La scommessa dei grandi eventi, e il rapporto con i territori

29 Maggio 2026 - 05:38
0
La scommessa dei grandi eventi, e il rapporto con i territori

Secondo l’ultimo report SIAE nel 2025 il settore degli eventi e dello spettacolo in Italia ha registrato una forte ripresa, con un fatturato record che ha superato per la prima volta la soglia di 1,02 miliardi di euro. Ma se da un lato l’Italia dimostra di saper produrre esperienze di qualità internazionale con un indotto notevole per le città, dall’altro emerge la mancanza di un sistema strutturato capace di far dialogare in modo continuativo le istituzioni locali e gli operatori privati.

Il cuore del problema risiede spesso nella complessa macchina autorizzativa italiana. «L’evento di grande scala viene ancora trattato come un’eccezione straordinaria o, peggio, come un problema di ordine pubblico da contenere, anziché come un’operazione di politica industriale, culturale e di marketing territoriale – racconta a Linkiesta Etc Dario De Lisi, presidente di The Corp, un consorzio italiano attivo nel settore dell’entertainment –. Non esiste una regia unica con competenze adeguate né a livello comunale né nazionale». Spiega che la burocrazia e la distribuzione delle responsabilità tra assessorati, uffici tecnici, questure, prefetture, sovraintendenza e Asl produce processi talvolta lenti, articolati e spesso in conflitto con le tempistiche operative degli organizzatori. «Finché la pubblica amministrazione non vedrà gli eventi come un generatore di valore economico e di rigenerazione per le città, e allineerà i processi istituzionali a quelli di business degli operatori l’Italia giocherà sempre in difesa rispetto ad altre capitali europee». 

The Corp nasce proprio come ente intermediario. Fondato nel 2024, riunisce venticinque realtà tra club, festival e strutture ricettive. L’obiettivo della struttura è quello di proporsi come un corpo intermedio per definire un modello di gestione degli eventi che superi la logica dell’eccezionalità e dell’emergenza. Questa incertezza normativa scoraggia gli investimenti a lungo termine e allontana i partner internazionali, abituati a contesti come la Spagna o il Regno Unito. Il divario con l’estero è anche di natura culturale: se ad Amsterdam o a Londra i Night Mayor (i sindaci della notte) mediano stabilmente tra residenti, amministrazioni e imprese per garantire una gestione produttiva e sicura delle città durante le 24 ore, in Italia la risposta politica tende ancora alla repressione della filiera legale per arginare fenomeni di degrado. «Per cambiare la narrazione penso sia necessario in primis dimostrare alle istituzioni che questo è un mercato strutturato, con piani industriali e di sviluppo, utile alle cittadinanze e di valore per la socialità dei nostri territori – continua il presidente De Lisi –. Dimostrare quanto la notte e l’intrattenimento nella sua totalità possano agire da acceleratore e sostegno a progetti di riqualificazione urbana, progetti culturali e dialogo con le nuove generazioni. Un territorio che accoglie attività e progettualità di questo tipo è un territorio vivo, controllato e creativo». 

Secondo l’analisi del consorzio, per invertire la rotta è necessario che i privati imparino «a parlare la lingua della pubblica amministrazione», traducendo i concetti di intrattenimento in piani di risk management, investimenti tecnologici, posti di lavoro e progetti di riqualificazione del territorio. Alcuni tentativi di integrazione sociale sono già visibili in progetti pilota come Aut Dance all’Hollywood Rhythmoteque, volto a rendere i club accessibili a persone con disturbi dello spettro autistico, o nei piani di rigenerazione urbana legati all’intrattenimento nelle aree dell’Ex Macello e di Certosa a Milano.

Affinché casi come quelli di Milano e Genova non rimangano isolati, vengono individuati tre prerequisiti amministrativi fondamentali: l’introduzione di bandi o concessioni pluriennali per permettere ai privati di ammortizzare gli investimenti sulla sicurezza; la creazione di una cabina di regia unica comunale per la Night Economy che superi la divisione in silos degli assessorati; e un piano di integrazione con i quartieri, che preveda il reinvestimento di parte dell’indotto in servizi di pulizia potenziata, illuminazione e sicurezza reale per la cittadinanza. Uno dei requisiti fondamentali è inoltre l’integrazione valoriale dell’evento sul territorio. «La continuità si ottiene solo se progetti di entertainment dimostrano di saper coesistere con la vita diurna del quartiere e di generare valore per tutti. Questo significa reinvestire parte dell’indotto in sicurezza reale per le strade, illuminazione, pulizia potenziata e progetti sociali o culturali gratuiti per la cittadinanza. Quando i cittadini capiscono che il grande evento non toglie decoro, ma porta risorse per migliorare il quartiere e crea indotto decade l’opposizione sociale e il modello diventa politicamente sostenibile per l’amministrazione», chiude il Presidente. 

La sfida al 2030 per l’intera industria dell’intrattenimento italiana sarà quella di intercettare i trend globali, dall’ibridazione dei format alla digitalizzazione dell’esperienza del pubblico, fino a standard stringenti su sostenibilità e inclusione.

L'articolo La scommessa dei grandi eventi, e il rapporto con i territori proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User