le sue abilità si sono mostrate all’occasione giusta, quando la piccola ha dichiarato di voler diventare un’astronauta. La vecchia macchina da cucire ha risposto alla chiamata e la tuta spaziale su misura è venuta fantastica. Il casco di cartapesta era probabilmente il migliore di tutto l’emisfero australe, cosa che capita spesso da queste parti quando un oggetto è anche solo mediamente decente. Il raggio di cinque chilometri a noi consentito era ormai diventato un percorso battuto, quindi cosa restava da esplorare? È stata la saggezza di una bambina di quattro anni a ricordarmi che non servono destinazioni esotiche o monumenti famosi per godersi le esperienze di viaggio più ricche. Le avventure più incredibili ci aspettavano sempre qui, proprio nel nostro giardino. Bastava ricordarsi di portare con sé un ingrediente magico: l’immaginazione.

È così che nasce The Rocketgirl Chronicles. Una passeggiata al giorno. Piccole spedizioni in piccoli mondi, ma sempre ricchi di storie. Storie piene di insegnamenti, domande e meraviglia, che si trattasse di una cabina telefonica, di un parcheggio o di una lavanderia. Anche il limite di due ore aveva senso quando si usciva per una passeggiata spaziale. E al ritorno alla base il tempo volava riflettendo, disegnando e aspettando con ansia la nuova missione del giorno dopo.
Il lockdown n. 6 è terminato dopo 78 notti, ma le avventure di Rocketgirl sono continuate ben oltre, dimostrando che gli eventi che hanno dato inizio a questo viaggio non ne sono mai stati la ragione. Sono felice di aver avuto la mia macchina fotografica per documentare alcune delle nostre scoperte. Queste fotografie ora conservano i ricordi preziosi dei luoghi che abbiamo trovato e hanno ottenuto più riconoscimento di quanto avremmo mai potuto sperare. Più guardo indietro, più apprezzo il dono prezioso scaturito da questo strano periodo. Il dono del tempo con mia figlia».
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